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Dal mondo

Viaggio nella fiscalità africana.
Stime e dati dalle Nazioni Unite (2)

In un futuro possibile, il continente può concretamente raggiungere dal 12 al 20% di Pil in più in maggiori entrate pubbliche

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Lo scorso 23 marzo è stato presentato l’Economic Report on Africa 2019, uno studio elaborato dalla United Nations Economic Commission for Africa (Uneca), la commissione regionale dell’Onu relativa all’area africana, a cui partecipano 54 Paesi. Pressione fiscale e tax gap tracciano un disegno del fisco africano che lascia ampio spazio di manovra ai governi per un miglioramento della raccolta del gettito e la riduzione dell’evasione fiscale. La previsione positiva è che oggi i governi si trovano davanti alla concreta possibilità di accrescere le proprie entrate pubbliche da 12 fino a 20 punti percentuali in più rispetto alle risorse complessive che mediamente riescono ad affluire nei bilanci statali, agevolando la possibilità di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati quattro anni fa dalle Nazioni Unite e noti come Sustainable development goals. L’Uneca stima lo sforzo necessario tra 614 e 638 miliardi di dollari l’anno tra 2015 e 2030, da tradursi in maggiori infrastrutture, sicurezza alimentare, salute, istruzione per i cittadini dell’intero continente.

Migliorare la raccolta delle imposte
Considerando anche le entrate non fiscali, provenienti soprattutto dallo sfruttamento delle ricchissime risorse naturali del continente, nel 2018 le entrate pubbliche del continente si sono attestate al 21,4% dell’intero Pil africano. Proprio in Paesi in cui le entrate sono fortemente dipendenti dallo sfruttamento delle risorse naturali, una buona crescita di quelle di provenienza fiscale significa emancipare la capacità di spesa pubblica dello Stato dall’oscillazione dei prezzi di mercato di quelle stesse materie prime e una più stabile possibilità di programmare investimenti pubblici a favore dei cittadini. Una prospettiva che secondo le Nazioni Unite è alla portata del continente africano se si attuano azioni su più direzioni: un +6% di entrate su Pil si potrebbe raggiungere solo dall’implementazione della digitalizzazione all’interno delle procedure amministrative che riguardano la fiscalità, dalla presentazione delle dichiarazioni dei redditi alla fatturazione elettronica passando per i pagamenti delle imposte, mentre si può superare il +7% agendo sia sullo sviluppo del progetto beps (base erosion and profit shifting), per quanto riguarda la presenza di operatori multinazionali soprattutto nell’industria estrattiva delle materie prime e nel crescente campo dell’economia digitale, sia su una migliore capacità di aggredire il sommerso prima di tutto nel vastissimo settore dell’agricoltura. Si può arrivare a un complessivo +20% di entrate pubbliche affiancando a questi incrementi anche appropriate politiche fiscali e una migliore gestione delle risorse di natura non tributaria.

La lotta ai fenomeni elusivi e al sommerso
Particolarmente sfidante è il terreno della lotta all’economia sommersa. Come e ancor di più che nel resto del mondo, in molti Paesi del continente africano un’insufficiente capillarità delle strutture amministrative sul territorio fa sì che la rete dell’economia non registrata sia molto pervasiva e difficile da intercettare. Per quanto imprecisa, una possibile quantificazione del fenomeno potrebbe aggirarsi, stando al report, da un 20-25% del Pil in Paesi come Sudafrica e Mauritius a oltre il 50% e fino al 65% in Paesi come Benin, Tanzania e Nigeria. Il settore più colpito è quello dell’agricoltura, ma negli ultimi anni l’economia digitale si è affermata anche in molti Paesi africani, con le sue opportunità di ricchezza e sviluppo, ma anche con le sue problematiche legate a una difficile tassazione.  

La digitalizzazione del fisco
Alcune amministrazioni fiscali hanno messo in campo modi per aggredire questo sottobosco, per esempio richiedendo agli operatori specifiche autorizzazioni per operare sul territorio, ma anche procedendo a loro volta con una digitalizzazione del Fisco sia sul lato dei servizi che su quello dei controlli. Per esempio, il report rimarca che 17 Paesi hanno ormai introdotto la fatturazione elettronica e sistemi telematici di pagamento. Tre di questi, Kenya, Zimbabwe e Uganda, hanno reso i pagamenti per via digitale obbligatori per tutti i contribuenti. Il report registra anche i successi della digitalizzazione raggiunti in alcune realtà. In Ruanda, per esempio, il rapporto gettito su Pil è aumentato in pochi anni di 6 punti percentuali grazie allo sforzo compiuto nella digitalizzazione dei processi, mentre in Sudafrica l’applicazione della tecnologia digitale al settore delle imposte ha ridotto e tempi e costi della compliance di oltre 22%.

Un mercato di risorse naturali
Un capitolo a parte è dedicato allo sfruttamento delle risorse naturali, un settore economico che va dalla ricerca ed estrazione degli idrocarburi a quella di minerali e metalli, attività che smuovono miliardi di dollari. Gli Stati intervengono con la fiscalità a diversi livelli della filiera che dall’estrazione conduce alla commercializzazione ed esportazione delle materie prime, attraverso l’emissione di licenze, la previsione di royalties e l’appropriazione di quote pubbliche del prodotto estratto, oltre che con l’imposizione tributaria sui redditi derivanti dall’attività. Queste tipologie di attività economiche, che nel 2016 hanno costituito il 13,4% del prodotto interno lordo africano, sono particolarmente soggette a rischi elusivi, poiché sono dominate dalla presenza di grandi soggetti multinazionali, gli unici soggetti, oltre alle aziende di Stato, dotati delle risorse necessarie per investire gli ingenti capitali necessari e reggere gli alti rischi della ricerca ed estrazione. In questo contesto, conclude il report, l’introduzione di misure ad hoc contro la pianificazione fiscale aggressiva, le pratiche elusive e i finanziamenti illeciti tra 2017 e 2018 ha portato nei Paesi che le hanno adottate oltre 170 milioni di dollari in più e in prospettiva potrebbe portare a un incremento delle entrate pubbliche del continente fino al 2,7% in più del prodotto interno lordo.

2 - fine
La prima puntata è stata pubblicata il 18 aprile
 

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