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Dal mondo

Usa, meno fondi all’Irs
e personale ai minimi

L’effetto più evidente, il calo drastico dell’attività di controllo sulle dichiarazioni, più che dimezzata rispetto al 2010

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Una diminuzione dei fondi e del personale. Minori controlli, anche se le entrate recuperate complessivamente dal Fisco americano tra versamenti diretti, compliance e accertamenti, continuano comunque a crescere. È questo il quadro che emerge dall’ultimo rapporto sullo stato di salute dell’Irs (Internal revenue service, l’Agenzia delle Entrate Usa), redatto annualmente dall’Irs Advisory Council. Nel 2019 i fondi stanziati per le attività dell’amministrazione fiscale federale sono stati 11,3 miliardi di dollari. Pochi o tanti? Guardando agli anni passati e fermandoci al 2010 si ottiene già una risposta. In quell’anno, infatti, i fondi erano stati pari a 12,1 miliardi di dollari. In pratica, nel corso del decennio passato l’Amministrazione finanziaria Usa ha visto progressivamente e inarrestabilmente assottigliarsi i fondi disponibili, il 20% in meno rispetto al budget del 2010 riponderato sulla base dell’inflazione (14,1 miliardi), da destinare al finanziamento dei servizi, delle attività di accertamento, delle iniziative internazionali e della riscossione. E questo nonostante durante il periodo considerato, 2010-2019, il numero dei contribuenti complessivo sia aumentato del 9%, determinando quindi una crescita naturale dei carichi di lavoro.

Controlli sulle dichiarazioni, -50% in un decennio
Nel 2010 i dipendenti dell’IRS erano più di 107mila, mentre nel 2019 la cifra è di 75mila, considerando anche i lavoratori a tempo indeterminato. Una contrazione piuttosto evidente, giustificata solo in parte con l’introduzione di nuove tecnologie che di fatto suppliscono alla riduzione di personale operativo. In realtà, l’effetto più negativo ha interessato l’area controllo dove gli addetti sono scesi da 13mila, nel 2010, agli attuali 8mila. Non sorprende quindi se i dati relativi ai controlli abbiano subito una eguale diminuzione. In particolare, quelli diretti alle dichiarazioni dei redditi individuali sono passati dall’1,1%del totale, nel 2010, all’attuale 0,6%. In pratica, quasi dimezzati. Il medesimo trend è rinvenibile osservando gli accertamenti sulle aziende con patrimoni superiori a 10 milioni di dollari l’anno. In questo caso, infatti, mentre nel 2010 il 5,7% di tali entità erano annualmente controllate, oggi non si supera il campione del 2,5% del totale. Un calo drastico anche per questa attività.

L’attività del Fisco? Questione di compliance
Il tax gap Usa nel settembre del 2019 è stato stimato nell’ordine di 441 miliardi di dollari l’anno, mentre l’83,6% delle imposte sono state pagate autonomamente dai contribuenti. Includendo le entrate derivanti dalle attività di stimolo alla compliance, come le comunicazioni preventive e gli avvisi, si arriva all’85,8%. Fuori dal confine della compliance fiscale resta il 14% dei contribuenti. In sostanza, conclude il report, è come se 6 americani su 7 pagassero e finanziassero servizi e garanzie anche a beneficio di quei cittadini, 1 su 7, che non versano affatto il dovuto.

Il dato delle entrate tributarie è l’unico che aumenta, a dispetto dei tagli
Osservando l’andamento dei dati, la sorpresa è rappresentata dalla crescita del gettito delle entrate federali. Nel 2018, infatti, è arrivato a toccare i 3.500 miliardi di dollari. Se si considerano più di 464 miliardi di rimborsi fiscali destinati a far ritorno sui conti correnti dei contribuenti, il netto delle entrate tributarie si ferma a 3.036 miliardi di dollari. In pratica, l’asticella tende a salire, di anno in anno senza sosta da almeno vent’anni. E questo, a dispetto della riduzione dei fondi destinati all’IRS e del personale effettivamente operativo nei singoli dipartimenti e divisioni.

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