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Dal mondo

Usa: sulle società straniere
record Delaware, oltre il milione

Le ragioni che hanno valso il primato nella concentrazione sono da ricercare in convenienze fiscali e amministrative

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Onshore o Offshore? Questo è il dilemma attuale che assilla il Fisco globale, cioè decine di Amministrazioni finanziarie che da decenni indirizzano ricerche, investigazioni e richieste sulle piazze finanziarie ritualmente incluse sotto le insegne delle giurisdizioni accomodanti sotto il profilo fiscal-finanziario e riservate sul versante amministrativo, talmente riservate da risultare spesso ossessionate dal distaccarsi e dal prendere congedo dal canone ferreo della privacy. Principio indiscutibile, l’unico vero muro soltanto sfiorato, ad oggi, persino all’indomani della consegna ai libri di storia del “Muro” di Berlino.
 
Il paradiso in casa – In pratica, l’analisi dei dati ha rivelato che le giurisdizioni offshore non costituiscono la meta unica di milioni di contribuenti, imprese e persone fisiche, in cerca di risparmi fiscali significativi. Al contrario, la rotta dei capitali in flagrante uscita dalle economie reali, alle prese con la crisi internazionale che non sembra arrestarsi, tende oramai a orientarsi in modo sempre più marcato, alle volte quasi grossolano, alla volta di Stati o mini-giurisdizioni localizzate all’interno, non all’esterno dei confini, degli States, dell’Unione europea e dei Paesi membri dell’Ocse, cioè i Paesi ricchi. Insomma, per cercare, tracciare e osservare un paradiso fiscale non è affatto necessario guardare oltre il giardino né tanto meno proiettare l’immagine di mari caldi allietati da palme e meravigliosi Hotel, modello cartolina. I paradisi fiscali sono in casa, spesso dietro l’angolo o, in alcuni casi estremi, fai-da te. Un caso in specie, divenuto simbolo di questo nuovo trend, è rappresentato negli Usa dal Delaware.
 
Fenomeno Delaware, 1milione di società, 1 ogni abitante – Il caso-Delaware è allarmante. Tanto che da aver spinto la stessa Casa Bianca a sponsorizzare e, successivamente, introdurre una norma ad hoc che richiamando a una maggiore trasparenza interna, non soltanto esterna, nella registrazione di aziende ed entità straniere sembrava fatta su misura pensando a questo Stato dall’apparenza insignificante. Naturalmente, la nuova normativa è stata progressivamente indebolita, resa flessibile fino all’estremo e di fatto frantumata. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: oggi, il numero delle società registrate sul territorio di questo Stato dell’Unione ha oltrepassato il muro, questo sì da primato, di 1 milione. In pratica, con una popolazione di più di 920mila abitanti, il Delaware può oggi vantare la presenza nei suoi registri di un’impresa, priva di legami col territorio, ogni abitante. Insomma, una popolazione, sulla carta, di imprenditori, di self-made man, cui però corrisponde un tasso di ricchezza piuttosto modesto, con un reddito medio pari 40mila dollari l’anno, sotto la media Usa. Comunque, questi numeri hanno valso al Delaware il primato mondiale nella concentrazione delle aziende, soprattutto, società a responsabilità limitata, partnership e trust.
 
Perché il Delaware e non il Minnesota? – Le ragioni all’origine del boom fiscal-finanziario targato Delaware sono tre. Innanzitutto, una entità che desideri avviare una procedura d’incorporazione o di costituzione d’una società scudo nel territorio dello Stato può farlo mantenendo un sostanziale livello di anonimato. In aggiunta, sul versante meramente fiscale le imposte che sarà chiamata a versare saranno prossime allo “zero”, mentre i pagamenti riguarderanno soltanto acquisizioni e rinnovi delle licenze necessarie. E non è infatti un segno del caso se nel Delaware proprio dalla voce “licenze” e dai pagamenti riservati alle procedure di registrazione derivi una parte decisiva delle entrate fiscali annuali, quasi il 25per cento, cioè 800milioni di dollari nel 2012 su di un gettito complessivo pari a circa 3,2miliardi di dollari. E per finire, considerato che i dati che si trasferiscono rapidamente a l’FBI, all’Intelligence e persino all’Interpol non riportano né i profili di provenienza né le origini di queste centinaia di migliaia di società scudo, è naturale che il Delaware risulti uno dei centri preferiti, per esempio, da debitori incalliti, da società in fuga, da gruppi criminali e da esperti di riciclaggio nonché dagli stessi gruppi terroristici. Come dire, il nemico ce l’hai in casa.
 
E il Fisco? – I numeri del fisco sono anch’essi stupefacenti. L’imposta base, una flat tax, che si applica sui profitti è pari all’8,7%, da far invidia all’Irlanda, mentre l’aliquota marginale più alta, 6,75%, applicata sui redditi dei contribuenti individuali interessa soltanto chi rientra nello scaglione con redditi annuali superiori a 1 milione di dollari. Sul versante delle imposte indirette c’è il silenzio in quanto non compare una reale tassazione tipo sale-tax o modello Iva europeo. Cambia invece la linea spostandoci sulla proprietà. Come da tradizione, infatti, negli Usa la titolarità di case, terreni, fondi ecc….costa. Il Delaware non fa eccezioni. Ogni residente paga, in media, 750 dollari l’anno. Se risulta proprietario di una unità abitativa o comunque d’un immobile.
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