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Giurisprudenza

Corte Ue, non soggetti a condizionededuzione e ammortamento

È la conclusione a cui sono pervenuti gli eurogiudici con la sentenza pronunziata nel procedimento C-35/08

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La Corte di Giustizia dell'Unione europea con la sentenza del 15 ottobre 2009, resa nel procedimento C-35/08, ha stabilito che "l'articolo 56 CE osta alla normativa di uno Stato membro relativa all'imposta sul reddito che subordina il diritto delle persone fisiche, residenti e integralmente soggette ad imposizione, di beneficiare tanto della deduzione dalla base imponibile delle perdite derivanti dalla locazione e dall'affitto di un bene immobile nell'anno del loro verificarsi quanto dell'applicazione di un ammortamento decrescente in sede di determinazione dei redditi derivanti da un tale bene alla condizione che quest'ultimo sia situato nel territorio di tale Stato membro".  Questo significa, in altri termini, che per i redditi da locazione, l'ubicazione del fabbricato in uno Stato membro diverso da quello di residenza dei proprietari, non osta al trattamento riservato dalla normativa nazionale dello Stato membro dove è sito l'immobile, alla stregua di quanto disposto dall'articolo 56 del Trattato CE.

L'origine della controversia
La sentenza prende le mosse dal procedimento C-35/08 e relativo a una domanda di pronuncia pregiudiziale presentata da due fratelli e relativa alla interpretazione degli articoli 18 e 56 Ce. Nel mirino l'applicazione dell'ammortamento finanziario decrescente previsto dal punto 5 dell'articolo 7 della disciplina nazionale sull'imposta sul reddito nonché la disapplicazione della compensazione limitata delle perdite ai sensi del punto 1, prima frase, dell'articolo 2 a, punto 6. Tale domanda è stata presentata nell'ambito di una controversia, sorta nei confronti della competente autorità tributaria, riguardo al trattamento fiscale applicato ai redditi derivanti da una abitazione unifamiliare. Il nocciolo della questione è dovuto alla fattispecie per la quale l'abitazione in oggetto è situata in uno Stato membro mentre le parti ricorrenti hanno residenza, fin dalla nascita, in uno  Stato membro diverso dal precedente. In altre parole, mentre l'immobile è situato in Spagna, le parti ricorrenti sono cittadini spagnoli che risiedono in Germania fin dalla nascita. I ricorrenti nella causa principale sono divenuti proprietari dell'immobile a seguito di successione mortis causa ma non hanno mai abitato nell'abitazione unifamiliare ereditata.  Ai fini della dichiarazione dei redditi presentata per gli anni oggetto della domanda, l'autorità tributaria tedesca ha rigettato la richiesta presentata dai ricorrenti che si sono visti negare la possibilità di applicare l'ammortamento finanziario decrescente, dovendo applicare l'ammortamento ordinario o lineare e applicare una compensazione limitata delle perdite in luogo di una compensazione piena nello stesso periodo di imposta. Ecco che allora, poiché l'autorità tributaria tedesca non prendendo alcuna decisione sulle opposizioni proposte riguardo alla sua decisione di rigetto, i ricorrenti nella causa principale non hanno potuto che appellarsi al giudice del rinvio richiamandosi alla non corretta applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 39 e 43 del Trattato CE.

La normativa comunitaria
In materia di successioni, nell'ambito comunitario, occorre far riferimento a quanto stabilito nel titolo XI dell'allegato I della direttiva del Consiglio 24 giugno 1988, 88/361/CEE in attuazione dell'articolo 67 del Trattato secondo cui le successioni, incluse quelle relative a beni immobili, vanno considerate nella macrocategoria di movimenti di capitali (articolo 56 del Trattato CE). E proprio per tale inquadramento normativo si rende necessario evidenziare una importante eccezione alla regola della libera circolazione dei capitali laddove la movimentazione riguardi elementi che non si trovino all'interno di uno stesso Stato membro. Secondo l'articolo 56 CE, occorre sottolineare che quanto previsto dal punto 1 ha una sua precisa finzione. In particolare evitare che soggetti non residenti facciano investimenti in uno Stato membro e, viceversa, che soggetti residenti facciano investimenti altre confine.
Inoltre l'articolo 1 della direttiva 88/361/CEE dispone, per gli Stati membri, la soppressione delle restrizioni di capitali che avvengono tra soggetti residenti nello stesso Stato. Per agevolare l'applicazione della norma, l'allegato 1 alla predetta direttiva, poi, contiene una elencazione dei movimenti di capitali con una dettagliata nomenclatura. Il titolo XI dell'allegato 1 tratta, appunto, dei movimenti di capitale a carattere personale e tra questi, nel nostro caso, hanno particolare interesse i movimenti di capitale relativi a successioni e legati.

La posizione del giudice nazionale
Facendo riferimento al diritto interno il giudice del rinvio non ha ritenuto possibile accogliere il ricorso intentato dalle parti in quanto l'abitazione unifamiliare è ubicata al di fuori del territorio nazionale tedesco.  Non essendo chiara, tuttavia, per lo stesso giudice, la compatibilità con l'articolo 56 CE degli articoli 2 a, n. 1, prima frase, punto 6, lett. a), e 7, n. 5 dell'imposta sul reddito si è dichiarato disposto ad accettare il ricorso in oggetto qualora la Corte sentenzi che le disposizioni nazionali richiamate non siano compatibili con quanto disciplinato nel Trattato CE.

La posizione della Corte di Giustizia europea
All'esame della Corte, pertanto, si pone la questione del contrasto con l'articolo 56 e, più in particolare, della circostanza  che consente a persona fisica soggetta a imposizione in Germania, ma di nazionalità spagnola, di dedurre perdite derivanti dalla locazione o dall'affitto di un immobile situato in un altro Stato membro nello stesso anno in cui tali perdite si sono verificate. E questo considerando che la persona fisica è divenuta proprietaria dell'immobile, situato oltre i confini nazionali tedeschi, a seguito di successione mortis causa e che applichi, nella determinazione del reddito di locazione o affitto, l'ammortamento decrescente, più elevato rispetto all'ammortamento ordinario, previsto per gli immobili situati in Germania.
                                                                                                                                            
Lo svantaggio fiscale
La Corte incentra il proprio ragionamento sulla previsione normativa nazionale contenuta nell'articolo 7, punto 5, dell'imposta sulle società disallineandosi da quanto sostenuto dall'Amministrazione tributaria di Stoccarda, nonché dal governo tedesco. In particolare sul fatto che tale previsione abbia la propria ragione d'essere nello stabilire uno svantaggio fiscale per dissuadere soggetti residenti a effettuare investimenti su immobili situati in altri Stati membri e viceversa. Dalla lettura della norma ne consegue che tali disposizioni nazionali vanno annoverate tra le restrizioni ai movimenti di capitale vietate proprio dall'articolo 56 Ce.
Quanto, invece, all'articolo 2 a, n. 1, prima frase, punto 6, circa la non deducibilità delle perdite, che derivano dalla locazione di un immobile situato al di fuori del territorio tedesco, da redditi positivi conseguiti nello stesso anno, l'Amministrazione tributaria di Stoccarda giustifica tale disposizione considerandola conforme al principio di territorialità. Principio che, per la Corte, non può essere riconosciuto in quanto i ricorrenti sono, nella causa principale, integralmente soggetti a imposizione in Germania e nonostante ciò non possono dedurre perdite che scaturiscono dalla loro abitazione unifamiliare ubicata nel territorio spagnolo. 
 

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