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Giurisprudenza

Per il Comune un parcheggio senza entrate

Niente Tosap da parte della concessionaria del servizio se tariffe e periodi sono stabiliti dall'ente con mancanza di qualsivoglia attività gestoria di natura imprenditoriale da parte della cooperativa

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Secondo quanto statuito dalla sezione tributaria della Suprema corte, con la sentenza n. 15564 del 5 maggio 2006 (depositata il 7 luglio 2006), una cooperativa concessionaria del servizio di pubblico parcheggio non è soggetta al pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico in quanto, contrariamente a quanto potrebbe fare una concessionaria di un'area pubblica su cui venga poi gestito un servizio di parcheggio, non utilizza il suolo per l'esercizio di una attività di impresa.

Fatto e diritto
Il comune di Firenze affidava nel 1994, con propria delibera, a una cooperativa la concessione per la gestione dei parcheggi pubblici, stabilendo, a carico di questa, il versamento di un canone concessorio con la espressa specifica che la stessa non sarebbe stata tenuta al pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico (Tosap), in considerazione del fatto che le aree date in concessione rimanevano comunque nella disponibilità dell'ente territoriale pubblico concedente.
Qualche anno dopo, l'ufficio tributi del comune di Firenze notificava alla cooperativa due avvisi di accertamento, con i quali intimava il pagamento della Tosap per l'anno 1996, oltre a soprattasse, interessi e spese.

La Commissione tributaria provinciale di Firenze annullava i provvedimenti per insussistenza dei presupposti per l'applicazione del tributo.
A seguito di intervenuta impugnativa della sentenza di prime cure da parte dell'Amministrazione comunale, l'adita Commissione tributaria regionale della Toscana confermava la gravata sentenza.

Il comune di Firenze proponeva, allora, ricorso per cassazione basato su unico motivo, integrato da successiva memoria(1).
Con tale motivo di gravame, in buona sostanza, il comune di Firenze deduceva la violazione e falsa applicazione degli articoli 38(2) e 39(3) del Dlgs n. 507/1993. Infatti, secondo il ricorrente, il presupposto della Tosap, nel caso di specie, sussisteva poiché ciò che rilevava era la situazione di fatto dell'occupazione del suolo pubblico da parte del concessionario che utilizzava tale superficie per l'esercizio della propria attività, a nulla rilevando, invece, la qualificazione del rapporto giuridico sottostante intercorrente tra concedente e concessionario. Oltretutto, tanto sarebbe stato anche corroborato dalla disposizione dell'articolo 3, comma 65(4), della legge n. 549/1995, che prevede la facoltà dei Comuni di ridurre fino al 10 per cento le tariffe Tosap per le aree sulle quali riscuotano canoni non ricognitori.

Di converso, la Commissione tributaria regionale aveva affermato, accogliendo le ragioni del concessionario, che non sarebbe stata attuata una concessione di suolo pubblico per l'attività privata d'impresa, bensì la gestione di servizio di parcheggio pubblico e aveva ritenuto, conseguentemente, che non fossero integrati gli estremi per l'applicazione della Tosap.

Il giudizio della Suprema corte
La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando quanto stabilito dalla Commissione tributaria regionale, sulla scorta del mancato gravame in ordine alla interpretazione della convenzione e della volontà delle parti fornita dai giudici di merito. Secondo i giudici di legittimità, il Comune avrebbe limitato la propria impugnativa solo sulla violazione e falsa applicazione del disposto degli articoli 38 e 39 del Dlgs n. 507/1993.

L'interpretazione della convenzione resa dai giudici d'appello, costituendo accertamento di fatto sul punto della controversia, può essere censurabile in sede di legittimità solo in ipotesi di violazione dei canoni interpretativi in materia contrattuale, ex articolo 1362 e seguenti del Codice civile.
Pertanto, non essendo stata sollevata, al riguardo, nessuno specifico gravame, resta ferma l'interpretazione resa da detti giudici di merito.

Questi hanno ritenuto che oggetto della convenzione non sarebbe la concessione di suolo pubblico per attività privata d'impresa, ma la gestione di servizio di parcheggio pubblico. Tanto, a fortiori, in quanto la mancata disposizione dell'area da parte della concessionaria se non per l'utilizzo cui il Comune l'ha destinata e per i periodi dall'ente decisi, senza poter apportare variazioni alle tariffe, comporta la mancanza di qualsivoglia attività gestoria di natura imprenditoriale da parte della cooperativa.

E' da segnalare che tale pronuncia è conforme all'orientamento espresso in subiecta materia dalla Cassazione(5). Infatti, la valutazione ai fini del presupposto impositivo riguarda l'utilizzo e la materiale disponibilità (per la cassazione il possesso) dell'area concessa dall'ente pubblico(6). Nel caso preso in esame, la cooperativa non è una concessionaria di un'area pubblica. Ben diversa sarebbe, invece, l'ipotesi in cui vi sia una concessione di un'area pubblica sulla quale venga poi gestito un servizio di parcheggio, anche a fronte di modalità di utilizzo predefinite nell'atto concessorio.

In quest'ultimo caso, in presenza di tutti i presupposti di legge, l'eventuale concessione-contratto, con le modalità ivi stabilite, non farebbe altro che disciplinare in concreto lo sfruttamento dell'area, senza comportare alcuna limitazione in capo al concessionario tale da esentarlo dal pagamento del tributo. Infatti, come ribadito dalla stessa Corte con la sentenza n. 18550/2003, a norma degli articoli 38 e 39, Dlgs n. 507/1993, "la tassa per l'occupazione di suolo pubblico è dovuta, non soltanto in relazione alla limitazione o sottrazione all'uso normale e collettivo di parte del suolo pubblico, ma anche in relazione all'utilizzazione particolare ed eccezionale di cui il tributo rappresenta il corrispettivo, indipendentemente da quella limitazione, e, cioè, per una pura e semplice correlazione con l'utilità particolare diversa dall'uso della generalità(7)".

NOTE
1. Si specifica che la sentenza affronta anche un'altra tematica, sollevata in punto di eccezione dalla cooperativa concessionaria in ordine all'inammissibilità dell'atto di ratifica e conferimento dell'incarico emesso dal sindaco, prodotto successivamente alla proposizione del ricorso e notificato ex articolo 372 del codice di procedura civile. Tale eccezione è stata ritenuta infondata.

2. "1. Sono soggette alla tassa le occupazioni di qualsiasi natura, effettuate, anche senza titolo, nelle strade, nei corsi, nelle piazze e, comunque, sui beni appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dei comuni e delle province. 2. Sono, parimenti, soggette alla tassa le occupazioni di spazi soprastanti il suolo pubblico, di cui al comma 1, con esclusione dei balconi, verande, bow-windows e simili infissi di carattere stabile, nonché le occupazioni sottostanti il suolo medesimo, comprese quelle poste in essere con condutture ed impianti di servizi pubblici gestiti in regime di concessione amministrativa. 3. La tassa si applica, altresì, alle occupazioni realizzate su tratti di aree private sulle quali risulta costituita, nei modi e nei termini di legge, la servitù di pubblico passaggio. 4. Le occupazioni realizzate su tratti di strade statali o provinciali che attraversano il centro abitato di comuni con popolazione superiore a diecimila abitanti sono soggette all'imposizione da parte dei comuni medesimi. 5. Sono escluse dalla tassa le occupazioni di aree appartenenti al patrimonio disponibile dei predetti enti o al demanio statale. Sono soggette alla tassa le occupazioni di spazi acquei adibiti ad ormeggio di natanti e imbarcazioni compresi nei canali e rivi di traffico esclusivamente urbano in consegna ai comuni di Venezia e di Chioggia ai sensi del regio decreto 20 ottobre 1904, n. 721, e dell'articolo 517 del regolamento per l'esecuzione del codice della navigazione (navigazione marittima), approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n. 328. Le relative tariffe sono determinate dai comuni stessi, nella misura del 50 per cento di quelle previste dall'articolo 44 del presente decreto. Limitatamente a tali spazi acquei sono fatte salve le tasse già riscosse o da riscuotere per gli anni precedenti".

3. "1. La tassa è dovuta al comune o alla provincia dal titolare dell'atto di concessione o di autorizzazione o, in mancanza, dall'occupante di fatto, anche abusivo, in proporzione alla superficie effettivamente sottratta all'uso pubblico nell'ambito del rispettivo territorio".

4. "Per le aree su cui i comuni e le province riscuotono i canoni di concessione non ricognitori i comuni e le province possono deliberare la riduzione fino al 10 per cento della tassa per l'occupazione permanente o temporanea di spazi ed aree pubbliche prevista dal decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, e successive modificazioni".

5. Sentenza n. 18550 del 17 giugno 2003, sezione tributaria. Si riporta la massima: "L'area pubblica posta dal Comune a disposizione del concessionario per esser destinata, in conformità all'atto di concessione, a parcheggio accessibile al pubblico (con pagamento di tariffe stabilite nell'atto di concessione) e con libero parcheggio ai mezzi del Comune e dei suoi dipendenti, è pur sempre destinata ad una utilizzazione eccezionale e particolare che legittima l'applicazione della tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (Tosap), ai sensi degli artt. 38 e 39, D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, e secondo il regime tariffario dettato dagli artt. 45 e 46 del citato D.Lgs. n. 507 del 1993, rispettivamente per le occupazioni temporanee e permanenti; in quanto la predeterminazione delle tariffe di parcheggio e gli oneri gravanti sul concessionario non valgono ad escludere lo specifico vantaggio di quest'ultimo, esercitando egli, con la gestione del parcheggio, una tipica attività d'impresa, alla quale è naturalmente connesso il fine lucrativo".

6. Secondo L. Lovecchio "la semplice occupazione di per sé non è sufficiente, in linea di principio, a originare il presupposto imponibile del tributo. La tassa infatti trova la sua giustificazione .... nel beneficio economico che il contribuente ritrae dall'utilizzazione del suolo pubblico" (AA.VV., Manuale dei Tributi Locali, 2001, pagina 265).

7. Cfr. Cassazione, sez. I, sentenza 11 marzo 1996, n. 1996; Cassazione, sez. I, sentenza 19 maggio 1988, n. 3523.
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