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Giurisprudenza

Accordo su Spazio economico Ue, i diritti sono uguali per tutti

Ad affermarlo la Corte di giustizia che ha ritenuto discriminatoria la normativa dei Paesi Bassi sui dividendi

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La controversia che ha portato all'odierna pronuncia dei giudici europei è scaturita da un ricorso presentato dalla Commissione europea alla Corte di giustizia. La Commissione ha preliminarmente accertato che nei Paesi Bassi i dividendi di una società olandese pagati a un'altra società olandese o a una società stabilita in un altro Stato membro della Comunità sono esentati dalla ritenuta alla fonte dell'imposta sui dividendi a carico della prima società se la seconda detiene almeno il 5% del capitale della prima mentre i dividendi di una società olandese pagati a una società stabilita in Islanda o in Norvegia sono esentati soltanto se quest'ultima detiene almeno rispettivamente il 10% o il 25% del capitale della società olandese interessata. A giudizio quindi dell'organo comunitario tale discriminazione, in palese contrasto con l'articolo 56 del trattato Ce, violerebbe il principio della libera circolazione dei capitali. L'effetto è rendere meno vantaggioso per le società stabilite in Islanda o in Norvegia, rispetto alle società stabilite in altri Stati membri della Comunità, investire in società olandesi rendendo più difficile, per una società olandese, attirare capitali dall'Islanda e dalla Norvegia che dai Paesi Bassi o da un altro Stato membro della Comunità.

L'origine della controversia
Il ricorso alla Corte di giustizia ha come obiettivo far accertare che, non esonerando i dividendi pagati alle società stabilite in Islanda o in Norvegia dalla ritenuta alla fonte dell'imposta sui dividendi alle stesse condizioni dei dividendi pagati alle società olandesi, i Paesi Bassi sono venuti meno alle disposizioni contenute nell'articolo 40 dell'accordo sullo Spazio economico europeo del 2 maggio 1992. L'articolo 40 dell'accordo sullo Spazio economico europeo ha come suo scopo far sì che non sussistano fra le parti contraenti restrizioni ai movimenti di capitali appartenenti a persone residenti negli Stati membri della Comunità europea o negli Stati AELS (EFTA) - Associazione europea di libero scambio - né discriminazioni di trattamento fondate sulla nazionalità o sulla residenza delle parti o sul luogo del collocamento dei capitali.

L'accordo SEE del 1992
Nell'allegato XII all'accordo sono poi contenute le disposizioni necessarie ai fini dell'applicazione di quanto ora visto. Detto allegato XII, intitolato "Libera circolazione dei capitali", fa riferimento alla direttiva del Consiglio 24 giugno 1988, 88/361/CEE, per l'attuazione dell'articolo 67 del Trattato, che al suo articolo 1 prevede che gli Stati membri sopprimano le restrizioni ai movimenti di capitali effettuati tra le persone residenti negli Stati membri.

La direttiva Ue del 1988
La direttiva puntualizza però che le disposizioni della stessa non pregiudicano il diritto degli Stati membri di adottare le misure indispensabili per impedire le infrazioni alle leggi e ai regolamenti interni, specialmente in materia fiscale, fermo restando che l'applicazione di queste misure e procedure non può avere l'effetto di ostacolare i movimenti di capitali operati conformemente alle disposizioni del diritto comunitario.

La risposta dei Paesi Bassi
A sostegno della propria disciplina nazionale, impugnata dalla commissione europea, i Paesi Bassi sostengono che gli obblighi derivanti dalla libera circolazione dei capitali tra Stati membri della Comunità non possono essere meramente e semplicemente trasposti alle relazioni tra questi ultimi e la Repubblica d'Islanda e il Regno di Norvegia, come Stati membri dell'AELS. A questi ultimi due Stati non è applicabile la direttiva del Consiglio 19 dicembre 1977, 77/799/CE, relativa alla reciproca assistenza fra le autorità competenti degli Stati membri in materia di imposte dirette e di imposte sui premi assicurativi. Inoltre la lotta contro i rischi di frode fiscale e di abusi non costituisce l'unica giustificazione, prevista dalla sua normativa, della differenza di trattamento dei dividendi versati a società stabilite in Stati membri della Comunità e di quelli versati a società stabilite in Islanda o in Norvegia.

La posizione degli eurogiudici
Chiamati a pronunciarsi sul ricorso della Commissione contro il governo olandese, i giudici comunitari hanno preliminarmente chiarito che uno degli obiettivi principali dell'Accordo sullo Spazio economico europeo è realizzare la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali all'interno dello spazio, di modo che il mercato interno, realizzato nel territorio della Comunità, sia esteso agli Stati dell'Aels. In questa prospettiva, diverse convenzioni sull'accordo mirano a garantire una sua interpretazione che sia il più uniforme possibile nell'insieme del SEE. Compete poi alla Corte verificare che le norme dell'accordo See, identiche nella sostanza a quelle del trattato, siano o meno interpretate in maniera uniforme all'interno degli Stati membri. E anche se le restrizioni alla libera circolazione dei capitali tra cittadini di Stati parti dell'Accordo SEE, proseguono i giudici, devono essere esaminate con riferimento all'articolo 40 e all'allegato XII di detto accordo, le pattuizioni rivestono la stessa portata giuridica delle disposizioni, sostanzialmente identiche, dell'articolo 56 Ce.

Doppie imposizioni, libertà di circolazione, accordo See
Peraltro, in mancanza di disposizioni di unificazione o di armonizzazione comunitaria, gli Stati membri rimangono competenti, nel rispetto del diritto comunitario, a definire, in via convenzionale o unilaterale, i criteri per ripartire il loro potere impositivo, in particolare per eliminare le doppie imposizioni. Tale competenza non consente loro di adottare misure contrarie alle libertà di circolazione garantite dal Trattato o da disposizioni analoghe dell'accordo See. Ciò che invece è accaduto, a giudizio della Corte di giustizia, nell'attuale contesto normativo dei Paesi Bassi.

La disparità di trattamento
Non vi è dubbio che una siffatta differenza di trattamento riguardo alle modalità di imposizione dei dividendi versati alle società beneficiarie stabilite in Islanda e in Norvegia rispetto a quelli versati alle società beneficiarie stabilite negli Stati membri della Comunità può dissuadere le società stabilite nei due primi Stati dall'effettuare investimenti nei Paesi Bassi. La stessa rende inoltre più difficile, per una società olandese, attirare capitali dall'Islanda e dalla Norvegia che dai Paesi Bassi o da un altro Stato membro della Comunità, e costituisce, di conseguenza, una restrizione alla libera circolazione dei capitali vietata, in linea di principio, dall'articolo 40 dell'Accordo See.

Le conclusioni
Con la sentenza dell' 11 giugno 2009, resa nel procedimento C-521/07, la Corte di giustizia dell'Unione europea ha condannato i Paesi Bassi in quanto non esonerando i dividendi pagati da società olandesi alle società stabilite in Islanda o in Norvegia dalla ritenuta alla fonte dell'imposta sui dividendi alle stesse condizioni dei dividendi pagati alle società olandesi o alle società stabilite in altri Stati membri della Comunità europea, non ha ottemperato agli obblighi derivanti dall'accordo sullo Spazio economico europeo.
 

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