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Dal mondo

Usa: ok dei giovani alla prima
legge di bilancio alla Einstein

Il Presidente Obama incassa l'appoggio del pianeta giovanile su una proposta che coniuga cultura e sviluppo

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Prima spazio ai grigi numeri destinati a ridisegnare la contabilità della locomotiva economica statunitense, resa inquieta dalla corsa sfrenata d’un deficit che, fino a 3 anni or sono sembrava inarrestabile, e soprattutto, fuori controllo. Iniziamo dalle spese messe in conto per il 2013 pari a 3.800 miliardi di dollari, in parte, ma soltanto in parte, arginate e contenute grazie a 2.500 miliardi di entrate. In pratica, un rapporto deficit/pil pari all’8,5%, ancora piuttosto alto e distante dal 3% che l’attuale Amministrazione ha fissato per il 2017, comunque decisamente più contenuto rispetto al 9,2 per cento con cui Bush consegnò i conti del Paese nel 2008. Insomma, sui numeri aggregati “l’eppur si muove…” che si ripetono esperti, analisti e manager di Wall Street, notoriamente cauti, segnala un discreto grado di accoglienza. Il consenso aperto, e più visibile, sulla nuova proposta di Bilancio il presidente Obama la incassa però dal pianeta giovanile, non da quello dell’expertise, cioè dalle generazioni che non superano il limes dei trentenni.    Modernità, Innovazione e Einstein guadagnano i giovani al fisco di Obama – All’interno della proposta di Bilancio 2013 siglata da Obama c’è una frase che, tra decine di tecnicismi fiscal-finanziari e moltitudini di tavole statistiche, è transitata direttamente dal documento ai giovani. Caso piuttosto raro. Questa la frase cui tutti guardano, e ripetono, che non leggono “Non abbiamo bisogno d’una economia costruita su bolle speculative e finanziarie, ma d’un sistema economico saldamente eretto sulla capacità di creare e di rivendere in tutto il Mondo prodotti con ben stampato e visibile made in America…..”. Una frase che, di fatto, liquida una lunga stagione di dogmi liberisti e antistatalisti che da metà anni ’90 hanno inciso profondamente non soltanto sulle infrastrutture economiche del Paese quanto piuttosto sul suo vissuto sociale.   La prima vittima del modello Einstein: stop al fisco facile sui ricchi dividendi - E che non si tratti semplicemente di parole s’è subito inteso. La prima misura già vista come diretta a depotenziare l’apparato della bubbles-economy riguarda la tassazione dei dividendi. Drasticamente favorita da Bush, nel piano di Obama sarebbe automaticamente ricondotta a una fiscalità ordinaria, quindi zero sconti. A condizione che i dividendi superino i 250mila dollari l’anno, mentre le basse aliquote sarebbero mantenute soltanto in relazione a investimenti realizzati dalle piccole e medie imprese per autofinanziarsi. Insomma. Il messaggio è chiaro dato che il risparmio atteso dovrebbe ricondurre più di 200miliardi di entrate extra nel corso del prossimo decennio. Miliardi in ingresso per gli smagriti conti pubblici e, naturalmente, in uscita dai ricchi conti dei contribuenti facoltosi.   E Einstein cancella le deduzioni per le aziende che corrono offshore – Per difendere il made in America, citato, sarà introdotto un credito d’imposta dl 20% sulle maggiori spese sostenute dalle imprese che decidono di assumere e di investire in nuove produzioni onshore, cioè domestiche, piuttosto che lasciarsi sedurre dal richiamo del trasferimento offshore. In parallelo, le deduzioni fiscali generalmente previste non scatteranno nel caso di operazioni similari volte ad esportare piante produttive in altri Paesi, generalmente competitivi in termini di spese per gli occupati, o peggio, a bassa tassazione. Anche in questo caso i risparmi saranno notevoli sul versante dell’erosione fiscale, ovvero, di quanto agevolazioni, deduzioni, detrazioni, sconti ecc….sottraggono di fatto alle entrate fiscali nel loro complesso.   Sotto la bandiera di Einstein, ricerca, sviluppo, studio e innovazione – Premiato, innanzitutto, il modello delle start-up, motore reale di creatività e di crescita. Le nuove misure disegnate nel progetto di bilancio allo studio del Congresso contemplano il raddoppio delle deduzioni legate alle spese sostenute per lanciare e realizzare queste nuove aziende. Un beneficio di gioveranno soprattutto decine di migliaia di giovani statunitensi. In aggiunta, il credito d’imposta in ricerca e sviluppo oltre a salire dal 14 al 17% si tradurrà in una norma stabile, non più soggetta a conferme. Parte della maggiore spesa sarà coperto con i tagli imposti sul versante delle agenzia e degli uffici inutili. Ne sono stati individuati centinaia all’interno della struttura federale statunitense, un Moloch che assorbe quasi 20milioni di dipendenti pubblici di fatto. Un vero e proprio esercito. Sullo studio le modifiche sono radicali.   200mila nuovi professori per la scuola alla Einstein, meno soldati – Per il sistema scolastico le novità sono ancora più dirompenti. In pratica, il piano di Obama prevede la formazione e l’immissione a ruolo di 200mila nuovi professori, nel corso del prossimo decennio, 10mila da subito, con competenze specifiche in un ventaglio di materie ben definite: scienze, tecnologia, ingegneria e matematica. In pratica, l'acronimo STEM diventerà il nuovo DNA dell’insegnamento statunitense, con l’obiettivo di formare esperti e scienziati capaci di lanciare il Paese nella sfida dell’innovazione futura e delle emergenze e possibilità che questo comporterà nei prossimi anni. E per aprire lo studio anche alle classi medio basse, non soltanto ai facoltosi, decine di miliardi di crediti d’imposta e di agevolazioni per lo studio saranno riversate sui college e sulle Università Usa. Obiettivo, nessuno resterà fuori. Lo studio significa crescere, migliorare la propria posizione, non può essere precluso per questioni reddituali. In sintesi, l’innovazione e la modernizzazione d’un Paese come gli Usa non possono essere delegati soltanto alle classi affluenti al vertice della piramide. In questo caso, l’investimento, davvero significativo, sarà coperto ai danni della Difesa, destinata a rivedere al ribasso le sue capacità di spesa. Insomma, più professori e più studenti, meno soldati.   A battesimo la National Cyber Security – Quasi 800milioni di dollari saranno indirizzati sul bilancio della nascente National Cyber Security, il cui programma, Einstein, è diretto a mettere in sicurezza da eventuali aggressioni esterne l’intero sistema delle connessioni di rete federali. Obiettivo, quindi, è salvaguardare l’infrastruttura strategica a misura di byte che, di fatto, costituisce una delle chiavi centrali del sistema Paese statunitense.   
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