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Lombardia

L’etica fiscale come motore della tax compliance

E' stato il tema del webinar che si è tenuto a Milano il 15 dicembre scorso, promosso dal direttore regionale della Lombardia, Antonino Di Geronimo, con la partecipazione del direttore dell'Agenzia Ruffini, dei professori Elena Beccalli e Edoardo Traversa

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In una fase storica come quella attuale, in cui la pandemia ci attanaglia da oltre 20 mesi e in cui emergono dati sempre più preoccupanti relativi alla povertà diffusa e alla sua “ossificazione”, diventa ancora più immorale e odioso il comportamento di chi si sottrae volontariamente e coscientemente agli obblighi fiscali.
Il tema della disonestà fiscale va di pari passo con quello dell’etica della tassazione, sempre attuale e importante per una organizzazione come l’Agenzia delle Entrate le cui attività hanno un forte impatto sulla collettività e che deve puntare a stabilire una relazione con il cittadino-contribuente basata sulla fiducia e sulla reciproca collaborazione.
Temi che – è chiaro – si amplificano a vicenda in questo momento in cui la pandemia ha affossato chi era già in difficoltà economica e ha trascinato sotto la soglia di povertà molte altre famiglie: il Rapporto Caritas 2021, dal titolo "Oltre l'ostacolo", parla di 1 milione di nuovi poveri che portano a 5,6 milioni il numero di poveri nel nostro paese, ovvero di 2 milioni di famiglie che a mala pena sopravvivono e che, tra l’altro, non riescono a far fronte ai propri obblighi fiscali.
Temi importanti, talvolta strattonati e strumentalizzati nel confronto politico, a sostegno dell’una o dell’altra posizione.
Proprio di etica fiscale e del suo impatto sulla tax compliance si è parlato il 15 dicembre nel corso di un  webinar organizzato dall’Agenzia delle Entrate, Direzione regionale della Lombardia, e a cui hanno partecipato il Direttore regionale, Antonino Di Geronimo, il Direttore dell'Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, la professoressa Elena Beccalli, preside della Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e il professor Edoardo Traversa, professore di Diritto e politica tributaria dell’Università Cattolica di Louvain in Belgio alla presenza di circa 150 invitati, Dirigenti e Poer, della regione e dell’intera Agenzia.
Sul tavolo un argomento che interessa a tutti i dipendenti dell’Agenzia, senza differenziazione di incarico e posizione, perché si concretizza nella ricerca del senso del ruolo e del lavoro quotidiano di oltre 40mila persone in Italia.

Antonino Di Geronimo ha avviato il confronto proprio parlando di questo senso.
E’ fondamentale per tutti avere la consapevolezza che l’amministrazione finanziaria esiste in quanto interprete operativa del principio della contribuzione universale sancito all’articolo 53 della Costituzione e di come l’equità e la razionalità dell’imposizione contribuiscono a costruire il senso di appartenenza a una comunità, quella in cui noi tutti viviamo.
Quello che vogliamo fare come Agenzia è dare un segno tangibile della presenza della nostra organizzazione, e del fatto che vogliamo essere parte di una dimensione del nostro Paese che è viva e dinamica e alla quale vogliamo dare un contributo concreto attraverso l’operato quotidiano. Equità, trasparenza, ma anche correttezza procedimentale, competenza, cortesia, affidabilità e disponibilità del personale, chiarezza della comunicazione devono essere i nostri valori di riferimento.

E’ intervenuto, quindi, per un saluto il direttore dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, che ha sottolineato l’importanza di occasioni di riflessione e confronto come questa per condividere prospettive e visioni – dall’interno e dall’esterno della nostra organizzazione – che possano contribuire a garantire coerenza con il dettato costituzionale ad un sistema fiscale complesso e stratificato come il nostro. Oggi, ha detto, lo sforzo dell’Agenzia va nella direzione della creazione di una cultura dell’equità fiscale e dell’agevolazione dell’adempimento spontaneo; quindi occorre lavorare non solo per rincorrere l’evasione – cosa molto complessa, anche per ovvie ragioni oggettive, in una nazione in cui ci sono 41milioni di contribuenti ed oltre 5,5 milioni di partite Iva – ma anche perché l’evasione non si formi. “Gli ultimi dati sulla riduzione del tax gap ci fanno sperare di essere sulla giusta strada. Ora l’auspicio – ha concluso il direttore nel suo saluto – è che arrivi presto una riforma fiscale e che questa porti con sé soluzioni che tengano conto anche dei profili di psicologia sociale, del fatto che quanto più un sistema è compreso tanto più sarà accettato tanto più sarà garantita l’adesione spontanea all’obbligo tributario”.
Al professor Edoardo Traversa il compito di spiegare come mai, pur essendo tanti e molto diversi sulla terra, ci unisce una comune reticenza a pagare le tasse. Da dove nasce questa reticenza? Da dove viene quello che lui ha chiamato il sentimento di resistenza fiscale? Irrazionalità, incoerenza del sistema e ignoranza sul suo funzionamento sono le risposte che ha proposto e argomentato.
E ancora il professore ha spiegato che la riscossione dei tributi non ha solo una funzione economica, ma contribuisce all’immagine che una nazione ha nel mondo e come, viceversa, la reputazione che certi paesi hanno nell’immaginario collettivo sia completamente diversa dalla realtà: si pensi ai paradisi fiscali che noi tutti immaginiamo luoghi ameni e meravigliosi e che, invece, sono paesi privi di servizi, senza mercato e con elevati livelli di povertà. Il vero paradiso in termini di pace, il cosiddetto global peace index, lo ritroviamo, guarda caso, nelle nazioni ad alta pressione fiscale, come i Paesi scandinavi. E ancora ha… rincarato la dose mostrando i risultati del global happiness report: non solo la pace sarebbe in qualche modo legata alla fiscalità ma lo è anche il grado di felicità; infatti, negli ultimi anni i Danesi sono stati infatti campioni in termini di pressione fiscale ma anche il popolo più felice al mondo. Una coincidenza?
Infine il professore ha approfondito il tema dell’equità e delle sue sfumature: sostanziale, formale ma anche procedimentale.
Su quest’ultimo punto ha sottolineato che la principale interfaccia dello Stato nei confronti dei cittadini è proprio l’Agenzia delle Entrate che ha in mano strumenti per rendere più legittimo il ruolo stesso dello Stato e dell’imposizione tributaria. Di questo ruolo bisogna avere consapevolezza per esserne interpreti adeguati.

È toccato infine alla professoressa Elena Beccalli chiudere il cerchio, tornando con il suo intervento al tema di apertura della giornata: la ricerca di senso. Il paradigma dominante in economia dell’utilitarismo ha dimostrato di non funzionare per vari motivi. Innanzitutto perché scambia i mezzi con i fini (pensiamo all’esempio economia reale e finanza). Il secondo errore deriva dall’impostazione teorica neoclassica che ci ha indotto a pensare che in un sistema economico tutto si fonda sullo scambio di beni materiali, tralasciando dimensioni fondamentali e proprie dello scambio e della relazione tra gli agenti del mercato che sono la fiducia e l’equità. Aspetti quelli della fiducia, dell’equità e della relazione che sono, quindi, fondamentali anche nella relazione con il contribuente.
La professoressa, quindi, ha concluso con un interessante approfondimento sul concetto di fiducia, di come questa debba essere interpretata non solo in termini di affidabilità ma anche di tutela. Ha sottolineato che se si riuscisse a trasmettere ai contribuenti il messaggio che – prima di tutto, attraverso la compliance, l’assistenza, il confronto – l’amministrazione finanziaria si prende cura di loro, i contribuenti sarebbero maggiormente inclini a fidarsi e si farebbero enormi passi in avanti in termini di adesione spontanea.

Il webinar è stato animato anche da alcuni interventi dei partecipanti, in sala ed in collegamento via web, che hanno arricchito il dibattito con l’esperienza quotidiana fatta di delusioni ma anche di soddisfazioni, in cui il senso del lavoro viene sempre di più dall’interazione e dal confronto con contribuenti e professionisti. Perché come ha sottolineato il professor Traversa - solo nell’ascoltarsi è possibile comprendersi e la prevedibilità del comportamento (equo, corretto, trasparente) dei membri dell’amministrazione finanziaria consente anche ai contribuenti meno versati negli aspetti fiscali di fidarsi.

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