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Usa, grazie al Fisco i contribuentiriscoprono l'arte del risparmio

Le misure contenute nello "stimulus" spingono la crescita che, dopo un bimestre di gelo, registra un aumento dello 0,3%

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I consumatori statunitensi, dopo aver speso per anni, soprattutto dal 2005 al 2007, ben al di sopra delle loro effettive disponibilità contabili, allargando a dismisura il rosso dei conti sui bilanci delle famiglie, nel mese di maggio sembrano aver deciso d'invertire la rotta. Il tasso di risparmio, infatti, indistinto rispetto allo zero nel corso del 2008, è balzato nel mese di maggio in avanti arrestandosi sulla soglia del 7per cento, 6,9 per l'esattezza, facendo segnare il punto più alto mai raggiunto nel quindicennio passato e riportando indietro i volumi di spesa del lavoratore medio statunitense al menù degli acquisti e ai parametri di risparmio del dicembre 1993.

L'arte del contenimento fiscale
Sull'origine dell'inatteso cambio di marcia, gli analisti sembrano piuttosto lontani dal dubbio. Un consenso generale, e piuttosto radicato tra gli esperti, indica infatti nella piena operatività dello stimolo fiscale siglato da Obama la causa principale del mutamento. A questo riguardo, i tecnici e gli analisti dell'ufficio economico del ministero del Commercio hanno tracciato, come non accedeva da tempo, una linea netta di demarcazione. In assenza, infatti, delle misure inserite nel piano di stimolo fiscale di Obama, la dote in reddito disponibile nelle tasche e sui bilanci delle famiglie americane a stento avrebbe raggiunto i 20miliardi di dollari. Non si tratta certamente d'una rivoluzione copernicana, si dovranno attendere i prossimi mesi per benedire il mutamento con delle conferme più solide. Comunque, i 787miliardi di dollari, in gran parte già nelle disponibilità di 150milioni di contribuenti statunitensi, l'effetto auspicato sembrano già averlo innescato. In realtà, a differenza della fitta messe di rimborsi fiscali con cui Bush usava a senso alterno affollare le tasche dei consumatori, e le relative buste della spesa, le misure fiscali varate da Obama hanno invece prodotto un effetto duplice, all'insegna del contenimento e, allo stesso tempo, di maggiore razionalizzazione della spesa. Il mix di sconti fiscali e di agevolazioni non è nient'affatto irrilevante, ma si tratta in maggioranza di ritorni di liquidità meno propensi ad incamminarsi istantaneamente sulla via del consumo. Tra le voci principali, infatti, s'incontrano i benefit derivanti dalla modifica, già in atto, del corpo strutturale della Social Security e degli schemi pensionistici a più largo uso. Misure queste alle quali, sempre sul versante più schiettamente fiscale, si deve aggiungere la riduzione della taglia della ritenuta effettuata sugli stipendi mensili.

Fiscalità neutra, più reddito e consumi a misura di bilancio
Il risultato dell'operazione offre un quadro d'osservazione piuttosto sorprendente. I numeri che si susseguono, infatti, in una sorta d'effetto econometrico consequenziale, indicano non soltanto la rincorsa gemella del reddito disponibile, +1,6%, e del tasso di risparmio, al contempo immortalano anche l'aumento complessivo del reddito lordo, +1,4per cento e, forse il dato più irrituale, il rianimarsi dei consumi, +0,3per cento. Nel dettaglio, i consumatori statunitensi hanno ricevuto in dote, nel mese di maggio, 178miliardi di dollari in più rispetto alle attese. Di questi, ben 25miliardi sono stati orientati sui capitoli di spesa, il resto invece è stato consacrato al risparmio, in vista degli eventi futuri. Una perfomance questa che ereditava un trend ben al di sotto dello zero nei mesi di marzo e aprile e che gli esperti proiettavano addirittura a -0,4per cento. Il rimbalzo inatteso dei consumi, quindi, il cui volume complessivo costituisce il 70per cento dell'infrastruttura economica statunitense, è stato subito colto dagli operatori come un segno estremamente positivo. Una sorta di sveglia che, già a partire dal prossimo bimestre, dovrebbe consolidarsi, in modo da garantire anche la ripresa del Pil, ai minimi storici da mezzo secolo, e determinare l'interruzione della dinamica innestata dai massicci licenziamenti, che spingono il livello della disoccupazione in prossimità del nodo gordiano del 10%, e che stanno condizionando non soltanto l'industria ma i settori del commercio più esposti ai venti della crisi.
 

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