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Piemonte

Gli studenti raccontanola storia della fiscalità

Brevi spunti tratti dai lavori realizzati dagli alunni piemontesi per il concorso "Urbano Rattazzi"

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Il fisco del passato visto con gli occhi dei contribuenti del futuro: questo è il risultato finale del concorso "Urbano Rattazzi" indetto dalla direzione regionale del Piemonte per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia, che ha coinvolto gli studenti delle scuole superiori piemontesi. L'attento esame degli studenti ha fatto emergere luci e ombre del processo di unificazione civile dello Stato. Da un lato l'indubbio successo del pareggio di bilancio, raggiunto nel 1876, dall'altro le evidenti ripercussioni sociali delle politiche fiscali dell'epoca adottate per raggiungere questo obiettivo.

Ecco alcune istantanee scattate dai ragazzi che si sono concentrate principalmente su tre piani di analisi storica del contesto economico e fiscale. In primo luogo, l'obiettivo del raggiungimento del pareggio del bilancio, tenacemente perseguito, e l'adozione di un ordinamento giuridico fiscale uniforme.
Come descrive Paolo Bader del liceo scientifico "Galileo Ferraris" di Torino: "per moltissimo tempo si avvertì la sensazione generalizzata che il tentativo di unificazione tributaria avviata negli anni immediatamente successivi all'Unità d'Italia si configurasse come un'opera di "piemontesizzazione" delle leggi fiscali, ossia un modo per uniformare al modello sabaudo il regime tributario del nuovo Paese. Tuttavia, lo schema di riferimento rimaneva il sistema di tributi di ispirazione illuministica e napoleonica, che doveva necessariamente essere adattato alle esigenze finanziarie del nuovo Regno con significative modifiche rispetto al sistema di tributi proprio dello stato sabaudo".

Alessandra Lisa e Chiara Audisio del liceo scientifico Faà di Bruno di Torino hanno invece ricordato come: "Gli uomini della Destra [storica] affrontarono i problemi del Paese con energica durezza: estesero a tutta la penisola gli ordinamenti legislativi piemontesi […]; adottarono un sistema fortemente accentrato accantonando i progetti di autonomie locali, se non di federalismo; applicarono un'onerosa tassazione sui beni di consumo per colmare l'ingentissimo disavanzo del bilancio. Con la loro concezione elitaria e pedagogica dello Stato contribuirono ad allargare il fossato tra il Paese legale e il Paese reale".

Dunque, l'obiettivo del pareggio del bilancio venne perseguito anche a prezzo di forti conseguenze per la popolazione civile, e ciò è stato ben ricordato anche dagli studenti dell'Istituto tecnico "Spinelli " di Omegna: "Venne approvata una legge che prevedeva la vendita dei beni ecclesiastici insieme ai beni demaniali. Questi beni erano costituiti, principalmente, da terreni comunali e dai cosiddetti terreni a manomorta, che la povera gente aveva sempre utilizzato per integrare le proprie risorse di sussistenza. Li usava come pascolo tollerato e per la raccolta della legna. La loro vendita non solo non fruttò allo stato le cifre sperate (12 milioni contro i 120 previsti), ma aggravò le condizioni della povera gente, che si vedeva preclusa, dai nuovi proprietari, dai quei benefici di cui aveva goduto nel passato".

In questo senso - e qui veniamo al secondo piano d'indagine - particolarmente aspro è stato quello che oggi chiameremmo "aggravio della pressione fiscale" nei territori dell'ex Regno delle Due Sicilie, come hanno sottolineato Sara Ruggiero del liceo "Berti" di Torino e Chiara Picchio dell'istituto "Vittorini" di Grugliasco: "La riunificazione del debito fu un trauma per il Sud, abituato a sole 5 imposte applicate nel Regno borbonico (la contribuzione fondiaria; i dazi indiretti da dogane, tabacchi, polvere da sparo, carte da gioco e privative di Sali; il registro e bollo; la lotteria; le poste). Ventidue erano state invece le tasse in uso in Piemonte dal 1850. C'erano anche le imposte sulle successioni e donazioni, sull'assistenza sanitaria, le pensioni, i mutui, sconosciute al Sud e gli anni 1859-1860 richiesero al Piemonte spese straordinarie per sostenere la guerra, che furono coperte ricorrendo ai prestiti".

Infine, terzo punto centrato dagli studenti, lo Stato unitario puntò alla modernizzazione della macchina amministrativa e all'adozione di politiche fiscali degne di un Paese moderno all'altezza delle altre potenze europee.
Ad esempio, Emanuele Patti del liceo scientifico "Galileo Galilei" di Alessandria ricorda come: "Con l'istituzione, nel 1862, della Corte dei Conti […] si esercitò per la prima volta e in modo unitario su tutto il territorio nazionale il controllo delle risorse pubbliche. Si stava delineando l'applicazione del principio di trasparenza nell'utilizzo delle risorse pubbliche".

Fu in questi anni che vennero istituite imposte di concezione più moderna come quella sulla ricchezza mobile e furono introdotte le prime dichiarazioni dei redditi, antesignane dell'attuale modello Unico.
Ce lo ricorda nel suo lavoro Ginevra Foglia Balmet del liceo classico "Quintino Sella" di Biella: "Dopo l'Unità d'Italia la Commissione finanze della Camera iniziò a discutere il progetto di estendere a tutto il Paese il sistema impositivo del Regno di Sardegna dov'era in vigore l'imposta personale e mobiliare. […] la relazione finale [della Commissione] fu presentata il 1° marzo 1862, suggerendo l'abbandono del vecchio principio piemontese della misurazione del reddito su basi unicamente presuntive, prendendo ad esempio anche i sistemi in vigore in Francia e nel Regno Unito, e ponendo così le fondamenta per l'introduzione delle dichiarazioni dei redditi".

In conclusione, per il concorso "Urbano Rattazzi" un risultato più che positivo con lavori approfonditi, ben argomentati e, in alcuni casi, presentati con una spiccata originalità espositiva.
Citiamo soltanto due esempi particolarmente creativi: il giornale "L'Urlo del Sud" idealmente dato alle stampe nel 1871 dai ragazzi della 5^ A dell'istituto "Spinelli" di Omegna, e i personaggi storici del 1861 (impersonati dai ragazzi dalla 2^ A dell'istituto Arti e Mestieri di Venaria con tanto di costumi d'epoca) impegnati in un ideale talk show televisivo.

L'obiettivo del concorso, in fondo, era semplicemente questo: far capire agli studenti che già 150 anni fa per gestire correttamente la finanza pubblica del nuovo Stato italiano (e raggiungere il famigerato pareggio di bilancio) fu necessario l'impegno di tutti i cittadini, ciascuno dei quali versò la propria parte di tributi. In altri termini, già in quegli anni si iniziò a sviluppare una coscienza civica fiscale. Il concorso ha voluto rivendicare la memoria di queste esperienze passate, farne tesoro, e allo stesso tempo investire sulla base di questi insegnamenti per lo sviluppo della società del futuro. E sembra che questo obiettivo sia stato pienamente raggiunto.

 

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