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Dal mondo

Usa: tutti i volti dell’America
nelle dichiarazioni dei redditi

Negli Stati Uniti pubblicate le informazioni statistiche sulle dichiarazioni presentate dai contribuenti persone fisiche nel 2019

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Le ultime tavole statistiche pubblicate dall’Internal Revenue Service (IRS), l’equivalente statunitense delle Entrate italiane, fissano l’istantanea di un Paese a più livelli. Il primo dato è quello relativo al numero dei milionari, coloro che nel 2019 hanno dichiarato più di 1 milione di dollari l’anno, che ha superato abbondantemente la soglia dei 500mila per assestarsi a quota 514mila. Dato di segno opposto, invece, è quello dei contribuenti che percepiscono meno di 25mila dollari lordi l’anno, il ceto cosiddetto “basso”, quasi completamente privo di uno “scudo” sanitario e percettore di esenzioni e/o  sussidi ad hoc, che sfiorano i 50 milioni di individui.
In sostanza, nonostante il reddito lordo percepito nel complesso negli Usa continui anch’esso a crescere, superando gli 11.100 miliardi di dollari, l’effetto redistributivo sembra decisamente penalizzare i redditi più bassi. A fare le spese di questo ascensore sociale ad effetto inverso, o comunque anomalo, è la stessa classe media americana, ovvero, tutti coloro che rientrano tra i 100 e i 200mila dollari l’anno di reddito. Nell’ultima rilevazione, la classe  che un tempo era definita il motore dell’economia Usa, si assesta a un totale di 20 milioni di soggetti.

Per andare avanti nell’analisi, è utile considerare, oltre alla popolazione dei contribuenti interessati, l’ammontare effettivo dei redditi dichiarati. In totale, 514mila milionari hanno riportato in tutto guadagni lordi pari a 1.629 miliardi di dollari, in media, più di 3 milioni pro-capite, mentre quasi 50 milioni di contribuenti con reddito basso hanno dichiarato di percepire all’incirca 600 miliardi l’anno, in media 12mila dollari pro-capite. E’ utile ricordare che i contribuenti negli Usa compilano due dichiarazioni dei redditi annuali, quella federale, indirizzata a Washington, e quella trasmessa allo Stato di residenza, ed entrambe comportano pagamenti differenziati. L’imposta federale quindi non esaurisce il contributo individuale alle finanze pubbliche.

Il gettito e il tax mix
L’imposta sui redditi individuali continua ad occupare il posto principale delle entrate tributarie Usa, più dell’imposta sui profitti. Dall’ultima rilevazione, l’ammontare netto totale è stato pari a circa 1.552 miliardi di dollari. In realtà, la somma avrebbe potuto essere più corposa. Ad abbassarne il peso effettivo contribuisce, come detto, un sistema di erosione fiscale tra i più complessi al mondo. Basti pensare che l’incidenza di tax expenditures (deduzioni, detrazioni, crediti, assegni, altro) è stata pari a oltre 2.500 miliardi di dollari, riducendo di fatto l’entità del reddito imponibile da circa 11.100 miliardi a poco più di 8.550 miliardi. Una jungla di sconti, di benefit e incentivi sui cui da anni si pensa di mettere ordine senza però riuscire a trovare la chiave giusta per intervenire.

Un utile sguardo all’indietro
In questa occasione l’IRS ha diffuso anche ulteriori dati sulle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2018 per il periodo d’imposta 2017. Si tratta, in questo caso, di analisi non macro ma micro-descrittive, più approfondite. Un dato su tutti: il gender-gap non soltanto esiste ma si rafforza. Le donne che lavorano, e guadagnano, sono più di 72 milioni, mentre gli uomini superano i 73 milioni. Eppure, nonostante questo livellamento sul piano della popolazione occupata, mentre le donne dichiarano redditi complessivi pari 2.800 miliardi di dollari, gli uomini ne riportano all’incirca 4.500 miliardi, ovvero, 1.700 miliardi in eccesso. Scorrendo le dichiarazioni del 2018, inoltre, si scopre che sono quasi 25 milioni i contribuenti sotto i 26 anni, mentre i contribuenti con età superiore ai 60 anni sono meno di 20 milioni. Tradotto, un Paese a trazione giovanile, a differenza di molti altri Paesi sviluppati e/o europei, ad esempio. E per finire, le donne che dichiarano più di 10 milioni di dollari sono state 292 nel 2018, dieci anni prima erano meno di 100. Questo dato indica come l’ascensore sociale sì funziona verso l’alto ma non basta per garantire equilibrio, ricambio, benessere diffuso. Tant’è che la crescita in numero di donne al comando non è bastata per ridurre il gap di compensi ancora esistente tra donne e uomini.

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