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Dal mondo

Usa: una mimosa dal profumo
di 5mila miliardi di dollari

Il Fisco ridisegna la mappa del contribuente e, a sorpresa, scopre che la corsa delle donne offusca i Paperoni

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La foto scattata dal Fisco statunitense, proprio in occasione dell'8 marzo, alle donne al vertice della classifica dei contribuenti, segna, quasi involontariamente, un passaggio epocale tra il "c'era una volta" e l'oggi. I dati e le tabelle riportate dall'Amministrazione finanziaria sulla ricchezza al femminile sono già state trasmesse ai dipartimenti di Humanities che si occupano di studi sociologici e, più generalmente, sociali. Mentre i feudi dell'economia e della finanza delle università americane restano ancora chiusi, rivelando una certa timidezza nel leggere, e soprattutto, nello spiegare i numeri di questa che, in molti, già definiscono una "rivoluzione". Senza aggettivazione, per questa, infatti, si dovrà ancora attendere.   5mila miliardi in rosa, come una superpotenza del capitale, più della Germania, ma… -  Per comprendere lo smarrimento degli studiosi e degli analisti statunitensi è necessario scorrere i dati raccolti dall'Agenzia delle Entrate Usa, l'Irs. Innanzitutto, il patrimonio complessivo gestito da circa 7.500 miliardarie è pari, oggi, a più di 5mila miliardi di dollari, 5.158.822.000.000 per l'esattezza. Un tesoro la cui dimensione risulta difficile da raffrontare come da misurare, ma che i tecnici e gli economisti, dell'Irs, hanno provveduto nel corso dell'anno passato a raccogliere, scomporre e, al termine dello studio, a riaggregare fino a parcellizzarla per ambiti e per settori. Insomma, oggi 7.500 miliardarie statunitensi gestiscono e muovono un volume di capitali e ricchezza che supera, in ordine, il pil della super-potenza europea, la Germania, la ricchezza prodotta annualmente dal Regno Unito e quella del Dragone cinese che, di fatto, a confronto si riduce ad uno scoiattolino asiatico. Ma la novità, forse l'unica capace di spiegare questa concentrazione, inattesa, di ricchezza sul versante al femminile della società statunitense, riguarda le attività svolte dalle miliardarie americane.   Stop alle ereditiere e spazio alle donne manager - Per intenderci, il numero delle miliardarie che ereditano le loro fortune è oramai ridotto al lumicino, anzi, prossimo all'estinzione. Prevale, invece, l'appartenenza delle miliardarie Usa a un club ben definito di super-manager, di imprenditrici che guardano al futuro e di innovatrici ben distribuite in ogni campo, a partire da quello tecnologico fino a risalire al settore scientifico e medico. In altre parole, si tratta d'un vero e proprio motore della crescita che consegna alla storia l'immagine d'una donna "ricevente". In questo caso, è l'esatto contrario. L'immagine ridisegnata dal Fisco Usa non lascia dubbi.
Come investono le miliardarie Usa, non soltanto finanza, spazio all'arte - Scomponendo le attività e gli investimenti gestiti dal capitale rosa questo è il quadro che si rivela. Ben 103miliardi di dollari sono immobilizzati in titoli di Stato Usa, quasi 400miliardi in titoli emessi dai singoli Stati, ben più remunerativi, mentre oltre 1.000 miliardi di dollari sono investiti in azioni, acquistate e rivendute a ritmi piuttosto elevati sul mercato. Soltanto 56miliardi di dollari in titoli azionari di aziende quotate, mentre il rischio, che non sembra affatto scuotere le miliardarie Usa, è centrato sui fondi, che immobilizzano almeno 140miliardi di dollari del loro capitale liquido. Tra questi ci sono gli hedge fund i più attraenti. Insomma, spazio al rischio. Naturalmente, anche il mattone piace e quindi non ci si deve stupire se il numero delle residenze e delle proprietà oltrepassi il 1.200.000 unità abitative. Tra queste, ben 86mila sono fattorie con relativo fondo agricolo. Sono invece 150mila le società che fanno perno, a vario titolo, su questa massa di ricchezza. Delle quali soltanto una minima quota direttamente controllata, mentre la stragrande maggioranza forniscono soltanto ulteriori piani d'investimento derivanti da semplici partecipazioni. E per concludere, all'incirca 400miliardi sono già pronti per offrire la pensione alle 7500 miliardarie statunitensi, in pratica 53milioni di dollari pro-capite per assicurarsi un addio non scomposto dalle linee di comando, forse, perché generalmente, e invariabilmente, uomini e donne che gestiscono fortune di queste dimensioni la pensione raramente la utilizzano o vi fanno ricorso. Comunque, sbirciando tra le diverse tipologie d'investimento ecco spuntare l'Arte. Si tratta di quasi 100mila tra dipinti, sculture e opere post e neo-strutturaliste. Insomma, l'Arte nella sua completezza, senza remore o stanchi preludi, l'Arte. Il valore complessivo è di circa 24 miliardi di dollari. Si tratta d'una collezione che supera, nel suo complesso, quella esposta in qualunque altro museo del Pianeta, tranne il Pianeta stesso.   Quanto costa questa massa di capitali? E il Fisco sorride - Finalmente un sorriso dell'Irs. Infatti, le miliardarie Usa lasciano ogni anno nelle casse del fisco statunitense una somma che, nel complesso, eccede i 10miliardi di dollari. In realtà, non sono molti. Comunque, costituiscono un bottino di entrate fiscali oramai in crescita, nonostante la crisi, da almeno un decennio, anzi, se raffrontata con le entrate derivanti da altri settori sociali è quella che mostra un flusso con un tasso più elevato. Comunque, si potrebbe fare di più, tanto che per l'anno in corso una quota rilevante delle miliardarie Usa riceverà particolare attenzione da parte dell'ufficio grandi contribuenti dell'Irs, il cui obiettivo sarà di verificare e tracciare ogni singola dinamica alla base dei movimenti e dei transiti relativi a tesori di questa ampiezza, per frenare eventuali fenomeni di elusione fiscale.    L'età delle miliardarie, non si rivela però… - Sull'età il fisco Usa non mostra cautela nel rivelarla. E così s'apprende che sono 30 le super-miliardarie che navigano oltre quota 90, anni. Il loro patrimonio pari a 180miliardi di dollari. Mentre è tra le quarantenni, cinquantenni e sessantenni che la ricchezza tende a concentrarsi. E questa sarà una nuova materia di studio, forse anche di economia applicata non soltanto sociologia.  
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