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Giappone: fuori da aumenti Iva
anche bevande e piatti pronti

Estesa la platea dei prodotti in vista dei programmati interventi sull’imposta dal 2017

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Si amplia in Giappone la lista dei prodotti che saranno esclusi dall’aumento dell’Iva in programma per l’aprile del 2017. Nei giorni scorsi è stato infatti raggiunto un accordo fra i due partiti della coalizione di Governo, il partito Liberaldemocratico del premier Shinzo Abe e il Komeito, per inserire nell’elenco degli esclusi dal rialzo dell’imposta – in un  primo tempo limitato ai soli cibi freschi – anche le bevande,  gli alimenti lavorati e i piatti da asporto, che spesso costituiscono il pranzo del comune “salaryman”: il classico impiegato d’ufficio giapponese.
 
L’accordo – L’intesa fra le due formazioni di governo è stata raggiunta dopo settimane di intense trattative. Alla fine a spuntarla è stato il piccolo partito di origini neobuddiste Komeito che, con l’idea di salvaguardare il potere d’acquisto dei meno abbienti, ha centrato l’ obiettivo di escludere dall’aumento dell’Iva dall’8 al 10% non solo i cibi freschi (come proposto dal capo del governo Shinzo Abe), ma anche gli alimenti lavorati e tutte le bevande tranne gli alcolici. Fuori dagli aumenti quindi anche i tanti distributori automatici di caffè freddo in lattina, bibite e cibarie che si possono trovare nelle stazioni e a ogni angolo di strada nelle città giapponesi. Se l’intesa dovesse andare in porto, sarebbe la prima volta che in Giappone sarebbe applicata una aliquota Iva diversificata sugli alimenti, dal momento dell’introduzione di questa imposta al termine degli anni ’80. Complessivamente le esclusioni dall’aumento dell’imposta sui consumi causeranno una flessione di circa 7,5 milardi di euro rispetto alle entrate programmate. Buco che – come aveva  preannunciato qualche settimana fa il ministro delle Finanze giapponese Taro Aso – sarà coperto probabilmente con tagli al welfare state.
 
Ristoranti al 10% - L’aumento dell’imposta sui consumi al 10% sarà però applicato ai ristoranti, almeno per quanto riguarda le pietanze consumate al tavolo. Saranno  esclusi dall’aumento tutti i cibi da asporto e i bentō, i classici vassoi preconfezionati tipici della cucina giapponese giapponese, che possono essere acquistati in piccoli market aperti 24 ore su 24 a un prezzo equivalente ai nostri 4-5 euro e costituiscono spesso il pranzo o la cena del lavoratore nipponico. I servizi di catering saranno invece inclusi negli aumenti.
 
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