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Giurisprudenza

Adesione al verbale:
o tutto o niente

Una volta definito l'accertamento con adesione con fissazione anche del “quantum debeatur”, al contribuente non resta che eseguire l'accordo, mediante il versamento di quanto previsto

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I togati di legittimità chiariscono che se nel verbale sono presenti contestazioni su diverse annualità, il contribuente lo deve definire integralmente, essendo a questi fini irrilevante l'autonomia dei periodi d'imposta. La Corte di cassazione ha stabilito che, ai sensi dell'articolo 5-bis del Dlgs n. 218/97, l'adesione al verbale di constatazione deve essere integrale.
Questo, in sintesi, il principio di diritto stabilito dall’ordinanza n. 4966, depositata il 24 febbraio 2021.

Fatto
L’agente della riscossione notificava ad un contribuente, titolare di un bar, una cartella di pagamento relativa all'atto di definizione con adesione per un determinato anno di imposta, conseguente alla comunicazione, da parte dello stesso contribuente, della volontà di aderire, ai sensi dell'articolo 5-bis del Dlgs n. 218/1997, ma limitatamente a due delle quattro annualità per cui era stato redatto il Pvc dell’ufficio.
La cartella, quindi, era stata emessa in quanto all'atto di definizione notificato dall'Agenzia delle entrate non aveva fatto seguito il pagamento da parte del contribuente di quanto richiesto.

Processo di merito
Il contribuente proponeva ricorso avanti alla Ctp di Foggia, che lo rigettava.
A seguito di gravame del privato, la Ctr Puglia, sezione staccata di Foggia, investita della decisione, accoglieva l'appello del contribuente, avallando la condotta del privato, che aveva comunicato la volontà di aderire al verbale solo per alcuni periodi di imposta.
A seguito di proposizione del ricorso di legittimità da parte dell’ufficio, la vertenza finiva avanti alla Cassazione: l’Amministrazione finanziaria, in particolare, si doleva che l'articolo 5-bis citato, quando prevede che l'adesione può avere ad oggetto esclusivamente il contenuto integrale del verbale di constatazione, non va inteso con riferimento a tutte le annualità oggetto di rilievo, ma ai rilievi afferenti alle specifiche violazioni sostanziali e formali contestate, tenuto conto dell’autonomia che ogni annualità di imposta assume rispetto ad altra ai fini accertativi.

Decisione di legittimità
La Cassazione premette che l'istituto dell'adesione al Pvc, di cui all'articolo 5-bis del Dlgs n. 218/1997, attribuisce al contribuente, in caso di notifica nei suoi confronti di Pvc relativi a violazioni in materia di imposte sui redditi e di Iva che consentano l'emissione di accertamenti parziali, la facoltà di definire celermente il rapporto tributario conseguente alla constatazione delle dette violazioni.
Quindi, qualora il contribuente si avvalga di tale facoltà, il procedimento accertativo, di tipo "parziale", resta ancorato ai contenuti del Pvc e si traduce nell’integrale trasfusione dei contenuti medesimi nell'atto di definizione dell'accertamento parziale, il quale, una volta notificato, costituisce anche titolo per l'iscrizione a ruolo delle somme dovute.
Ebbene, all'interesse dell'Amministrazione finanziaria di definire in tempi più rapidi l'accertamento fondato sul Pvc e sull'assenso del contribuente e di evitare, in tal modo, la fase dell'eventuale contraddittorio, fa da contrappeso il vantaggio riconosciuto al contribuente consistente nella riduzione delle sanzioni nonché nella possibilità di rateizzare il pagamento delle somme dovute senza la prestazione di garanzie.

Adesione al Pvc solo integrale
Ai sensi del comma 2 dell’articolo 5-bis citato, sottolinea la suprema Corte, l'adesione “può avere ad oggetto esclusivamente il contenuto integrale del verbale di constatazione”.
Di conseguenza, l'adesione del contribuente determina l'accettazione da parte del medesimo della effettiva sussistenza di tutte le violazioni contestate, dovendosi, quindi, fare necessario riferimento a tutti gli eventuali periodi d'imposta interessati dalle violazioni medesime e non solo a taluni di essi. Quanto al rapporto fra la volontà di adesione del contribuente e l’autonomia di ciascuna annualità oggetto di contestazione nel Pvc, la Corte osserva che il procedimento disegnato dall'articolo 5-bis citato si articola in diversi passaggi, consistenti:

  • nella consegna del Pvc
  • nella successiva adesione del contribuente entro il termine di trenta giorni
  • nella comunicazione dell'Agenzia, entro i successivi sessanta giorni, dell'atto dì definizione dell'accertamento parziale recante l'indicazione, per ciascun tributo, degli elementi e della motivazione su cui la definizione si fonda, nonché la liquidazione delle maggiori imposte, delle sanzioni e delle altre somme eventualmente dovute, anche in forma rateale
  • nel tener conto che il comma 4 prevede che “in caso di mancato pagamento delle somme dovute di cui al comma 3 il competente ufficio dell'Agenzia delle entrate provvede all'iscrizione a ruolo a titolo definitivo delle predette somme a norma dell'art. 14 Dpr 602/1973”.

Quindi, una volta che il contribuente abbia manifestato la volontà di aderire al Pvc e l’Amministrazione finanziaria abbia emesso l'atto di definizione dell'accertamento, lo stesso è vincolante per il contribuente, sicché, ove non provveda al pagamento di quanto in esso indicato, l'ufficio può legittimamente iscrivere l'importo a ruolo, con conseguente successiva notifica della cartella di pagamento.

Giurisprudenza di riferimento
La stessa suprema Corte, tra l’altro, ha precisato, seppur in materia di accertamento con adesione, ma i cui principi sono estendibili anche al caso dell'adesione al Pvc, che "in materia tributaria, una volta che sia stato definito l'accertamento con adesione, ai sensi del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, con fissazione anche del <<quantum debeatur>>, al contribuente non resta che eseguire l'accordo, mediante il versamento di quanto da esso previsto, risultando normativamente esclusa la possibilità di impugnare simile accordo e, a maggior ragione, l'atto impositivo oggetto della transazione, il quale conserva efficacia, ma solo a garanzia del Fisco, sino a quando non sia stata interamente eseguita l'obbligazione scaturente dal concordato. E', quindi, inammissibile il ricorso contro l'avviso di accertamento proposto dopo la firma del concordato fiscale." (cfr Cassazione n. 4566/2020).

Impugnabilità dell’atto di definizione parziale: casi specifici
Invero, un peculiare riconoscimento del diritto del contribuente, che ha manifestato la volontà di aderire al Pvc, di potere successivamente contestare la pretesa dell'Amministrazione finanziaria:

  • riguarda il successivo atto di definizione dell'accertamento parziale
  • attiene all'ipotesi in cui abbia verificato che non vi sia corrispondenza tra gli importi indicati nell'atto di definizione dell'accertamento e quelli risultanti dal Pvc.

In tali casi, in realtà, il diritto del contribuente di contestare il successivo atto di definizione dell'accertamento si basa proprio sulla necessità di tutelare la manifestazione di volontà, dallo stesso espressa, di aderire alle contestazioni di cui al Pvc.

Caso di specie
Invece, nel caso in questione, non si poneva una questione di tutela della volontà del contribuente, in quanto il contenuto dell'atto di definizione dell'accertamento corrispondeva, relativamente agli anni indicati, alle contestazioni di cui al Pvc.
D’altra parte, il contribuente non aveva impugnato l'atto di definizione dell'accertamento, ma solo la successiva cartella di pagamento, sicché la pretesa dell'Amministrazione finanziaria si era cristallizzata secondo la misura riportata nel suddetto atto e, pertanto, non si poteva contestarne la legittimità a seguito della notifica della successiva cartella di pagamento, emessa ai sensi del comma 4, dell'articolo 5-bis citato.
Da qui, l’accoglimento del ricorso erariale, atteso che il Collegio pugliese aveva illegittimamente ritenuto che, in sede di impugnazione della cartella di pagamento, potesse porsi la questione della legittimità dell'atto di definizione dell'accertamento, regolarmente notificato alla contribuente e dalla stessa non impugnato.

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