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Ue: sempre meno al sicuro
evasione, riciclaggio e terrorismo

Dalla fine di giugno è in vigore la quarta direttiva antiriciclaggio ancora più aggiornata

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Semplificazione della cooperazione e dello scambio di informazioni tra le unità di intelligence finanziaria di diversi Stati membri; rafforzamento dell'obbligo di valutazione dei rischi per banche, avvocati e contabili; introduzione di requisiti di trasparenza per le imprese sulla titolarità effettiva;  creazione di una politica coerente nei confronti dei Paesi extracomunitari che presentano carenze anti-riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo; rafforzamento dei poteri sanzionatori delle autorità competenti. Sono alcune delle misure di rilievo contenute nella quarta direttiva antiriciclaggio, entrata in vigore il 26 giugno, la cui funzione è rafforzare le norme comunitarie per combattere il riciclaggio di denaro, l'evasione fiscale e il finanziamento del terrorismo.
 
L'entrata in vigore della normativa comunitaria, in relazione alla quale sono in stadio avanzato le trattative tra il Parlamento e il Consiglio per introdurre alcune misure supplementari e renderla ancora più efficace, fa il paio con un documento, pubblicato dalla Commissione europea, la cui funzione è  permettere agli Stati membri una migliore gestione dei rischi connessi all' antiriciclaggio attraverso l'identificazione e l'analisi dei rischi collegati ai due fenomeni ma anche l'identificazione di nuove aree come quelle connesse alle valute virtuali o al crowdfunding. La nuova valutazione sulle aree di rischio è prevista per il giugno 2019 mentre le successive dovrebbero essere pubblicate con cadenza biennale.
 
Con l'entrata in vigore della direttiva si completa il profilo normativo del nuovo quadro antiriciclaggio dato che la normativa in vigore dal 26 giugno va ad aggiungersi al regolamento sul trasferimento di fondi, entrambi adottati il 20 maggio 2015. L'obiettivo della Commissione è quello contenuto nella proposta messa a punto nel luglio 2016 sui titolari di società e trust. Su questa proposta la Commissione ha chiesto esplicitamente al Parlamento e al Consiglio di chiudere il cerchio del lavoro legislativo per avere un quadro normativo che, in tempi brevi, possa essere considerato sempre più solido ed efficace.
 
A seguito dell’entrata in vigore della direttiva, la Commissione dovrà verificare lo stato di recepimento da parte degli Stati membri e adottare tutte le misure previste dai trattati comunitari nei confronti di chi non abbia ancora adottato le misure necessarie al recepimento nella normativa nazionale.
 
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