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Ocse: su Indonesia riscossione
e spesa pubblica nel mirino

In rete il Rapporto periodico che individua i punti deboli da colmare

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Pubblicata l’edizione 2016 dell’indagine Ocse sullo stato dell’economia indonesiana. Nel rapporto l’organizzazione internazionale indirizza le sue analisi sui punti deboli della nazione del Sud-est asiatico e, come di consueto, fornisce le sue raccomandazioni per rendere il Paese più moderno ed efficiente.
 
In ogni caso, è la premessa di Parigi, in campo economico e sociale l’Indonesia ha attraversato trasformazioni straordinarie nel corso degli ultimi venti anni. Adesso, sembra dire l’Ocse, bisognerebbe sfruttare lo slancio accumulato per andare oltre. La forte crescita registrata nei decenni precedenti ha permesso l’uscita di milioni di persone dalla povertà e importanti progressi nei settori della sanità e dell’istruzione. Solo che questo trend non è stato sufficiente a permettere al governo di affrontare i nodi che rallentano e appesantiscono il sistema Paese, primo fra tutti il peso della corruzione.
 
L’Economic Survey conferma che, ancora oggi, in Indonesia la corruzione resta il principale ostacolo per le imprese. Per l'Ocse una soluzione percorribile sarebbe dotare la Commissione per l'eliminazione della corruzione di maggiori risorse e di poteri più incisivi. Inoltre, per ovviare all’arretratezza di alcune aree del Paese, un’ipotesi di lavoro abbozzata nell’indagine prevede il varo di un piano di formazione da realizzare nelle varie regioni, in modo da aiutare le autorità e i governi locali a identificare e intercettare efficacemente i casi di corruzione.
 
Dal punto di vista dei conti pubblici, l’Ocse individua tre chiavi di volta per consolidare i risultati garantiti dal recente sviluppo economico: approvare una riforma fiscale, rendere più efficiente la spesa pubblica e migliorare la governance.
 
A riguardo, i punti dolenti individuati nel rapporto sono dati dai bassi livelli di spesa pubblica e dai risultati nel settore delle entrate fiscali rivelatisi così risicati da minare nell’insieme la qualità dei servizi sociali. Per Parigi, inoltre, la tax compliance complessiva è ancora troppo debole e merita interventi mirati. Il primo passo sarebbe approvare una riforma fiscale con l’obiettivo di far crescere l’importo riscosso dall’Agenzia delle Entrate indonesiana. Del resto, se nel 2014 su 260 milioni di indonesiani solo 27 milioni risultavano nell’elenco dei contribuenti e se solo in 900mila hanno pagato il loro debito tributario, è evidente che qualcosa non sta andando per il verso giusto.
 
A parere dell’Ocse anche le politiche di spesa pubblica, ritenute inadeguate e inefficienti, andrebbero radicalmente innovate. Sebbene la rimozione di alcuni sussidi in campo energetico ha permesso di aumentare gli investimenti nei settori prioritari quali la sanità, l'istruzione e le infrastrutture, sono necessarie azioni più coraggiose. Attualmente la spesa per i sussidi energetici rimane elevata ─ rappresentando circa il 7% della spesa pubblica totale ─ e incoraggia le attività ad alto impatto ambientale. Eliminare questi sussidi e realizzare maggiori investimenti nell’ambito delle energie rinnovabili potrebbe rappresentare un primo passo per affrontare l’eccessiva dipendenza dell’economia dal carbone, la deforestazione, l’inquinamento e la cattiva qualità dell’aria.
 
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