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Dal mondo

Usa: sui safe harbours, l’Irs
lancia una consultazione in rete

Il nuovo approccio è una inversione di tendenza rispetto alla posizione espressa nel Libro bianco del 1988

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L’obiettivo dell’Agenzia americana delle Entrate è stimolare una consultazione in merito ai cd. safe harbours bilaterali (letteralmente “porti sicuri”) relativi alla determinazione della remunerazione at arm’s length (ovvero in conformità con il principio di libera concorrenza) per le funzioni distributive routinarie. Per questo motivo il 15 marzo l’Amministrazione finanziaria statunitense (Irs) ha lanciato, mediante l’IR-2013-30 e consultabile sul proprio sito internet, una consultazione pubblica finalizzata a sviluppare un Memorandum of Understanding (MOU) per le autorità competenti con riferimento a particolari tematiche legate all’applicazione della disciplina sui prezzi di trasferimento.
 
L’Ocse e i safe harbours
L’Ocse affronta il tema dei safe harbours nel Capitolo IV delle Transfer Pricing Guidelines (capitolo non inciso dalla revisione del 2010).
Il capitolo definisce i safe harbours come disposizioni che consentono a una determinata categoria di contribuenti, che diviene conseguentemente assoggettata ad adempimenti semplificati, rispetto a quanto previsto dalle norme generali, di determinare i prezzi di trasferimento secondo modalità che sarebbero automaticamente accettate dall’Amministrazione finanziaria interessata (cfr. § 4.94 delle Transfer Pricing Guidelines).
 
Non tutti i porti sono…sicuri
Se l’Ocse considera tali strumenti nell’ambito delle procedure semplificate per la definizione dei prezzi di trasferimento è anche vero che le linee guida ne sconsigliano l’applicazione, in ragione dell’elevato grado di arbitrarietà che si verrebbe a determinare nell’applicazione della disciplina del transfer pricing, del pericolo connesso a strategie mirate di tax planning e di doppia imposizione e all’incompatibilità dei safe harbours con l’applicazione del principio di libera concorrenza.
Tali rischi (così come alcuni benefici per il contribuente) sono stati recentemente rimarcati nel discussion draft del Working Party No. 6 (WP6) dell’Ocse “Proposed Revision of the Section on Safe Harbours in Chapter IV of the OECD Transfer Pricing Guidelines and Draft Sample Memoranda of Understanding for Competent Authorities to establish Bilateral Safe Harbours” del 6 giugno 2012 (consultabile al sito dell’Ocse).
 
L’esperienza dell’Amministrazione finanziaria americana in tema di “porti sicuri
La nuova consultazione pubblica rappresenta una chiara inversione di tendenza rispetto alla posizione assunta nel noto “White Paper” del 1988 (A Study of Intercompany Pricing, Notice 88-123) ove chiaramente l’approccio ai safe harbors era ritenuto contrario all’arm’s length principle: se da un lato rappresentava un’opportunità per i contribuenti, dall’altro avrebbe creato non pochi problemi all’Amministrazione finanziaria, essendo un mezzo per gestire la soggettività tributaria e gli oneri da questa derivanti.
Sulla base di queste considerazioni, la normativa statunitense in tema di transfer pricing ha offerto e offre alcuni esempi di safe harbours. Nella versione delle Treasury Regulations del 1968 era prevista la possibilità di “ancorare” la determinazione del tasso di interesse dei finanziamenti infragruppo ad una Federal Rate (Afr), il cui “upper limit” era rappresentato da un tasso del 130%. Nel caso in cui nessun tasso di interesse fosse stato applicato o nel caso in cui tale tasso fosse stato inferiore all’upper limit, il tasso di interesse di libera concorrenza equivaleva al limite inferiore, calcolato su base semi annuale. Nel caso in cui il tasso di interesse fosse stato superiore all’upper limit, il tasso di libera concorrenza era ritenuto essere quello uguale a tale upper limit, calcolato su base semi annuale.
Più recentemente, con l’emanazione della nuova disciplina relativa ai servizi infragruppo dell’agosto 2009, l’applicazione del Service Cost Method (Scm) consente di valore il rispetto del principio di libera concorrenza della remunerazione dei servizi con riferimento ai costi complessivi dei servizi stessi. La condicio sine qua non è che si tratti dei servizi espressamente contemplati dalla Rev. Proc. 2007-13 (i.e., i cd. servizi a basso valore aggiunto).
 
Gli obiettivi della consultazione
Le finalità della consultazione sarebbero volte a definire degli intervalli di libera concorrenza per le seguenti attività:
  • contract manufacturing;
  • distribuzione;
  • contract research & development (R&D).
La definizione di tali intervalli è naturalmente collegata all’individuazione dei relativi indicatori di profitto (Profit Level Indicator – Pli). In particolare:
  • per l’attività di contract manufacturing il Pli più idoneo sarebbe rappresentato dal Roa (Return on Assets), considerando che i contribuenti che svolgono tali attività sostengono significativi investimenti in assets;
  • per l’attività di distribuzione il margine operativo consentirebbe di identificare i drivers della redditività dei distributori routinari, considerando che tali soggetti non detengono beni immateriali di valore e la struttura dei costi riflette tutte le attività connesse alla vendita;
  • per i distributori a rischio limitato, il PLI andrebbe identificato nel Berry Ratio, che rappresenta una misura del rapporto tra l'utile lordo della società e  le spese operative;
  • per l’attività di contract manufacturing il PLI dovrebbe essere il Net Cost Plus, che consentirebbe di apprezzare i costi operativi sostenuti dal prestatore nello svolgimento dei servizi di R&D.
Tutti i commenti devono essere presentati per posta elettronica, a eccezione di quelli con una lunghezza superiore alle sei pagine, per i quali è richiesto l’invio in sei copie tramite posta ordinaria. Il termine per la presentazione dei commenti è stato fissato al 1° maggio 2013.
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