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Dal mondo

Usa, dalla corporate tax al declino del corporate welfare

La corporate America vista dalla Casa Bianca, ovvero, giù le tasse sui profitti e stop al business welfare

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Nelle riunioni, persino lungo i corridoi, e nei documenti di lavoro prodotti, a oggi, dalla Casa Bianca dove sono ben alloggiate le proposte e le linee guida su come cambiare l'attuale sistema fiscale, la parola che sembra sempre motivare, come un rituale, la riscrittura delle norme, vero dominus dell'azione intrapresa dai consiglieri economici di Obama, è incongruità. E la scena prediletta dall'incongruità fiscale, dove più spiccata è la tendenza a manifestarsi, è il territorio occupato dalla tassazione dei profitti raccolti ogni anno e ricondotti in dichiarazione da milioni di aziende di medie e grandi dimensioni.

Fisco e imprese, ovvero, più ti tiro su, più ti butto giù
In pratica, mentre la contabilità ufficiale denuncia un'aliquota federale la cui taglia, pari al 35%, e con l'aggiunta delle imposte incassate dai singoli Stati destinata a salire sin sulla vetta del 39%, è tra le più alte al mondo, anzi, sul tetto mondiale, in realtà a conti fatti il tasso effettivo sotto la cui mannaia i profitti si riducono e l'imposta si applica per produrre gettito, oltrepassa a stento la soglia del 29%. Perché? Semplice, grazie a una lunga serie, quasi senza fine, d'incentivi, di deduzioni speciali, di agevolazioni più o meno su misura, di detrazioni e di crediti d'imposta perennemente transitori e che, una volta trovato posto tra le norme del codice tributario, è davvero arduo sfrattare, cioè cancellare. Insomma, si tratta, secondo gli esperti e i consiglieri economici di Obama, d'un vero e proprio sistema di Welfare non ufficializzato che, puntualmente, aiuta le società a ridurre in valore significativo la base imponibile. Ciò significa che, pur applicando un'aliquota complessivamente vicina al 39%, al termine della giostra contabile è come se, magicamente, dal grattacielo del 39° piano si scenda al 29°. Restando perfettamente nella norma naturalmente.

TABELLA*




*Nella tabella è riportata la dimensione dell'attuale Corporate Business Welfare, proiettata su un periodo di dieci anni, di cui beneficiano milioni di società statunitensi, soprattutto di media o grande dimensione.
Fonte: piano di Riforma del sistema fiscale elaborato dalla Casa Bianca.

1400 miliardi di dollari, la taglia del Corporate Welfare
È davvero singolare, oltre che incongruente. Un Paese privo del welfare tradizionale modello europeo che però, sul versante del business esibisce milioni di società comodamente attive sotto l'ombrello d'un welfare modello impresa, e per di più decisamente generoso. Talmente prodigo che, sempre secondo le stime raccolte dalla Casa Bianca, nel prossimo decennio trasferirà sui bilanci delle aziende un risparmio pari a circa 1.400 miliardi di dollari, 1.326 per l'esattezza. Un vero e proprio tesoro, all'incirca 1/3 del gettito dell'imposta sui profitti, anch'esso misurato lungo il periodo di dieci anni, cioè dal 2008 al 2017. E i lavoratori, e la classe media, e i disoccupati in cerca di servizi e di assistenza? Protestano e, con attenzione, guardano alla Casa Bianca e alle proposte che, oramai con cadenza settimanale, giungono in Congresso.

La soluzione della Casa Bianca: giù l'aliquota ma base imponibile allargata
Al momento, la soluzione allo studio per frenare la corsa dell'incongruità che guida l'escalation del Corporate welfare, si fonda su due misure parallele. Innanzitutto un taglio secco all'aliquota federale dell'imposta sui profitti e, nel contempo, la cancellazione dal codice tributario d'una serie d'incentivi ritenuti insensati e incompatibili con il regime economico e finanziario attuale. In particolare, sulla banco degli imputati sembrano destinati a far la loro comparsa tutti gli sconti di cui beneficiano le spese per interessi e i crediti d'imposta che orientano gli investimenti in settori oramai superati. Dunque, nel primo caso invece che favorire flussi di capitali delle società verso i prestiti e i relativi debiti, si dovrebbe ricondurre il bilancio delle aziende entro il recinto del rischio accettabile. Con la seconda misura, invece, si tornerebbe a premiare l'impegno, e l'investimento, delle imprese sui mercati che offrono maggiori indici di crescita. In parallelo il fisco farà un passo indietro. In questo caso, è da tener presente che, su base decennale, ogni punto percentuale in meno dell'imposta sui profitti implicherebbe uno scivolone di circa 120 miliardi di dollari del relativo gettito. Ovvero, su base annuale, intorno ai 12, 13 miliardi di dollari. A conti fatti, l'economia, e la società nella sua interezza, sembrerebbero destinate entrambe a beneficiare d'un simile cambiamento. Alla Casa Bianca, e al Congresso, l'ultima parola.

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