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Giurisprudenza

Corte Ue: su successioni, donazioni
la comunicazione è d’obbligo

La domanda di pronuncia pregiudiziale, sottoposta ai giudici comunitari, concerne l’interpretazione di una disposizione del diritto comunitario in materia di libertà di stabilimento

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La controversia che ha portato alla decisione in commento della Corte di giustizia europea è stata sollevata dalla Corte di cassazione tedesca ed ha ad oggetto il rifiuto di un ente creditizio tedesco di comunicare all’Amministrazione tributaria determinate informazioni relative ai conti detenuti presso la sua succursale non indipendente stabilita in Austria da persone che avevano, al momento del decesso, la residenza fiscale in Germania.  La domanda di pronuncia pregiudiziale, sottoposta all’attenzione degli eurogiudici, ha ad oggetto l’interpretazione dell’articolo 49 TFUE, già articolo 43 CE, in materia di libertà di stabilimento.
 
La controversia. Un ente creditizio tedesco, che opera sulla base di un’autorizzazione concessa dalle autorità tedesche, gestisce una succursale non indipendente in Austria. Nel 2008, l’amministrazione tributaria germanica ha chiesto all’ente di fornirle, per il periodo gennaio 2001, le informazioni di cui all’articolo 33 della legge relativa all’imposta di successione e donazioni, con riguardo ai clienti della sua succursale con sede in Austria e residenti in Germania al momento del decesso.
 
La decisione della società - La società creditizia, opponendosi alla richiesta, proponeva ricorso contro la decisione dell’amministrazione fiscale, ricorso che veniva respinto. Il ricorrente, presentava ricorso avverso tale decisione dinanzi alla Corte federale tributaria. Il giudice di merito, analizzando il procedimento principale, solleva dei dubbi in merito alla questione principale. In pratica, il giudice del rinvio si chiede se l’articolo 33, paragrafo 1, della legge sull’imposta di successione e donazione, limiti la libertà di stabilimento malgrado il fatto che l’obbligo di comunicazione previsto in tale disposizione si applichi allo stesso modo a tutti gli enti creditizi tedeschi. Infatti, a causa di tale obbligo, gli enti creditizi tedeschi risulterebbero disincentivati dall’esercitare, mediante succursali, attività commerciali in Austria. Tuttavia, detto giudice si chiede anche, da un lato, se una restrizione alla libertà di stabilimento possa derivare anche dall’effetto combinato tra le disposizioni del diritto dello Stato membro in cui ha sede l’ente creditizio, cioè la Repubblica federale di Germania, e quelle del diritto dello Stato membro in cui ha sede la succursale, cioè la Repubblica d’Austria, e, dall’altro, quale sia lo Stato membro al quale tale restrizione va ascritta.
 
La questione pregiudiziale - Per tale ragione la Corte federale tributaria ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale. In particolare la Corte federale tributaria ha chiesto alla Corte Ue se la libertà di stabilimento, così come prevista dall’articolo 49 TFUE, osti alla normativa di uno Stato membro in base alla quale un istituto di credito con sede sul territorio nazionale deve, in caso di decesso di un de cuius residente, denunciare all’amministrazione tributaria competente sul territorio nazionale per la liquidazione dell’imposta di successione anche i beni del de cuius che tale istituto custodisce o amministra in una succursale non indipendente dell’istituto di credito in un altro Stato membro, quando in quest’ultimo Stato non sussiste un analogo obbligo di denuncia e gli istituti di credito sono ivi soggetti a segreto bancario penalmente sanzionato.
 
Sulla questione pregiudiziale - In linea di principio generale, bisogna specificare che l’articolo 49 TFUE impone la soppressione delle restrizioni alla libertà di stabilimento. Detta libertà implica per i cittadini di uno Stato membro, l’accesso sul territorio di un altro Stato membro, alle attività autonome e al loro esercizio, nonché la costituzione e la gestione di aziende secondo quanto stabiliscono le leggi del paese di stabilimento per i loro cittadini. In forza dell’articolo 54, secondo comma, TFUE, anche alle persone giuridiche di diritto pubblico, si applica l’articolo 49 TFUE. Secondo le indicazioni fornite dal giudice del rinvio, l’ente creditizio oggetto del procedimento principale è una persona giuridica di diritto pubblico.
Nel procedimento in questione, il giudice del rinvio si chiede se l’attività di un ente creditizio tedesco, che abbia aperto una succursale in Austria, sia resa più difficoltosa a causa tanto dell’obbligo di trasmissione delle informazioni previsto dal suddetto articolo 33, paragrafo 1, quanto dall’obbligo di rispettare, in Austria, il segreto bancario tutelato dall’articolo 38, paragrafo 2, e dall’articolo 101 della legge bancaria austriaca. Al riguardo, detto giudice rileva che un ente creditizio che si trovi nella situazione della ricorrente nel procedimento principale, per conformarsi ai due obblighi suddetti, è tenuto a chiedere, in conformità all’articolo 38, paragrafo 2, punto 5, della legge austriaca, il consenso dei suoi clienti ad un’eventuale trasmissione delle informazioni che li riguardano alle autorità tedesche. Il giudice del rinvio, ha sollevato una serie di questioni che, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, potrebbero avere delle conseguenze svantaggiose dall’esercizio parallelo da parte di due Stati membri della loro competenza, da un lato, in materia di disciplina degli obblighi delle banche e degli altri enti creditizi nei confronti dei loro clienti con riferimento al rispetto del segreto bancario e, dall’altro, in materia di controlli fiscali.
Infatti, i due Stati membri hanno una visione diametralmente opposta in merito alla questione principale. In particolare, il diritto austriaco pone il segreto bancario prevalente rispetto agli aspetti fiscali, mentre per il diritto tedesco, il rispetto del segreto bancario non può prevalere sull’esigenza consistente nel garantire l’efficacia dei controlli fiscali.
 
La posizione del giudice del rinvio - Il giudice del rinvio, fa riferimento ad un accordo bilaterale concluso tra i due Stati membri interessati, al pari di misure adottate a livello dell’Unione, come lo scambio automatico e obbligatorio di informazioni previsto all’articolo 8, paragrafo 3 bis, della direttiva 2011/16. Lo stesso, chiarisce, che l’accordo che prevede lo scambio di informazioni in materia tributaria, concluso tra la Repubblica federale di Germania e la Repubblica d’Austria è entrato in vigore  a marzo 2012, ed è applicabile soltanto agli esercizi o ai periodi di imposta successivi al gennaio 2011, i quali non sono coperti dalla domanda rivolta dall’amministrazione tributaria.
Per queste ragioni, gli Stati membri erano liberi di imporre agli enti creditizi nazionali un obbligo come quello di cui trattasi nel procedimento principale per quanto riguarda le loro succursali attive all’estero, diretto a garantire l’efficacia dei controlli fiscali, purché le operazioni realizzate in seno a tali succursali non fossero oggetto di trattamento discriminatorio rispetto alle operazioni realizzate dalle loro succursali nazionali.
Inoltre, si può affermare che il solo fatto che un obbligo di dichiarazione, come quello di cui trattasi nel procedimento principale, non sia previsto dal diritto austriaco, non può condurre a escludere che la Repubblica federale di Germania possa prevedere tale obbligo. Risulta infatti dalla giurisprudenza della Corte che la libertà di stabilimento non può essere intesa nel senso che uno Stato membro sia obbligato a fissare le proprie disposizioni tributarie e, in particolare, un obbligo di dichiarazione come quello di cui trattasi nel procedimento principale, in funzione di quelle di un altro Stato membro, per garantire in tutte le situazioni che sia cancellata qualsiasi disparità derivante dalle normative nazionali.
 
La decisione della Corte - Chiamati a pronunciarsi sulla questione, i giudici sovranazionali hanno chiarito che gli enti creditizi, con sede sociale in uno Stato membro, devono dichiarare alle autorità nazionali gli attivi depositati o gestiti presso le loro succursali non indipendenti stabilite in un altro Stato membro, in caso di decesso del titolare di tali attivi residente nel primo Stato membro. In merito, infatti, l’articolo 49 TFUE deve essere interpretato nel senso che non osta alla normativa di uno Stato membro, qualora il secondo Stato membro non preveda alcun obbligo di dichiarazione analogo e gli enti creditizi siano qui assoggettati ad un segreto bancario la cui violazione è sanzionata penalmente.
 
 
Data della sentenza
14 aprile 2016
Numero della causa
C-522/14
Nome delle parti
  • Sparkasse Allgäu,
contro
  • Finanzamt Kempten
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