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Ecofin: black list Ue più corta.
Palau diventa “grigia”

Il Consiglio ha deliberato oggi una nuova modifica all’elenco del Paesi non collaborativi

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Si assottiglia ancora di più l’elenco delle giurisdizioni fiscali che l’Unione europea considera non collaborative. Nella riunione di oggi, infatti, l’Ecofin ha deliberato l’ok all’uscita di Palau dalla black list Ue, portando quindi da sette a sei i Paesi valutati come non collaborativi secondo gli standard Ue in materia fiscale. Restano nella lista nera l’arcipelago delle isole Samoa americane, Guam, la Namibia, le isole Samoa, Trinidad and Tobago e le isole Vergini americane.
Palau, che era presente nella black list fin dalla sua istituzione il 5 dicembre 2017, si è assunto infatti l’impegno a predisporre le misure fiscali richieste dall’Unione europea e a eliminare quindi le criticità che avevano causato il suo inserimento nell’elenco. Tecnicamente, la giurisdizione micronesiana passa dall’allegato I delle conclusioni del Consiglio all’allegato II, la cosiddetta lista grigia, ovvero l’elenco dei Paesi ufficialmente impegnati con l’Ue per l’adeguamento della propria normativa tributaria agli standard europei in materia di trasparenza fiscale, equa tassazione e applicazione delle misure anti-beps (base erosion e profit shifting).
Nella stessa riunione, l’Ecofin ha inoltre definito l’uscita di Liechtenstein e Perù dalla lista grigia. Il Consiglio dei ministri dell’Economia e delle finanze ha infatti riconosciuto a entrambi i Paesi di aver dato seguito a tutti gli impegni di cooperazione fiscale concordati con l’Unione europea, concludendo positivamente il periodo di monitoraggio che era iniziato a dicembre 2017.
 
Una lista sempre in aggiornamento
Secondo le regole stabilite alla sua istituzione, l’elenco Ue dei Paesi non collaborativi viene rivisto almeno una volta l’anno. Tuttavia, da dicembre 2017 sono già stati effettuati quattro interventi sulla lista e il numero di giurisdizioni non collaborative si è ridotto a circa un terzo di quello iniziale. In particolare, in nove mesi, le uscite dalla black list sono state decisamente superiori rispetto alle new entry: l’exit di Palau è stata preceduta, infatti, da quella di Bahrain, Barbados, Grenada, Corea del Sud, Isole Marshall, Macao, Mongolia, Panama, Santa Lucia ,Tunisia e Emirati Arabi Uniti, mentre le uniche aggiunte, avvenute nella seduta del 14 marzo, sono state quelle di Isole Vergini americane (tuttora in black list), Bahamas e Saint Kitts and Nevis. Queste ultime, tuttavia, sono rimaste in black list solo due mesi, visto che la loro adesione a impegni concreti ha portato il loro passaggio alla lista grigia già nella riunione del 25 maggio.
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