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Ocse, la digital tax globale
vale 100 miliardi di dollari l’anno

Con regole di tassazione internazionali per l’economia digitale il gettito dell’imposta sul reddito delle società potrebbe crescere del 4%

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Quante entrate aggiuntive a livello globale porterebbe una riforma delle regole di tassazione internazionali che tenesse conto delle peculiarità dell’economia digitale? In vista di un accordo generale in sede Ocse e G20 che, secondo la timeline prevista e recentemente confermata, dovrebbe vedere finalmente la luce a fine 2020, gli esperti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo hanno cercato di dare una risposta a questa domanda. Lo hanno fatto stimando ipoteticamente quanto potrebbe crescere il gettito mondiale dell’imposta sulle società grazie a una corporate tax dai principi globalmente condivisi. Calcoli alla mano, secondo uno studio presentato il 13 febbraio scorso, il gettito fiscale a livello macro – cioè sommando la situazione di tutti i Paesi coinvolti - potrebbe aumentare del 4%, che si traduce, in termini monetari, in un flusso aggiuntivo di 100 miliardi di dollari annui per le casse erariali di tutto il mondo. Chi più chi meno, il beneficio riguarderebbe la tassazione dei profitti in tutte le economie coinvolte, piccole, medie e grandi. Gli unici a rimetterci sarebbero gli hub finanziari che finora hanno attirato la presenza delle imprese solo per i loro sfacciati vantaggi fiscali e che finirebbero per perdere ogni appeal in uno scenario in cui si assottigliassero i differenziali di tassazione tra i diversi Paesi e i profitti venissero tassati là dove si produce la ricchezza anziché dove viene collocata una sede fisica della società.

Come si arriva a 100 miliardi
Lo studio parte da una base di dati riguardanti 200 giurisdizioni diverse, comprese quelle che partecipano all’Inclusive Framework, e il comportamento fiscale di oltre 27mila soggetti multinazionali. Una volta fissato lo stato esistente, l’analisi propone una serie di scenari possibili, stimando le dinamiche che dovrebbero innescarsi e gli effetti che potrebbero generarsi in termini di gettito fiscale dall’implementazione di una riforma tributaria internazionale così come finora abbozzata nei lavori portati avanti dall’Inclusive Framework sul Beps (base erosion and profit shifting) in sede Ocse. In particolare, la piattaforma di tassazione che va delineandosi si compone di due pilastri: il Pillar one, che punta a riformare le regole che determinano il diritto di imposizione da parte delle giurisdizioni fiscali, ovvero dove i profitti vanno tassati (nexus rules), e il Pillar two, che mira a una maggiore convergenza tra i Paesi nel livello di tassazione da applicare ai profitti.

L’esame del Pillar one e del Pillar two
Per quanto riguarda il Pillar one, l’obiettivo è quello di passare dall’attuale logica, che segue la presenza fisica di un soggetto in un territorio, alla logica per cui il profitto vada tassato nel luogo dove viene prodotto. Pur non essendoci ancora un accordo ben fissato che stabilisca i dettagli di questo principio, dice l’Ocse, si può già stimare che solo con questo passaggio il gettito fiscale globale della corporate tax aumenterebbe, perché per molti gruppi multinazionali significherebbe giocoforza il trasferimento di profitti da giurisdizioni fiscalmente molto convenienti ad altre più costose.
Il vero salto verso un maggior gettito si avrebbe però con il Pillar Two e l’implementazione della proposta GloBE (Global Anti-Base erosion proposal), ovvero la realizzazione di un accordo che fissasse un minimum tax rate unico a livello globale. Significherebbe fissare il diritto di un Paese a tassare i redditi di un soggetto multinazionale fino a un minimo livello comune qualora quello stesso soggetto fosse stato tassato altrove a un livello inferiore per i redditi di controllate o filiali estere. Anche su questo punto l’accordo ancora non c’è, ma ipotizzando la convergenza su un’aliquota minima del 12,5%, il maggior gettito stimato a livello globale crescerebbe considerevolmente fino ad arrivare alla stima dei 100 miliardi di dollari l’anno. Sul Pillar two gli esperti Ocse sottolineano che si innescherebbe un doppio effetto: l’accordo sul minimum tax rate globale porta di suo l’applicazione di una maggiore aliquota sul reddito complessivo di uno stesso gruppo multinazionale, ma ridurrebbe anche la competitività tra giurisdizioni fiscali, risolvendo significativamente l’effetto distorsivo del profit shifting, cioè dello spostamento strategico dei profitti nei luoghi dal minore costo fiscale.

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