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Dal mondo

Usa: San Francisco al voto
per dire sì o no alla "soda tax"

La proposta di introdurre una tassa sulle bevande zuccherate è stata approvata dal Consiglio comunale

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San Francisco potrebbe essere la prima città statunitense a tassare le bevande zuccherate. La proposta è stata approvata dal Consiglio delle autorità della città, con una maggioranza di 6 voti contro 4, e sarà sottoposta a referendum nel prossimo novembre.
La nuova tassa di due centesimi per oncia (30 ml) interesserà tutte le bibite zuccherate, sia alcoliche che analcoliche, contenenti più di 25 calorie per 12 once. Per fare un esempio, una bottiglia che normalmente costerebbe un dollaro e 60 centesimi, con l’introduzione della “soda tax” passerebbe a 2 dollari.
 

Chi è a favore della soda tax...
Secondo i legislatori, l’eccessivo consumo di bevande zuccherate è strettamente legato allo sviluppo di diverse patologie. "Stiamo vivendo un’epidemia di problemi di salute causati dalle bevande zuccherate, tra cui il diabete e l'obesità che affliggono gli adulti, gli adolescenti e anche i bambini” così ha dichiarato Scott Wiener, consigliere di San Francisco favorevole al provvedimento: “abbiamo il dovere di agire per affrontare questo crescente problema di salute pubblica".
Per i sostenitori della soda tax, infatti, l’educazione da sola non basta ad arginare il fenomeno ed è quindi necessario un serio intervento di politica fiscale per scoraggiare questi comportamenti dannosi di consumo. Il consigliere Eric Mar pensa che la tassa sarà un deterrente efficace per la vendita di bevande zuccherate: secondo gli ultimi studi, un terzo dei bambini americani potrebbe sviluppare il diabete di tipo 2, percentuale che sale fino al 50% per le minoranze, come ad esempio i bambini latinoamericani e quelli afroamericani. Anche il consigliere, Malia Cohen, parla di questione “vitale” per le minoranze statunitensi: “ad uccidere gli afroamericani non sono soltanto le pallotole”, ha spiegato, “ma anche le bevande zuccherate”.
 
...e chi è contrario
D’altra parte, i critici evidenziano soprattutto il fatto che a pagare saranno ancora una volta i consumatori, che acquistano in modo sproporzionato questo genere di bevande, senza tuttavia cambiare abitudini alimentari. Inoltre, essendo una tassa comunale, basterebbe spostarsi nelle città vicine per aggirare il problema.
Tra i principali oppositori ci sono soprattutto le associazioni dei produttori di bevande che, forti di campagne pubblicitarie milionarie, sono già riuscite a boicottare la soda tax in diversi Stati americani, adducendo tra le motivazioni la limitazione della libertà dei cittadini e la possibilità di adottare diverse soluzioni alternative al problema, come, ad esempio, una maggiore informazione, la promozione di uno stile di vita incentrato su una maggiore attività fisica e la diversificazione nella scelta delle bevande da consumare.  
 
I prossimi step del provvedimento
L'ufficio di analisi economica di San Francisco ha stimato una crescita del gettito da 35 a 54 milioni di dollari all'anno, con una potenziale riduzione del consumo del 31%. I proventi della tassa andrebbero a finanziare alcuni progetti nelle scuole, come programmi di educazione fisica e campagne di educazione alimentare, progetti per il miglioramento dell'accesso al cibo e per la prevenzione delle malattie, a tutela della salute pubblica.
Per essere approvata, la proposta deve ricevere il consenso dei due terzi degli elettori di San Francisco nella votazione prevista per il prossimo novembre. Attualmente circa il 67% degli elettori della California sarebbe favorevole, a patto che il ricavato venga reinvestito in iniziative salutari. Lo scorso anno gli elettori delle città di El Monte e Richmond hanno bocciato con una forte maggioranza le tasse proposte sulla vendita di bevande zuccherate, anche a causa di una multimilionaria campagna dell’American Beverage Association. Che finalmente questa sia la volta buona?
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