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Giurisprudenza

Corte Ue: il partner che fa da sé
è l’unico tenuto ad assolvere l’Iva

Il giudice lituano ha giustamente constatato che, nelle operazioni di compravendita immobiliare, il contribuente interveniva da solo, senza minimamente coinvolgere l’altro partecipante

mani che si stringono

La controversia all’esame della Corte Ue verte sull’interpretazione degli articoli 9, paragrafo 1, 193 e 287 della direttiva Iva n. 2006/112/Ce
La domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia che oppone un contribuente all’amministrazione fiscale lituana in relazione a una ingiunzione, a esso rivolta, di versare l’Iva dovuta in seguito a operazioni immobiliari non dichiarate.
Il contribuente e una altra persona fisica hanno stipulato un contratto di attività congiunta (partenariato) finalizzato alla costruzione di un immobile residenziale.
In seguito all’acquisto di un terreno, i due partner hanno deciso di costruire un complesso immobiliare di cinque edifici, successivamente venduti a terzi.
Dato che i due partner hanno ritenuto che le vendite degli immobili non costituissero un’attività economica soggetta a Iva, le fatture dovute dagli acquirenti non sono state maggiorate dell’imposta. Inoltre, essi non hanno dichiarato o versato l’Iva, né detratta quella versata a monte.
Quindi, in seguito a un controllo fiscale effettuato nei confronti de contribuente, l’amministrazione finanziaria lituana ha ritenuto che le attività cui erano ascrivibili le cessioni dovessero essere considerate come costituenti un’unica attività economica ai fini dell’Iva.
 
La questione è quindi approdata dinanzi alla competente autorità giurisdizionale, che ha sottoposto al vaglio pregiudiziale della Corte Ue la seguente questione, con cui chiede di conoscere, in sostanza, se l’articolo 9, paragrafo 1, e l’articolo 193 della direttiva 2006/112 debbano essere interpretati nel senso che una persona fisica che abbia stipulato con un’altra persona fisica un contratto di attività congiunta costitutiva di un partenariato, privo di personalità giuridica, caratterizzato dal fatto che la prima persona è legittimata ad agire in nome di tutti i partner, ma interviene da sola e in nome proprio nei rapporti con i terzi, quando compie gli atti che costituiscono l’attività economica perseguita da tale partenariato, esercita tale attività in modo indipendente e deve pertanto essere considerata come “soggetto passivo” ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 2006/112 e come l’unico debitore dell’Iva dovuta ai sensi dell’articolo 193 della stessa direttiva.
 
Le valutazioni della Corte Ue
Ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 2006/112, si considera “soggetto passivo” chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un’attività economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività.
In base a una consolidata giurisprudenza della Corte Ue, il termine “chiunque”, attribuisce una definizione ampia del concetto di “soggetto passivo” basata sull’indipendenza nell’esercizio di un’attività economica, nel senso che tutte le persone fisiche o giuridiche, sia pubbliche che private, nonché gli enti privi di personalità giuridica, che soddisfano oggettivamente i criteri stabiliti da tale disposizione, devono essere considerati soggetti passivi dell’Iva.
 
Al fine di determinare chi, nel caso all’esame della Corte di giustizia, debba essere considerato “soggetto passivo” Iva per le cessioni di immobili, occorre verificare chi abbia esercitato in modo indipendente l’attività economica. Infatti, il criterio dell’indipendenza riguarda la questione del collegamento dell’operazione a una determinata persona o entità, al contempo garantendo che l’acquirente possa esercitare il suo eventuale diritto a detrazione in modo giuridicamente sicuro in quanto disporrà del nome e dell’indirizzo completo del soggetto passivo. Pertanto, va accertato se l’interessato svolge un’attività economica in nome proprio, per conto proprio e sotto la propria responsabilità, e se si assume il rischio economico connesso all’esercizio di tali attività.

Nel caso concreto, dopo la conclusione del partenariato per la costruzione del progetto immobiliare e dopo che l’altro partner aveva consegnato al contribuente il suo apporto, il terreno è stato acquistato dal contribuente coinvolto nella controversia, da solo e in proprio nome.
Questi ha richiesto e ottenuto, in nome proprio, la licenza edilizia presso le autorità competenti.
È anche colui che, da solo e in proprio nome, ha stipulato il contratto di promozione immobiliare.
I partner hanno deciso che sarebbe stato lui a essere iscritto nel registro fondiario come unico proprietario.
Lo stesso ha stipulato in proprio nome i contratti di compravendita relativi a tutti gli immobili, sia prima che dopo la decisione di porre fine al partenariato.
Nonostante la presenza nel contratto di una clausola che lo designava come la persona che, nei rapporti con i terzi, agiva in nome di entrambi i partner, il giudice ha constatato, in particolare, con riferimento alle cessioni immobiliari di ci si tratta, che interveniva da solo in tali rapporti, senza menzionare l’identità del partner o il partenariato, in modo da rendere molto probabile che i destinatari delle cessioni non fossero a conoscenza dell’esistenza di un partner.
Pertanto, il contribuente ha agito in nome e per conto proprio, assumendosi da solo il rischio economico connesso alle operazioni imponibili.

Da ciò deriva che l’attività economica non può essere collegata all’entità costituita dal contratto di attività congiunta, in quanto i partner non hanno agito congiuntamente nei loro rapporti con i terzi e il soggetto legittimato ad agire in nome di tutti i partner non è comparso in tali rapporti secondo le regole di rappresentanza stabilite nel contratto.
Non si può quindi ritenere che tale entità abbia effettuato le operazioni imponibili. Poiché l’altro partner non ha effettuato alcuna operazione, solo il contribuente ha agito in modo indipendente e quindi in qualità di soggetto passivo.
L’esistenza formale di un contratto di partenariato non esclude quindi l’indipendenza di un soggetto nell’esercizio dell’attività economica.
Da quanto precede deriva che una persona che si trovi in una situazione come quella del contribuente deve essere considerata il “soggetto passivo”, di cui all’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 2006/112, nei limiti in cui abbia agito per conto proprio o per conto terzi.
 
Le conclusioni della Corte Ue
Tutto ciò premesso, la Corte Ue perviene alla conclusione che l’articolo 9, paragrafo 1, e l’articolo 193 della direttiva 2006/112 devono essere interpretati nel senso che una persona fisica che abbia concluso con un’altra persona fisica un contratto di attività congiunta costitutiva di un partenariato, privo di personalità giuridica, caratterizzato dal fatto che la prima persona è legittimata ad agire in nome di tutti i partner, ma interviene da sola e in nome proprio nei rapporti con i terzi quando compie gli atti che costituiscono l’attività economica perseguita da tale partenariato, deve essere considerata un “soggetto passivo” e come l’unica tenuta a versare l’Iva dovuta ai sensi dell’articolo 193 della direttiva in argomento, nei limiti in cui agisce per conto proprio o per conto terzi in qualità di commissionario ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 2, lettera c), e dell’articolo 28 della stessa direttiva.
 
Data sentenza
16 settembre 2020
 
Numero causa
 C 312/2019
 
Nome delle parti
XT
contro
Valstybinė mokesčių inspekcija prie Lietuvos Respublikos finansų ministerijos

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