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Dal mondo

Usa: per gli immigrati irregolari
11,7 mld di dollari di imposte

A tanto ammonta quanto viene versato a livello statale e locale secondo le cifre contenute in un recente Rapporto

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Ammontano a circa 11 miliardi di dollari le tasse che gli immigrati irregolari che vivono negli Stati Uniti verserebbero per imposte statali e locali, numero destinato a crescere se a questi contribuenti venisse garantita la cittadinanza statunitense. È il dato più significativo che emerge dal rapporto Undocumented Immigrants’ State & Local Tax Contributions dell’Institute on Taxation and Economic Policy di Washington, che contribuisce a fare chiarezza sull’effettivo apporto degli immigrati non regolari al pagamento delle tasse, in una fase di transizione della vita politica americana in cui si discute sulle politiche di immigrazione.
 
Anche gli immigrati pagano le tasse
È opinione comune pensare che gli immigrati irregolari non paghino le tasse. Questo succede a causa di informazioni non corrette o imprecise, che spesso e volentieri vengono veicolate da alcuni opinion leader che innescano un dibattito pubblico molto acceso, sia online (in primis grazie ai social network) che offline.
La realtà, però, è diversa da come appare e da come viene percepita. Gli immigrati irregolari pagano le tasse quando acquistano beni e servizi, come ad esempio nel caso delle accise sulla benzina o dell’imposta sulle vendite, ma anche nel caso delle tasse relative alla proprietà, direttamente sulle loro case o indirettamente in qualità di affittuari.
 
Secondo il rapporto Undocumented Immigrants’ State & Local Tax Contributions, almeno il 50% delle famiglie di immigrati privi di documenti attualmente presenta la dichiarazione dei redditi, utilizzando gli Individual Tax Identification Numbers (ITINs) e comunque, anche senza presentare la dichiarazione dei redditi, le tasse vengono trattenute dai loro stipendi.
Se scendiamo più in dettaglio, si stima che in un anno gli immigrati irregolari paghino circa 11,74 miliardi di dollari di tasse statali e locali, di cui 7 relativi ad accise e imposte sulle vendite, 3,6 come tasse sulla proprietà e 1,1 sul reddito personale.
 
I contributi vanno da poco più di 550mila dollari dello Stato del Montana, dove si stima una popolazione di immigrati irregolari pari a mille persone, fino ai 3,1 miliardi di dollari in California, la patria degli immigrati non regolari, che  dovrebbero essere più di 3 milioni.
 
Il dibattito negli Usa
Lo studio è stato pubblicato anche in risposta alle tesi secondo cui i clandestini drenano risorse all’economia del Paese e tolgono lavoro ai cittadini americani, perché utilizzano i servizi pubblici e le altre risorse senza contribuire al loro mantenimento. In realtà, se ai contribuenti irregolari venisse garantita la cittadinanza statunitense, il gettito delle tasse senza dubbio aumenterebbe in modo significativo. Se infatti lavorassero nella piena legalità, i contributi fiscali statali e locali aumenterebbero di circa 2,18 miliardi di dollari all’anno. Di contro, se gli immigrati venissero immediatamente espulsi, i contraccolpi per le casse dello Stato sarebbero pesanti.
 
Cos’è l’Institute on Taxation and Economic Policy di Washington
L’Institute on Taxation and Economic Policy di Washington è un’organizzazione non-profit e apolitica che produce analisi puntuali e accessibili sulle questioni fiscali a livello locale, statale e federale. Le ricerche dell’istituto sono destinate prevalentemente ai media, ai politici e all’opinione pubblica, e mettono a disposizione degli strumenti utili a valutare la correttezza, l’equità, la congruità e la sostenibilità delle strutture fiscali esistenti e delle possibili proposte di modifica.
Il rapporto pubblicato nei giorni scorsi riprende un’analisi dell’anno passato, che adesso si arricchisce di stime demografiche più recenti sugli immigrati.
“Ci siamo sentiti in  dovere di pubblicare una relazione aggiornata considerando che  il presidente sta spingendo per politiche di immigrazione che  si basano sul presupposto errato che gli immigrati siano un  salasso per l’economia e che non contribuiscano”, ha sottolineato e spiegato la direttrice dei programmi dell’Istituto, Meg Wiehe, coautrice dello studio. “Considerato l’attuale contesto politico, il  rovescio della medaglia è capire cosa c’è in gioco con le deportazioni di massa: come minimo, perdere miliardi di dollari in entrate statali e locali”, ha concluso.
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