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Giurisprudenza

Atto di ricognizione di debito:
il Registro è proporzionale

Il Collegio fiorentino di primo grado si è pronunciato anche circa la corretta tassazione di un decreto ingiuntivo, in un caso dibattuto su più fronti dalla giurisprudenza di merito e non

aereo da ricognizione

La Ctp di Firenze, con la sentenza n. 1066 del 23 dicembre 2019, ha stabilito, in materia di imposta di registro, che alla ricognizione di debito, in quanto atto avente “natura dichiarativa”, è applicabile l'aliquota dell'l%, fissata, per tale specie di atti, dall'articolo 3 della Tariffa allegata al Dpr n. 131/1986. Ciò, indipendentemente dall'imposta di registro liquidata in relazione al decreto ingiuntivo esecutivo, emesso in base alla stessa ricognizione di debito, che va tenuta distinta.
 
La vicenda
Un avvocato del foro di Firenze svolgeva prestazioni, sia di natura giudiziale che stragiudiziale, nei confronti di una srl. Per tale motivo, il professionista stipulava con la compagine una scrittura privata con cui quest'ultima riconosceva di essere debitrice nei confronti del primo dei compensi per l'attività da egli svolta.
Poiché la società non provvedeva ad adempiere alla propria obbligazione, l'avvocato chiedeva al tribunale di Firenze l'emissione di un decreto ingiuntivo esecutivo, per una certa somma.
 
L'operato dell'amministrazione
L'ufficio fiorentino dell'Agenzia delle entrate tassava il decreto ingiuntivo, con l'applicazione del Registro proporzionale.
Di contrario avviso si mostrava il contribuente che, nel ricorso avanti alla Ctp di Firenze avverso l'avviso di liquidazione notificato dall'ufficio, opponeva l'errata applicazione di una serie di norme del Dpr 131/1986 (nella specie, gli articoli 22, 37, 40 e 69), ritenendo violato sia il principio di alternatività Iva/Registro sia quello di corretta imposizione, attesa l'applicazione dell'imposta dell'1% nonostante si trattasse di un atto privo di contenuto patrimoniale, puramente dichiarativo, di ricognizione di debito per prestazione di opera intellettuale già assoggettata a Iva.
Secondo l'amministrazione finanziaria, invece, l'imposizione in misura proporzionale dell'atto in questione trovava il proprio fondamento nell'articolo 3 della Tariffa allegata al Tur.
 
Gli atti di natura dichiarativa
La ricognizione di debito, disciplinata dall’articolo 1988 cc, consiste nella dichiarazione del debitore, nell’ambito di un rapporto obbligatorio (il “rapporto fondamentale”), con cui egli riconosce l’esistenza del proprio debito, con ciò dispensando il creditore a favore del quale è fatta, dall’onere di provare il rapporto fondamentale (cfr Cassazione, 16240/ 2004), la cui esistenza si presume fino a prova contraria. Il rapporto fondamentale, inoltre, può essere indicato o meno nell’atto ricognitivo. Nel primo caso si parla di riconoscimento “titolato”, nell’altro di riconoscimento “puro”.
Tra gli atti di natura dichiarativa sono ricompresi tutti quelli che non producono effetti traslativi, ma che sono diretti, in buona sostanza, ad accertare i diritti esistenti in capo alle parti.
Ai fini dell’imposta di registro – questa, in sintesi, la posizione dell'Agenzia – la tassazione degli “atti di natura dichiarativa relativi a beni o rapporti di qualsiasi natura...” sarebbe disciplinata dall'articolo 3 della Tariffa, parte I, allegata al Dpr n. 131/1986, che prevede, appunto, l’applicazione dell’imposta con l’aliquota proporzionale dell’1 per cento.
 
Tale interpretazione trovava conferma nella giurisprudenza di legittimità: la suprema Corte di cassazione ha, infatti, già avuto occasione di affermare che “in tema di imposta di registro, alla ricognizione di debito, atto avente, in quanto tale, natura dichiarativa, è applicabile l’aliquota dell'uno per cento fissata per tale specie di atti dall’art. 3 tariffa allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131. E' poi diverso problema valutare se sia stato adeguatamente sottoposto ad imposta l’atto cui la ricognizione rimanda” (cfr Cassazione, nn. 12432/2007 e 16829/2008).
 
La decisione della Ctp di Firenze
Secondo il Collegio di primo grado del capoluogo toscano, la figura della ricognizione di debito non è stata puntualmente disciplinata dal legislatore. Si sono, pertanto, venute a formare interpretazioni anche discordanti sul punto.
Tuttavia, a parere della Ctp, va dato corso all'orientamento sostenuto dall'ufficio, espresso, anche di recente, dalla suprema Corte che, con la sentenza n. 3623/2018, ha confermato l'applicazione dell'imposizione proporzionale all'1% agli atti in argomento, anche se l'atto di ricognizione del debito, come nel caso di specie, sia stato già sottoposto a Iva.
La ricognizione di debito, in definitiva, costituisce una fonte autonoma di obbligazione dal rapporto sottostante e, conseguentemente, è soggetta ad autonoma tassazione, nella misura prevista per gli atti di natura dichiarativa, ovvero con l’aliquota dell'1 per cento.
 
L'orientamento contrario
Viene, in definitiva, superato il differente orientamento, pure espresso da autorevole dottrina, che, valorizzando gli effetti processuali propri dell’atto ricognitivo, unitamente all’assenza di un qualsiasi presupposto patrimoniale idoneo a determinare una tassazione diversa e più onerosa, annoverava la ricognizione del debito nell’alveo degli “atti non aventi contenuto patrimoniale”, soggetti all’imposta di registro in misura fissa, ai sensi dell’articolo 11 del Tur (cfr Cassazione n. 24804/2014, riportata dalla stessa Ctp di Firenze, ma anche, per richiamare una giurisprudenza di merito, la Ctr di Roma n. 3686/2014).

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