Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Dal mondo

Usa, l’istantanea del Fisco
sulla Corporate America globale

Più di 90mila società estere controllate, con 20mila miliardi di patrimoni sparsi su tutto il Pianeta

Thumbnail

Non è sufficiente conoscere i semplici profili fiscal-finanziari domestici delle multinazionali statunitensi per tracciare un bilancio finale. Infatti, per monitorarne i flussi reali e le transazioni effettive è altrettanto necessario ricostruire l’intera rete globale di entità giuridica i cui bilanci iniziano, ad esempio, nel Nevada o in Missouri, ma terminano spesso in Irlanda, Olanda o Lussemburgo. E così, per ovviare a queste carenze sistemiche di report e di numeri, l’Internal Revenue Service, Irs, equivalente della nostra Agenzia delle Entrate, da anni studia e analizza periodicamente i profili esteri delle maggiori aziende Usa. Si tratta d’uno screening fiscale continuo, grazie alla raccolta e all’archiviazione ed elaborazione di miliardi di dati. Una volta giunti al termine, gli esperti dell’Irs pubblicano decine di tavole statistiche con cifre e dati che illustrano il potere effettivo dell’impresa Usa sui mercati internazionali.

Quasi 15mila gli identikit fiscali “globali” delle grandi società
In base ai dati pubblicati quest’anno dall’Irs, e relativi all’anno d’imposta 2014, sono poco meno di 15mila, 14.969 per l’esattezza, le multinazionali monitorate dall’Amministrazione finanziaria federale da Washington. Si tratta di grandi imprese con fatturati annuali superiori a decine di miliardi che, oltre ad avere una rete produttiva interna al Paese, si sono dotate d’una filiera transnazionale estremamente complessa che generalmente copre il globo nella sua interezza. Per intenderci, queste entità sono in grado di muovere più di 7mila miliardi di ricavi, non all’interno del mercato Usa, ma all’esterno.

Quasi 100mila controllate nella tela della big Corporate Usa
Nella gestione del loro business, questi 15mila grandi gruppi statunitensi ricorrono a vere e proprie reti di società estere controllate, ciascuna con una quota superiore al 50%. Si tratta di più di 90mila entità, di cui la quota maggiore, 33mila, sono attive nel settore dei servizi, 20mila nel manifatturiero e 18mila nella distribuzione e nei trasporti. Attraverso questa rete interconnessa le multinazionali Usa gestiscono patrimoni in tutto il mondo di valore pari a più di 20mila miliardi di dollari.
 
Profitti, dividendi e tasse
Nel corso dell’anno d’imposta 2014, le aziende Usa hanno ricevuto dalle 90mila società controllate 7mila miliardi di dollari. Inoltre, complessivamente, i profitti netti delle controllate ammontano  a 824 miliardi di dollari, 121 miliardi sono le imposte sui profitti versate nelle casse dei singoli Paesi ospitanti, una quota pari a circa il 13% dei profitti lordi (946 miliardi) Probabilmente al di sotto di quanto le stesse aziende pagherebbero se operassero all’interno del mercato Usa, non all’esterno o dall’esterno. Comunque, per comprendere a pieno l’iniezione di capitali freschi garantiti da una simile filiera, le stesse controllate provvedono annualmente a distribuire 361 miliardi di dividendi, di cui 96 miliardi ritornano direttamente alle corporation americane controllanti. Un indicatore questo che rivela lo stato di salute del sistema Usa in relazione alle sue controllate estere.

La mappa delle controllate
Sono 1.782 le controllate estere delle più grandi multinazionali Usa che risultano registrate sulle Isole Cayman, mentre 838 sono alloggiate alle Bermuda. E’ un’evidente anomalia, ma non è una sorpresa. Piuttosto fuori dagli schemi è invece il dato sui ricavi contabilizzati in queste due giurisdizioni. Nella prima, infatti, le controllate risultano gestire 266 miliardi di dollari di guadagni lordi, mentre nella seconda si sale a 285 miliardi di dollari. In gran parte si tratta di ricavi originati fuori da questi due micro-mercati. Nel Lussemburgo, invece, sono 1400 controllate Usa che gestiscono quasi 2.400 miliardi di dollari di soli patrimoni, a cui si devono aggiungere ricavi pari a più di 500 miliardi. Stesso discorso per i Paesi Bassi, che ospitano 3.732 controllate dei grandi gruppi Usa, a cui risultano collegati più di 3mila miliardi di patrimoni e oltre 600 miliardi di ricavi annuali. Ma la cifra da primato spetta al Regno Unito, dove dimorano più di 9mila controllate, con volume d’affari di 592 miliardi di dollari e, soprattutto, 4.650 miliardi di patrimoni. Questo dato potrebbe essere già sufficiente per spiegare l’origine della “speciale relazione”.

URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/dal-mondo/articolo/usa-listantanea-del-fisco-sulla-corporate-america-globale