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Paradise Papers: Moscovici chiede
una lista nera comune europea

In occasione dell’Ecofin, il commissario ha ribadito l’importanza della black list Ue

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La Commissione europea torna a chiedere con vigore che gli Stati membri raggiungano in breve tempo un accordo completo, e condiviso, su una black list di paradisi fiscali e centri offshore rispetto ai quali irrigidire norme e controlli, con l’obiettivo di frenare, o almeno controllare l’export di flussi di capitali dall’economia europea verso giurisdizioni a bassa tassazione o tax-free. La presa di posizione della Commissione è sulla scia delle rivelazioni raccolte, elaborate e diffuse dall’ICIJ, International Consortium of Investigative Journalists, che in questi giorni stanno scuotendo non soltanto le capitali europee ma la stessa Casa Bianca, oltre ad una pattuglia nutrita di grandi multinazionali dai nomi, e dai bilanci, altisonanti.
 
In particolare, è stato Pierre Moscovici in persona, commissario finanziario dell'Ue, a incontrare i giornalisti e a comunicare loro prontamente il punto di vista della Commissione di fronte a questo ennesimo scandalo che rischia di minare la solidità non soltanto dell’idea di Europa ma della visione stessa di equità e ridistribuzione delle risorse su cui l’economia del vecchio continente ha costruito per decenni un sistema alternativo a quello del liberismo tout court, che generalmente non offre alcuna mediazione né tra capitale e lavoro, né tanto meno tra mercato e società.

Il Commissario, interpellato sulla vicenda dai cronisti è stato piuttosto perentorio, rispondendo che i governi devono "adottare rapidamente una black list europea di rifugi fiscali extra-Ue”, e non contento ha aggiunto “oltre ad adottarla che sia anche credibile”. E, infatti, ha concluso "Non c'è motivo di avere un Paese in un elenco di paradisi fiscali privo di efficacia". Intervenendo nel corso di una riunione a Bruxelles, Moscovici ha inoltre dichiarato che gli ultimi avvenimenti e rivelazioni dimostrano che alcune "grandi aziende e personaggi facoltosi sono pronti a fare qualsiasi cosa pur di non pagare le tasse dovute".
 
Il Commissario ha quindi ricordato le proposte avanzate in materia dalla commissione Ue per contrastare la pianificazione fiscale aggressiva messa in atto da banchieri, esperti, consulenti e studi legali, sottolineando come non è certo tempo di fermarsi ma, al contrario, è il momento giusto per proseguire su questa strada.
 
Moscovici ha anche parlato della questione cruciale della black list europea e delle sue difficoltà nel farsi e nel dipanarsi. Al riguardo, ha confermato come nessun singolo Stato dell'UE apparirà nella lista, e questo per la riluttanza mostrata da diversi Paesi, dato che alcune delle loro giurisdizioni, extraeuropee, sono esse stesse entità offshore. Non a caso, le discussioni sulla questione sono tenute a porte chiuse nel corso delle riunioni e dei meeting del cosiddetto comitato sul "Codice di condotta" in materia di tassazione delle imprese, istituito dagli Stati membri nel lontano 1990.
 
E comunque, da inizio anno, sono state ben 92 le giurisdizioni destinatarie delle lettere ad hoc della Commissione, inviate come strumento di screening iniziale per valutare se esse effettivamente rispettano le regole o meno, il che implicherebbe la loro inclusione nella black list. Di queste giurisdizioni, sono 53 quelle avvisate dalla Ue di ripulire il loro codice fiscale per evitare di correre il rischio di essere inserite nella lista nera il cui farsi è atteso per il prossimo dicembre. Alcune di queste giurisdizioni sono collegate o rientrano tra i territori britannici d'oltremare come, per esempio, le Bermuda e le Isole Cayman. Non a caso, gli inglesi sono sempre stati particolarmente scettici nella definizione d’un elenco dei paradisi fiscali dell'Ue. E lo stesso vale per altri Paesi tra cui i più in vista sono i Paesi Bassi, il Lussemburgo, l’Irlanda e Malta.
 
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