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Giurisprudenza

Applicazione del margine, basta un po’ di diligenza

Se la documentazione testimonia la storia del bene l’acquirente deve rilevare i casi di abuso del regime

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Le semplici dichiarazioni rese in fattura non liberano il contribuente da responsabilità in ordine a eventuali abusi del regime del margine. Soprattutto quando oggetto di transazione sono automobili, beni, cioè, dotati di libretto di circolazione su cui viene annotata la storia del veicolo e la destinazione d'uso. Con la sentenza n. 14/2008, la Ctr Lombardia ha, così, confermato il principio di responsabilità dell'imprenditore che, con la normale diligenza "aveva o poteva avere conoscenza" dell'eventuale illegittimità degli atti precedenti.

Per la Ctr, difatti, l’acquirente italiano, sulla base della documentazione prevista per la commercializzazione delle auto e, quindi, con la semplice applicazione della normale diligenza, senza ulteriori indagini specifiche, poteva ben apprendere la mancanza del presupposto per l’applicazione del regime del margine.

La vicenda
In base al processo verbale di constatazione redatto in seguito a un accesso mirato nei confronti di una concessionaria, l’ufficio delle Entrate di Vigevano aveva emesso un avviso di accertamento per abuso del regime del margine. In sostanza, la società esaminata aveva utilizzato lo speciale regime pur in carenza della condizione, prevista dall’articolo 36 del Dl 41/1995, riguardante la provenienza del bene da soggetto che abbia assolto definitivamente l’imposta sul valore aggiunto.

Si ricorda che il regime del margine è stato introdotto per evitare fenomeni di doppia o reiterata imposizione per i beni che, dopo la prima uscita dal circuito commerciale, sono ceduti a un soggetto passivo d’imposta per la successiva rivendita. La sua applicazione presuppone l’esistenza di precisi requisiti oggettivi, soggettivi e territoriali (articolo 36, comma 1, Dl 41/1995).

La Commissione di primo grado accoglieva il ricorso, trascurando il fatto che i veicoli segnalati risultavano manifestamente provenienti da società che avevano detratto l’Iva al momento dell’acquisto, trattandosi di automobili destinate a essere utilizzate esclusivamente come strumentali all’attività propria d’impresa (autonoleggio) e che, pertanto, non potevano essere commercializzate ai sensi del citato articolo 36.

L’ufficio, con l’appello, ha riportato l’attenzione sul danno erariale provocato dal mancato assolvimento dell’Iva, rilevando come tale situazione fosse ravvisabile dalla società sulla base della documentazione posseduta, poiché dal libretto di circolazione e dalla relativa traduzione si potevano leggere frasi quali "veicolo destinato a noleggio senza autista" o "da veicolo per noleggio senza autista, passa a veicolo per privati". Espressioni, cioè, che a pochi dubbi danno luogo circa la destinazione dei veicoli.

La Ctr ha, come detto, accolto l’appello dell’Amministrazione, condannando la controparte alla refusione delle spese di giudizio, poiché "il contribuente nell’ambito della sua attività imprenditoriale deve usare la normale diligenza per verificare la correttezza delle operazioni effettuate e quindi pur non dovendo effettuare indagini specifiche sui beni che gli vengono forniti, non può ignorare i fatti che emergono dalla documentazione in sue mani…Nel caso in contestazione, dove il contenzioso riguarda beni mobili registrati, ossia autovetture, poiché per immatricolare le auto in Italia sono necessari i documenti relativi alla precedente immatricolazione estera, se da tali documenti emerge, come nel caso di specie che le autovetture usate erano precedentemente immatricolate per noleggio senza autista è evidente che non si può ricorrere al regime del margine poiché la società che ha acquistato il bene nuovo, ossia la società di noleggio era un soggetto Iva e certamente aveva recuperato l’Iva nella misura prevista nel paese di prima immatricolazione".

E’ opportuno, infine, ricordare come il principio rimarcato dai giudici milanesi collimi con l’indirizzo dato dalla Corte di giustizia europea, con una sua sentenza del 12 gennaio 2006. In quella sede, i magistrati comunitari ritennero corretto il ricorso al regime agevolato del margine per quei casi in cui il soggetto passivo non sia in grado “di percepire o conoscere” l’eventuale illegittimità degli atti precedenti. Esattamente, da un altro punto di vista, quanto deciso dalla Commissione tributaria regionale, che ha rigettato la tesi dell’appellata, “rea” di non aver agito con quella normale diligenza che sicuramente gli avrebbe permesso di realizzare l’illegittimità degli atti precedenti.
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