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Giurisprudenza

I compensi a terzi, ben inquadrati,
fanno autonoma organizzazione

La Ctr avrebbe dovuto considerare non tanto la presenza effettiva di collaboratori continuativi, quanto l’apporto professionale fornito da altre persone all’assetto organizzativo di base

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L’analisi della pronuncia in commento (la n. 14392/2020) riguarda l’interpretazione del requisito dell’autonoma organizzazione in tema di assoggettamento a Irap di un professionista – nel caso concreto, un avvocato – il quale ne lamentava l’illegittima interpretazione, da parte dell’ufficio, in relazione alla valutazione di compensi corrisposti a terzi i quali non potevano essere considerati, a parere della parte privata, dipendenti e/o collaboratori.
 
In particolare, l’Agenzia delle entrate, impugnando per cassazione la pronuncia della Ctr del Lazio – che aveva respinto l’appello erariale – ne ha denunciato l’erroneità in quanto, aveva ritenuto che i suddetti compensi, elargiti in favore di differenti legali, dovessero ritenersi avulsi dal requisito dell’autonoma organizzazione del ricorrente, perché da considerare connessi a una prestazione in chiave prettamente professionale.
 
La pronuncia della suprema Corte
L’amministrazione ha proposto ricorso per cassazione affidato a un unico motivo imperniato sulla violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione agli articoli 2, comma 1 e 3, comma 1, lettera c) del Dlgs n. 446/1997 in combinato disposto con gli articoli 2697, I e II comma, 2727 e 2729, I comma, cc, nonché con l’articolo 38 del Dpr n. 602/1973.
 
Nello specifico, l’ufficio lamenta la circostanza in base alla quale la Ctr avrebbe aprioristicamente escluso la sussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione, in capo al contribuente, sulla semplice dichiarazione di assenza di dipendenti e che detta affermazione avesse assolto all’onere della prova, gravante sul ricorrente, ai fini dell’esenzione Irap sui liberi professionisti.
 
La Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso così come prospettato dall’amministrazione.
In particolare, i giudici di legittimità sono partiti dall’analisi del consolidato orientamento giurisprudenziale condensato nella sentenza delle sezioni unite n. 9451/2016, in base alla quale l’attività di lavoro autonomo è esclusa dall’imposizione Irap in assenza di autonoma organizzazione.
Allo scopo di fornire elementi dirimenti che tratteggino il requisito dell’autonoma organizzazione, la suprema Corte ne ha ritenuto la sussistenza quando il contribuente:

  1. sia il diretto responsabile dell’organizzazione
  2. si avvalga dell’ausilio di beni strumentali eccedenti, secondo il principio dell’id quod plerumque accidit, il minimo strettamente necessario per l’esercizio della sua attività, ovvero impieghi, in modo non casuale, lavoro altrui (cfr Cassazione, sentenze nn. 32510/2019; 31778/2019 e 9325/2017).
    L’esistenza congiunta di detti elementi rappresenta la spia che permette di individuare la creazione, a opera del professionista, di quel valore aggiunto rispetto alla propria attività intellettuale e professionale, tale da rendere assoggettabile a Irap i relativi corrispettivi (cfr Cassazione n. 24315/2019). 

Nel caso in esame, la Cassazione, con l’ordinanza n. 14392 dell’8 luglio 2020, ha censurato con rinvio la pronuncia di secondo grado sotto il profilo dell’omessa valutazione della natura, qualità e quantità dei compensi corrisposti dal contribuente-avvocato ad altri colleghi; svuotando di contenuto il concetto riassumibile nella locuzione “compensi corrisposti a terzi per prestazioni direttamente afferenti l’attività professionale”.
A tal riguardo, la CTR ha trascurato di esaminare se detti corrispettivi:

  1. fossero collegati a una collaborazione continuativa ovvero ad attività prettamente occasionali
  2. fossero intimamente connessi all’esercizio organizzato dell’attività intellettuale
  3. fossero o meno (e in che misura) afferenti a prestazioni direttamente riconducibili all’esercizio della professione forense (come, ad esempio, domiciliazioni di altri avvocati le quali rappresentano componenti che, deviando dall’apparato organizzativo classico, non sono di per sé sintomatici dell’esistenza di un’autonoma organizzazione – cfr Cassazione, sentenza n. 22695/2016). 

In conclusione, secondo i giudici di legittimità, è da ritenersi carente la valutazione circa la classificazione delle spese sostenute dal professionista accertato; analisi che, se condotta in modo approfondito e seguendo le regole ermeneutiche appena citate, avrebbe condotto a una disamina più accorta circa la sussistenza del requisito dell’autonoma organizzazione. 

In definitiva, in tema di imposizione Irap occorre prendere quale punto imprescindibile di riferimento, allo scopo di valutare la presenza o meno dell’autonoma organizzazione, non tanto la presenza di una collaborazione continuativa di un soggetto terzo, quanto la verifica puntuale dell’apporto concreto da esso fornito all’assetto organizzativo di base; requisito che va sempre escluso qualora il contribuente impieghi lavoro altrui in misura non eccedente l’utilizzo di un collaboratore con mansioni esecutive (cfr Cassazione, sentenza n. 30085/2019).

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