Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Giurisprudenza

Cartelle: ok dalla Consulta
alla notifica postale diretta

La procedura può essere adottata anche dall’agente della riscossione, quale organo indiretto dell’amministrazione finanziaria, svolgendo un’attività sostanzialmente pubblicistica

Non viola i parametri previsti dagli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione l’articolo 26, primo comma, del Dpr 602/1973, nella parte in cui abilita l’agente della riscossione alla notificazione diretta della cartella a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento e nella parte in cui non prevede che detta notifica avvenga con l’osservanza delle regole fissate dalla legge 890/1982.
Queste le conclusioni della Corte costituzionale nella sentenza n. 175 del 23 luglio 2018, ove il giudice delle leggi, pur ravvisando, nella disposizione censurata, un “arretramento” del diritto di difesa del destinatario dell’atto rispetto al regime ordinario della notificazione postale, ha comunque ritenuto non superato il limite di compatibilità con i parametri costituzionali evocati dal giudice rimettente.
 
I pretesi vizi di costituzionalità dell’articolo 26 del Dpr 602/1973
Nel corso di un giudizio avente a oggetto un preavviso di fermo amministrativo di autovettura e tre cartelle di pagamento, la Ctr della Lombardia, in riferimento agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, sollevava questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 26, primo comma, del Dpr 602/1973 “nella parte in cui abilita il Concessionario della Riscossione alla notificazione diretta, senza intermediario, mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento, della cartella di pagamento” nonché “nella parte in cui non prevede che la notifica di cartella di pagamento tramite il servizio postale avvenga con l’osservanza dell’art. 7 legge n. 890/82”.
Nella specie, infatti, la notifica delle cartelle era stata effettuata direttamente dall’agente della riscossione a mezzo raccomandata “ordinaria” con avviso di ricevimento, senza, quindi, seguire le procedure previste dalla legge 890/1982 sulla notifica degli “atti giudiziari”.
 
Il giudice rimettente deduceva, in particolare:
  • in relazione all’articolo 3 della Costituzione, l’irragionevolezza della norma censurata che, a suo dire, abiliterebbe un soggetto privato (l’agente della riscossione, secondo la ricostruzione della Ctr) all’espletamento della funzione pubblicistica di notificazione
  • l’asserito pregiudizio all’esercizio del diritto di difesa (articolo 24) e alla regola di “parità delle armi” (articolo 111), derivanti, in ragione dell’applicazione nella fattispecie delle disposizioni concernenti il servizio postale ordinario, dalla mancata previsione dell’invio al destinatario della comunicazione di avvenuta notifica in caso di consegna del plico al portiere.
Con separati atti, intervenivano in giudizio sia l’agente della riscossione che il presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo la declaratoria di manifesta inammissibilità o, comunque, di infondatezza delle questioni sollevate.
 
La decisione del giudice delle leggi
La Corte costituzionale, valutate come ammissibili e rilevanti le questioni sottoposte alla sua attenzione, ha ritenuto infondate tutte le censure.
 
Quanto al profilo concernente la lamentata violazione dell’articolo 3 della Costituzione, i giudici della Consulta hanno in particolare osservato che la facoltà per l’agente della riscossione di procedere alla notifica “diretta” della cartella non configura alcuna disciplina di favore, stante la natura “sostanzialmente pubblicistica della posizione e dell’attività” da lui svolta, quale “organo indiretto dell’amministrazione finanziaria, cui è delegato l’esercizio di poteri pubblicistici funzionali alla riscossione delle entrate pubbliche”.
 
Con riguardo al secondo motivo di doglianza, la Corte ha rilevato che la mancata previsione da parte delle norme sul servizio postale ordinario dell’invio al destinatario di una comunicazione di avvenuta notifica in caso di materiale recapito dell’atto al portiere o ad altro legittimo consegnatario “non costituisce, nella disciplina della notificazione, una condizione indefettibile della tutela costituzionalmente necessaria” del diritto alla difesa giurisdizionale e, pertanto, non contrasta con l’articolo 24 della Costituzione.
In definitiva, prosegue il giudice delle leggi, gli scostamenti della disposizione censurata rispetto al regime ordinario della notificazione a mezzo del servizio postale “segnano sì un arretramento del diritto di difesa del destinatario dell’atto, ma non superano il limite di compatibilità con i parametri evocati dalla CTR rimettente”.
 
L’articolo 26 del Dpr 602/1973, riconosciuto altresì non in contrasto con l’articolo 111 della Carta repubblicana, ha così superato a pieni voti il vaglio di costituzionalità.
 
Osservazioni
La disciplina sulla notificazione degli atti giuridici si fonda su una serie di puntuali previsioni normative circa gli incombenti che, in relazione alle varie ipotesi che possono manifestarsi in concreto, devono essere espletati affinché in capo al destinatario possa dirsi raggiunta la conoscibilità legale dell’atto.
Per costante giurisprudenza, quando siano stati posti in essere tutti gli adempimenti fissati dalla legge, la notificazione, a prescindere dalla circostanza che il diretto interessato acquisisca effettiva conoscenza dell’atto, si considera comunque perfezionata e pienamente efficace nei suoi confronti.
 
Inoltre, è principio pacifico quello secondo cui, nella regolamentazione del particolare istituto, il legislatore gode di piena discrezionalità, purché siano garantite le condizioni affinché il destinatario sia concretamente posto in grado di prendere conoscenza dell’atto che lo riguarda.
Secondo quanto efficacemente riassunto nella sentenza della Corte costituzionale n. 346/1998, in materia di notifiche, la discrezionalità del legislatore incontra un limite inderogabile “nel fondamentale diritto del destinatario della notificazione ad essere posto in condizione di conoscere, con l’ordinaria diligenza e senza necessità di effettuare ricerche di particolare complessità, il contenuto dell’atto e l’oggetto della procedura instaurata nei suoi confronti, non potendo ridursi il diritto di difesa del destinatario medesimo ad una garanzia di conoscibilità puramente teorica dell’atto notificatogli”.
 
Con riguardo alla fattispecie di cui è causa, le norme di settore – attualmente contenute nell’allegato A alla delibera n. 385/13/Cons dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – prevedono che gli invii postali “sono recapitati alla persona fisica o giuridica destinataria o altra persona abilitata nel luogo corrispondente all’indirizzo indicato…” (articolo 20) e che presso il domicilio del destinatario sono abilitati alla ricezione “anche i componenti del nucleo familiare, i conviventi ed i collaboratori familiari dello stesso e, se vi è servizio di portierato, il portiere” (articolo 27).
Nel caso in cui il piego raccomandato venga consegnato, presso il domicilio del destinatario, a persona diversa da quest’ultimo, non è previsto l’invio al diretto interessato della raccomandata di avvenuta notifica, come invece stabilito da altre disposizioni.
 
Questa differenza di disciplina, peraltro, secondo la pronuncia in esame, non comporta una violazione dei parametri di cui agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione perché, si ripete, non risulta superato l’inderogabile limite riassunto nella citata sentenza della Consulta n. 346/1998: in definitiva, la “raccomandata informativa” dell’avvenuta notifica, non prevista nella fattispecie, non concerne un elemento strutturale essenziale al raggiungimento dello scopo della notificazione.
 
Invero, secondo quanto espresso anche dal giudice di legittimità, la circostanza che il piego venga recapitato presso il domicilio del destinatario, a mani di uno dei soggetti specificamente abilitati alla ricezione in ragione di qualificati legami familiari o personali e per la costanza di rapporti con l’interessato, rende operativo il “principio della cognizione legale che si basa sulla presunzione in forza della quale chi si trova in determinati rapporti con il destinatario dà affidamento di portare l'atto a sua conoscenza” (Cassazione, n. 2968/2016).
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/giurisprudenza/articolo/cartelle-ok-dalla-consulta-alla-notifica-postale-diretta