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Giurisprudenza

Abbonamento e tablet in omaggio:
si tratta di prestazione accessoria

L’operazione principale è il reclutamento di nuovi lettori e la fornitura di dispositivi elettronici in regalo fa parte della strategia commerciale finalizzata a ottenere un maggior numero di vendite

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I giudici unionali, pronunciando nell’ambito di una controversia tra una società e l’amministrazione tributaria portoghese, precisano che l’omaggio di tablet o smartphone ai nuovi abbonati di una rivista costituisce una prestazione accessoria alla prestazione principale, consistente nella fornitura di periodici, che rientra nella nozione di “cessione di beni a titolo oneroso” (Corte Ue, causa C 505/2022).

La domanda di pronuncia pregiudiziale all’esame della Corte di giustizia europea verte sull’interpretazione dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), e dell’articolo 16 della direttiva 2006/112/Ce sull’Iva, nonché dei principi di neutralità, di parità di trattamento, di non discriminazione e di proporzionalità.
Il quesito è stato presentato nell’ambito di una controversia che oppone una società, che pubblica e commercializza riviste, all’amministrazione tributaria portoghese, in ordine all’assoggettamento ad Iva da parte della società di tablet o smartphone come omaggio ai nuovi abbonati delle riviste commercializzate dalla società stessa.
Ciò premesso, è sorta una vertenza approdata dinanzi alla competente autorità giurisdizionale che ha sottoposto al vaglio pregiudiziale della Corte Ue la seguente questione, con cui si chiede di conoscere se l’articolo paragrafo 1, lettera a), e l’articolo 16, primo comma, della direttiva 2006/112 debbano essere interpretati nel senso che il conferimento di un omaggio ai nuovi abbonati come corrispettivo di un abbonamento a periodici rientra nella nozione di “cessione di beni a titolo oneroso”, o se tale articolo 16, primo comma, debba essere interpretato nel senso che il conferimento di un tale omaggio, costituendo un’operazione distinta da quella di abbonamento, dev’essere considerato come una cessione di beni a titolo gratuito

Le valutazioni della Corte Ue
La Corte Ue osserva preliminarmente che ai fini dell’Iva ciascuna operazione deve essere normalmente considerata come distinta e indipendente. Tuttavia, qualora un’operazione comprenda più elementi, si pone la questione se essa debba essere considerata come costituita da una prestazione unica o da diverse prestazioni distinte e indipendenti che devono essere valutate separatamente dal punto di vista dell’Iva.

L’operazione costituita da una sola prestazione sul piano economico non deve essere artificialmente divisa in più parti per non alterare la funzionalità del sistema dell’Iva.
Si è in presenza di un’unica prestazione quando due o più elementi o atti forniti dal soggetto passivo al cliente sono così strettamente connessi da formare, oggettivamente, una sola prestazione economica indissociabile la cui scomposizione avrebbe carattere artificiale.
Al fine di stabilire se il soggetto passivo effettui più prestazioni principali distinte o una prestazione unica, occorre individuare gli elementi caratteristici dell’operazione, ponendosi nell’ottica del consumatore medio.
Tra i vari elementi si considerano alcuni di ordine intellettuale e di importanza decisiva, intesi a stabilire il carattere indissociabile o meno degli elementi dell’operazione in causa e la sua finalità economica, unica o meno, e altri di ordine materiale che possono, eventualmente, sostenere l’analisi dei primi elementi, come l’accesso separato o congiunto alle prestazioni o l’esistenza di una fatturazione unica o distinta.
Inoltre, un’operazione economica costituisce una prestazione unica quando uno o più elementi devono essere considerati costitutivi della prestazione principale mentre, al contrario, altri elementi seppur connessi devono essere considerati come una o più prestazioni accessorie cui si applica la stessa disciplina tributaria della prestazione principale.

Sulla base della giurisprudenza unionale si ricava che il primo criterio da prendere in considerazione è l’assenza di una finalità autonoma della prestazione dal punto di vista del consumatore medio.
In tal senso, una prestazione dev’essere considerata accessoria a una prestazione principale quando per la clientela non costituisce un fine a sé stante, bensì il mezzo per fruire al meglio del servizio principale offerto dal prestatore.
Il secondo criterio attiene alla considerazione del valore rispettivo di ciascuna delle prestazioni che costituiscono l’operazione economica, ove l’una risulti minima, o marginale, rispetto all’altra.

Nel caso in esame, il conferimento di omaggi ai nuovi abbonati per qualsiasi sottoscrizione di un nuovo abbonamento costituisce parte integrante della strategia commerciale della società e le sottoscrizioni di abbonamenti sono molto più elevate allorché esse sono accompagnate da omaggi ai nuovi abbonati.
Sussiste, quindi, un nesso evidente tra il conferimento di un omaggio e l’abbonamento alle riviste della società. Tuttavia, fatta salva la verifica da parte del giudice del rinvio, tale nesso non risulta, da un lato, sistematico e, dall’altro, abbastanza stretto da consentire di considerare tali prestazioni come inscindibilmente connesse.

In proposito, il fatto che il rinnovo di un abbonamento non dia luogo al conferimento di un ulteriore omaggio e che, peraltro, la società abbia effettuato campagne promozionali senza offrire omaggi tende a dimostrare che tali servizi non sono indissociabili.
D’altra parte in verità, le circostanze sembrano evidenziare, e spetterà al giudice a quo procedere a tale verifica, una prestazione principale accompagnata da una prestazione accessoria. Infatti, il conferimento di un omaggio ai nuovi abbonati da parte della società costituisce un incentivo all’abbonamento. Esso persegue solo la finalità di aumentare il numero di abbonati alle riviste che la società pubblica e, di conseguenza, di aumentare i profitti che quest’ultima realizza. Peraltro, risulta che la ricorrente, nel suo calcolo commerciale, tiene conto del fatto che alcuni abbonati annulleranno il loro abbonamento in seguito al pagamento della prima rata mensile, pagamento che consente loro di conservare l’omaggio senza essere obbligati a rimanere abbonati.
Resta il fatto che il conferimento di un omaggio ai nuovi abbonati consente di aumentare, ogni anno, il numero dei suoi abbonati. L’operazione non persegue, quindi, alcuna finalità autonoma dal punto di vista del consumatore medio, che accetta di pagare almeno un mese di abbonamento per ricevere tale regalo.
Inoltre, l’omaggio ai nuovi abbonati ha consentito agli stessi di beneficiare, nelle migliori condizioni possibili, del servizio principale del fornitore, vale a dire la lettura delle riviste in relazione alle quali è stato sottoscritto l’abbonamento, atteso che il tablet e lo smartphone consentono di consultare la versione digitale delle riviste.

Pertanto, l’abbonamento a tali riviste, da un lato, e il conferimento, per ciascun nuovo abbonamento, di un tablet o di uno smartphone, di valore unitario inferiore a 50 euro dall’altro, formano un insieme, in cui l’abbonamento costituisce la prestazione principale e l’omaggio una prestazione accessoria la cui unica finalità è quella di incentivare la sottoscrizione di un abbonamento.

Le conclusioni della Corte Ue
Tutto ciò premesso, la Corte Ue perviene alla conclusione che l’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), e l’articolo 16, primo comma, della direttiva 2006/112 devono essere interpretati nel senso che il conferimento di un omaggio ai nuovi abbonati come corrispettivo della sottoscrizione di un abbonamento a periodici costituisce una prestazione accessoria alla prestazione principale, consistente nella fornitura di periodici, che rientra nella nozione di “cessione di beni a titolo oneroso”, ai sensi di tali disposizioni, e non deve essere considerato come una cessione di beni a titolo gratuito ai sensi dell’articolo 16, primo comma.

Data sentenza
5 ottobre 2023

Numero della causa
causa C 505/2022

Nome delle parti
Deco Proteste – Editores Lda
Autoridade Tributária e Aduaneira

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