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Ue: anche il Principato di Monaco
sempre meno paradiso fiscale

Grazie al patto antievasione maggiore trasparenza tributaria e tracciabilità dei conti

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Un nuovo passo avanti nella lotta contro l'evasione internazionale. L'Unione europea e il Principato di Monaco hanno siglato ieri un accordo per favorire la trasparenza fiscale, attraverso una sempre maggiore sinergia informativa. L’accordo prevede, infatti, che dal 2018 Monaco e gli Stati membri dell’Unione scambieranno automaticamente i dati relativi ai conti bancari dei loro residenti raccolti a partire dall'1 gennaio 2017.
 
Questo protocollo - si legge nel comunicato stampa diffuso da Bruxelles - concretizza la volontà del Principato di muoversi verso una nuova politica di trasparenza e integra il processo di normalizzazione dei cosiddetti “paradisi fiscali” che si stanno gradualmente adeguando agli standard internazionali in materia. Era stata la Svizzera a inaugurare il nuovo corso con l’intesa del 27 maggio 2015 che aveva dato un duro colpo alla storica inviolabilità del segreto bancario elvetico. L’avevano seguita altri Paesi a basso carico fiscale, come San Marino (IP/15/6275), Liechtenstein (IP/15/5929) e, a inizio 2016, il Principato di Andorra (IP/16/288).
 
Pierre Moscovici, Commissario per gli affari economici e finanziari, fiscalità e dogane, ritiene che l’accordo del 22 febbraio rappresenta “l'inizio di una nuova era nelle relazioni tra Monaco e l'Unione europea". "Abbiamo lo stesso obiettivo – aggiunge Moscovici - che è quello di combattere le frodi fiscali a beneficio dei contribuenti onesti". Jean Castellini, ministro per le Finanze e l'Economia del Principato di Monaco, ha detto che "questo protocollo è un altro esempio della politica perseguita da Monaco per la lotta contro l'evasione e l'evasione fiscale internazionale”.
 
In base al nuovo accordo, gli Stati membri riceveranno i nomi, gli indirizzi, i numeri di identificazione fiscale e le date di nascita dei loro residenti che hanno conti nel Principato di Monaco, oltre ad altre informazioni finanziarie, tra cui il bilancio di questi conti. La procedura è conforme allo standard Ocse per lo scambio automatico di informazioni. In particolare, troverà applicazione il CRS (Common Reporting Standard), che prevede le regole per le segnalazioni e per la  due diligence, prevedendo che siano le autorità fiscali dei singoli Paesi (per l’Italia, l’Agenzia delle Entrate) a raccogliere le segnalazioni da parte delle istituzioni finanziarie, per poi procedere allo scambio di informazioni con le autorità degli altri Paesi. I vantaggi di questa procedura, come specificò anche l’OCSE quando la definì, sono molteplici. In primo luogo permette di ottenere informazioni tempestive su casi di evasione e di individuare casi di non conformità, anche quando le amministrazioni fiscali non ne abbiano mai avuto indicazione. In secondo luogo, garantisce un forte effetto deterrente, aumentando le regolarizzazioni volontarie e incoraggiando i contribuenti a comunicare informazioni rilevanti. L’obiettivo finale di questa azione su due fronti e, però, quella  - fondamentale – di educare i contribuenti ad adempiere ai propri obblighi, per aumentare il gettito fiscale e garantire la massima equità.
 
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