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Ancora la Cina nel mirino dell’Olaf

Merci sdoganate in modo sbrigativo e senza pagare l'Iva

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Sgominato un vasto sistema di frodi all’importazione di prodotti tessili e di calzature in cuoio provenienti dalla Repubblica popolare cinese. Il sistema di contrabbando vedeva coinvolte piccole agenzie di sdoganamento che procedevano al "disbrigo" delle formalità doganali per conto dei cittadini asiatici. La merce veniva subito sdoganata all’interno dello Stato membro di arrivo senza pagare l’Iva.

Le frontiere comunitarie, preda appetibile
Il fatto che il mercato europeo faccia gola a parecchi operatori, purtroppo spesso e volentieri "illeciti", è cosa oramai nota considerato che i dati relativi alla pirateria commerciale all’interno dell’area Ue sono in costante aumento. È di oggi la notizia divulgata dall’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) concernente lo smascheramento di un vasto sistema di frodi all’importazione di prodotti tessili e di calzature in cuoio provenienti dalla Repubblica popolare cinese. Nonostante gli sforzi congiunti messi a punto dalle competenti autorità nazionali, unitamente alla indispensabile cooperazione e coordinamento delle istituzioni anti-frode istituite a livello comunitario, le frontiere comunitarie si rivelano tuttora una preda appetibile e agevolmente raggiungibile da quanti, aggirando i controlli in dogana, riescono a invadere il mercato interno.

Beni importati senza adempimenti fiscali
Oltre al preoccupante "mercato" dei beni contraffatti (generi alimentari e medicinali), che ingenera notevoli preoccupazioni per la salute dei consumatori, allarme e preoccupazione proviene dal protrarsi delle frodi consistenti nella importazione nella Ue di beni senza l’assolvimento degli adempimenti fiscali prescritti o con il pagamento dei dazi e delle imposte in misura anche 15 volte inferiore al dovuto. La stretta collaborazione tra il ministero delle Finanze e i servizi ispettivi doganali austriaci, da un lato, e l’Olaf, dall’altro, ha permesso di mettere le mani su una banda di trafficanti cinesi, ungheresi ed austriaci che avevano importato all’interno dell’Unione notevoli quantitativi di merce mediante fatture che denunziavano un valore della merce abbondantemente al di sotto del valore effettivo. I prodotti importati illegalmente sono beni di facile smistamento: jeans, maglieria, calzature e, in particolare, abbigliamento sportivo. L’inchiesta, tuttora in corso, non consente ancora di stimare il danno finora causato alle casse erariali dei paesi coinvolti ma stime prudenti ritengono che la frode sfiori il milione di euro.

Il meccanismo fraudolento
Il sistema di contrabbando vedeva coinvolte piccole agenzie di sdoganamento che procedevano al "disbrigo" delle formalità doganali per conto dei cittadini asiatici. La merce veniva subito sdoganata all’interno dello stato membro di arrivo, senza pagare l’Iva, e, successivamente, veniva spedita verso lo Stato membro di destinazione. Nella maggior parte dei casi i destinatari finali risultavano sconosciuti o sparivano dopo aver esercitato l’attività per un periodo brevissimo. A parere dell’Olaf tale tipo di frode (false dichiarazioni circa l’origine ed il valore dei beni), semplice e molto rapido nello svolgimento, è abbastanza diffuso nell’intera area dell’Unione visto che diverse inchieste si stanno parallelamente conducendo in altri Stati membri. Si stima che circa 600mila tonnellate di prodotti tessili e di calzature sono stati introdotti nell’Unione europea secondo questa tipologia di frode e che, facendo esclusivo riferimento ai diritti doganali, il gettito comunitario perso sia superiore a 200 milioni di euro.
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