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Dal mondo

Usa: recuperati 3,6 mld di dollari
grazie ai confidenti del Fisco

Il dato si riferisce al periodo 2007-2017 che ha visto il Whistleblower-Program evolversi in una procedura stabile

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Ad applicarlo, senza più sospensioni transitorie ma in via stabile e definitiva, è l’Irs, Internal Revenue Service, l’equivalente statunitense della nostra Agenzia delle Entrate. Per comprendere il perché di questo passaggio quasi epocale compiuto dal Whistleblowing, dalla sfera teorica e transitoria alla prassi reale e normata, è sufficiente evocare i numeri pubblicati di recente dal Fisco Usa: all’incirca 3,6 i miliardi di dollari recuperati grazie alle soffiate, o ai cinguettii, o ancora, per merito dei “fischi”, di centinaia di singoli individui, quasi 2mila, che nel corso del decennio passato hanno provveduto a mettere al corrente l’Amministrazione finanziaria Usa di ingegnose operazioni di elusione delle imposte, di mancati pagamenti delle tasse o dei tributi dovuti, di vere e proprie frodi finanziarie e così via, messi in pratica dai rispettivi datori di lavoro o da loro conoscenti. In sostanza, negli anni passati, e lo sarà ancora per il futuro, è come se fosse andata in onda una sorta di movie a puntate dal contenuto e dai toni fiscal-finanziari tipo “Us Tax Confidential”.

Cos’è il Whistleblower-Program
Il termine tecnico per indicare questa particolare procedura, legata all’accertamento, è riportato nelle note ufficiali e nei documenti pubblicati di volta in volta dall’Amministrazione finanziaria statunitense, l’Irs, ed è quello di “whistleblower”, tradotto, in maniera codificata, più formale, come “confidenti”, in questo caso del fisco. Si tratta, per lo più, di personaggi spesso anche coraggiosi ed eretti a simbolo dalla stampa e dai media perché pronti a individuare all’interno delle società e delle imprese per cui lavorano procedure e pratiche illegali, o illecite, che conducono a frodi fiscali senza ritorno e ad attività di evasione ed elusione prive di giustificazione. Ed è qui, a questo punto, che il dipendente di una azienda, magari alle prese con le maglie strette della propria coscienza, o con i più diversi rimorsi etici, oppure, come affermano i critici, allettati dalla generosità degli eventuali benefici monetari in arrivo, decide di allertare il Fisco. Dal 2007 ad oggi, quasi 2000 sono stati i “confidenti” le cui soffiate o rivelazioni sono state accolte, studiate, esaminate e quindi messe in pratica, riportando in superficie altrettanti illeciti e, naturalmente, consentendo il recupero di 3,6 miliardi di dollari, in media 360 milioni di dollari l’anno. Come premio, questi individui hanno raccolto, nello stesso periodo, quasi 500 milioni di dollari, ovvero, sempre facendo riscontro con la somma in valore medio, 50 milioni di dollari l’anno. Dunque, i flussi legati al Whistleblower-Program risultano pari a più di 400 milioni di dollari di entrate e uscite l’anno, complessivamente intese. È comunque corretto precisare come a fronte di decine di migliaia di segnalazioni soltanto il 10% finisce per essere preso in considerazione, per i più svariati motivi.

Come funziona questo Programma messo in pratica dal Fisco Usa
Innanzitutto, spetta ad un ufficio ad hoc dell’Amministrazione ricevere messaggi registrati, o inviati via mail, dai potenziali informatori. Nel messaggio è segnalata, con ricchezza di particolari, e ben articolata, la pratica illecita messa in atto dall’azienda per cui si lavora. A questo punto, un team di specialisti del Fisco decide se condurre di fronte a un giudice determinate denunce o se scartarle perché irrilevanti, anzi, immotivate, cioè inconsistenti. Se in giudizio l’Irs ha successo, al confidente andrà pagata una somma che varia, a seconda dell’importanza della segnalazione trasmessa all’Irs, tra il 15 e il 30% di quanto il contribuente, in questo caso l’impresa, sarà chiamata a rifondere all’erario in termini di imposte evase, interessi e sanzioni. Comunque, all’informatore spetta una somma non inferiore a 200mila dollari. Tanto per fare un esempio, qualora il successo in giudizio dell’Irs conduca al recupero di 5milioni di dollari, ebbene in tal caso al confidente potrebbe andare una somma oscillante tra i 750mila dollari di dollari e il milione e mezzo di dollari. Comunque, la norma prevede anche che l’Agenzia delle Entrate proceda di fronte a una corte, a un giudice tributario, soltanto nei casi in cui le somme attese in ingresso, recuperate in caso sia l’Amministrazione a prevalere, risultino superiori ai 2 milioni di dollari. Sotto questa somma l’eventuale denuncia del confidente resta inevasa. Se poi si tratta non di una entità giuridica, ma di un singolo contribuente, allora la persona condotta in giudizio grazie alle soffiate ricevute dovrà esibire un reddito annuale imponibile superiore ai 200mila euro. Insomma, la soffiata è consentita ma soltanto ai danni dei contribuenti cosiddetti facoltosi e delle imprese se, in quest’ultimo caso, l’eventuale recupero supera l’asticella dei 2 milioni di dollari.

Quando si passa alla cassa?
I confidenti del fisco hanno una durata media di attesa prima di incassare il “premio” che oscilla tra i 7 e gli 8 anni. Infatti, prima di poter ricevere il quantum pattuito, i whistleblower sono tenuti, anzi, obbligati, ad attendere l’ultimo grado di giudizio. Una volta raggiunto il verdetto definitivo il pagamento è perfezionato.
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