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Lista Ue dei Paesi non cooperativi
Fuori Barbados, dentro Dominica

Prima modifica del 2021 da parte del Consiglio. Il Parlamento propone una riforma

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Primo ritocco 2021 lista Ue delle giurisdizioni non cooperative in materia fiscale. Nella riunione del 22 febbraio scorso il Consiglio dell’Unione europea ha approvato l’inserimento della Dominica tra le giurisdizioni non conformi agli standard Ue e il contestuale spostamento di Barbados nella lista dei Paesi che sono attualmente sotto monitoraggio per l’attuazione di riforme.
Dal comunicato che ha accompagnato le Conclusioni del Consiglio si apprende che le modifiche a quella che viene definita la “lista nera” dei Paesi non cooperativi fiscalmente tengono conto dei rating forniti recentemente dal Global forum Ocse sull’attuazione dello scambio di informazioni su richiesta, per cui le regole Ue richiedono una valutazione di “largamente conforme” rispetto allo standard internazionale sull’Eoir (Exchange of information on request). In particolare, il Global forum ha valutato la giurisdizione fiscale dell’isola caraibica della Dominica come “parzialmente conforme” rispetto allo standard, da cui è scaturita la decisione del gruppo del Codice di condotta Ue, preposto alla valutazione della buona governance fiscale dei Paesi terzi agli standard europei, di stabilirne l’ingresso nella blacklist europea. Al contrario, la vicina isola caraibica di Barbados, inclusa nell’elenco lo scorso ottobre, è stata spostata nella lista “grigia” delle giurisdizioni sotto monitoraggio Ue, in attesa della prossima valutazione del Global Forum. 
La lista adottata dal Consiglio il 22 febbraio 2021 rimane quindi composta da 12 giurisdizioni: Samoa americane, Anguilla, Dominica, Figi, Guam, Palau, Panama, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini degli Stati Uniti, Vanuatu e Seychelles. 

Le altre decisioni del Consiglio
Con la stessa decisione sono stati avallati alcuni cambiamenti sull’allegato II delle Conclusioni del Consiglio Ue, la lista definita “grigia” appunto, che indica i Paesi che, pur non soddisfacendo ancora tutti gli standard Ue in materia fiscale, hanno preso impegni concreti e a tempo per adeguare le proprie regole tributarie alle richieste formulate dall’Unione. In particolare, il Marocco, la Namibia e l’isola delle Piccole Antille di Saint Lucia usciti dal monitoraggio avendo portato a termine gli impegni sottoscritti in passato, mentre si aggiunge al monitoraggio la giurisdizione della Giamaica.  
Ad Australia e Giordania è stata concessa una proroga del termine per l'adempimento dei loro impegni fino al completamento della valutazione delle loro riforme da parte del Global forum Ocse sulle pratiche fiscali dannose. Proroga di quattro mesi anche alle Maldive per ratificare la convenzione multilaterale Ocse sulla reciproca assistenza amministrativa. Infine, alla Turchia è stato chiesto di attivare entro il prossimo 30 giugno lo scambio automatico di informazioni fiscali con tutti Stati membri Ue, compresi quindi quelli attualmente mancanti (Austria, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Cipro). 

Il Parlamento Ue chiede una riforma della lista
La lista Ue delle giurisdizioni non cooperative a fini fiscali è concepita come uno strumento per contrastare i fenomeni di evasione ed elusione fiscale a livello internazionale e il riciclaggio dei capitali illegali, attraverso l’indicazione esplicita dei Paesi extra-Ue che non rispettano gli standard europei di buona governance fiscale. La prima versione, composta da 17 giurisdizioni, era stata adottata il 5 dicembre 2017, e negli anni è stata più volte modificata, con diverse fuoriuscite e nuovi inserimenti in relazione alle evoluzioni normative delle 92 giurisdizioni in costante valutazione. Recentemente il Parlamento Ue, in linea anche con alcune critiche mosse da osservatori e organizzazioni internazionali come Oxfam e Tax Justice network, ha proposto di riformarne alcune regole. In particolare, la risoluzione non legislativa, approvata il 21 gennaio scorso con 587 voti favorevoli, 50 contrari e 46 astensioni, propone requisiti più stringenti per la valutazione delle giurisdizioni non cooperative, per esempio con l’inserimento di un criterio autonomo per le aliquote d'imposta pari a 0% o molto basse, l’attuazione del monitoraggio anche sugli Stati membri e la definizione europea di “misure di difesa”, vale a dire conseguenze di natura fiscale e non fiscale per le giurisdizioni che vengono inserite nella lista.  

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