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Cresce il Common reporting standard.
Sempre più scambi e trasparenza fiscale

L'Ocse ha pubblicato i numeri del 2019 relativi all’applicazione del Crs sulle informazioni finanziarie

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Oltre 10mila miliardi di euro depositati in 84 milioni di conti finanziari detenuti all’estero. Sono le informazioni che i 97 Paesi aderenti al Global forum Ocse sulla trasparenza e lo scambio di informazioni fiscali hanno condiviso vicendevolmente nel 2019, contribuendo a estendere ancora di più la rete della cooperazione internazionale in materia tributaria. L’esatto raddoppio del valore dei rapporti finanziari comunicati, e quindi potenzialmente verificabili dalle amministrazioni fiscali competenti, nel corso del 2018. A tracciare il nuovo perimetro della trasparenza in ambito fiscale è stato direttamente l’Ocse, che ha pubblicato qualche giorno fa i dati aggiornati relativi agli scambi automatici di informazioni finanziarie realizzati nel 2019 nell’ambito del Common reporting standard

Da un anno all'altro, cifre doppie 
Dei numeri dati, spicca il raddoppio dei volumi rispetto ad appena il 2018, il primo anno di pieno regime per la macchina degli scambi automatici dei dati finanziari. Nel 2019, infatti, le autorità fiscali hanno ricevuto le informazioni relative a 84 milioni di conti finanziari detenuti all’estero da propri cittadini, il 78% in più rispetto ai 47 milioni del 2018. Ma in termini di valore dei depositi e fondi comunicati siamo al raddoppio, in tutto 10mila miliardi di euro, oltre due volte i 4.900 miliardi del 2018. Una mole enorme di ricchezza detenuta all’estero per qualunque motivo, lecito o illecito, in modo dichiarato o occulto, che è stato possibile ricollegare ai titolari grazie all’invio automatico dei dati, vale a dire senza bisogno di richieste specifiche alla giurisdizione estera da parte dell’autorità fiscale competente. Il risultato è stato reso possibile dall’aumento dei Paesi che hanno attivato gli scambi (erano 48 nel 2017, sono 97 oggi) e degli accordi conseguentemente sottoscritti, balzati in due anni da 2.600 a 6.100.  

La trasparenza fiscale in ambito internazionale, una risorsa per le casse degli Stati
Il Common reporting standard (Crs), nato nel 2014, prevede che le amministrazioni fiscali di ciascun Paese acquisiscano dagli istituti finanziari le informazioni relative a conti e altri asset detenuti dai clienti non residenti al fine di inviarli annualmente, in un’ottica di interscambio, alle giurisdizioni fiscali estere competenti aderenti al Crs. Lo scopo è ovviamente permettere alle autorità fiscali di scoprire patrimoni e redditi occultati all’estero e di riportarli a una corretta tassazione. L’ultimo bilancio dell’efficacia del sistema era stato reso noto a novembre 2019 (vedi articolo Ocse, i 10 anni del Global forum. La trasparenza vale 102 miliardi), quando l’Ocse aveva calcolato un maggior gettito fiscale generati dagli scambi tra Paesi di 102 miliardi di dollari tra gettito, sanzioni e interessi recuperati dalle amministrazioni fiscali dei Paesi aderenti, grazie ai programmi di voluntary disclosure, resi ancora più appetibili per la caduta del segreto bancario generata dagli scambi e alle attività di controllo connesse all’uso dei dati ricevuti. Non solo. Secondo l’Ocse un’altra conseguenza positiva della maggiore trasparenza fiscale è la perdita di appeal per le piazze finanziarie internazionali, come dimostrerebbe la riduzione, del 24%, nel confronto tra il 2008 e il 2019, dei depositi bancari detenuti da soggetti non residenti in Centri finanziari internazionali (i cosiddetti IFC), un tesoro di ben 410 miliardi di dollari.

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