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Giurisprudenza

Corte Ue: "tassa sul lusso" sarda viola la normativa comunitaria

Il pronunciamento degli eurogiudici riguarda la causa C-169/08 tra Presidenza del consiglio e regione Sardegna

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L'imposta sullo scalo turistico degli aerei e delle imbarcazioni da diporto, introdotta da una legge tributaria della regione Sardegna nel 2006 e, successivamente, cancellata dalla Finanziaria 2009, che grava sulle persone fisiche e giuridiche che hanno il proprio domicilio fiscale al di fuori del territorio dell'isola, viola il diritto comunitario perché non in linea con il principio della libera prestazione dei servizi e costituisce un aiuto di Stato.
Questo il dispositivo finale della Corte di giustizia europea emesso con la sentenza odierna riguardante la causa (C-169/08) che vede contrapposti la Presidenza del consiglio dei Ministri e la regione Sardegna. A rivolgersi alla Corte europea è stata la Corte costituzionale italiana che, dopo essersi pronunciata, con sentenza n. 102/2008, sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate da due ricorsi presentati dalla Presidenza del consiglio, dichiarandole inammissibili o infondate per quanto attiene l'attuazione dell'articolo 117 della Carta costituzionale, ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte Ue le questioni pregiudiziali riguardanti l'interpretazione degli articoli 49 CE e 87 CE.

Il caso
La regione Sardegna, con la legge n. 4 dell' 11 maggio 2006, ha introdotto la cosiddetta "tassa sul lusso" con cui si istituisce, dal 2006, una imposta regionale sullo scalo turistico di aeromobili e unità da diporto che riguarda gli aerei adibiti al trasporto privato e le imbarcazioni da diporto, di lunghezza superiore a 14 metri, nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 30 settembre. L'imposta grava sulla persona fisica o giuridica che ha domicilio fiscale fuori dal territorio regionale; il pagamento del tributo avviene per ogni scalo aereo mentre per le imbarcazioni la tassa è annuale e viene pagata entro 24 ore dall'approdo nei porti della Sardegna. Contro l'istituzione di questa tassa regionale, la Presidenza del consiglio dei Ministri ha presentato due ricorsi alla Corte costituzionale e con la Legge finanziaria 2009 ha definitivamente cassato la norma.

La sentenza
I giudici del Lussemburgo hanno ritenuto che la tassa, riscossa dal 2006 al 2008, costituisca un aiuto di Stato poiché grava soltanto sulle persone fisiche e giuridiche che non hanno il domicilio fiscale in Sardegna ed è in contrasto con la normativa comunitaria che sancisce la libera circolazione dei servizi, prevista dall'articolo 49 CE, creando una disparità di trattamento nei confronti dei non residenti. Infatti, sostiene la Corte, l'imposta "è dovuta per effetto dello scalo degli aeromobili adibiti al trasporto privato di persone e delle imbarcazioni da diporto non in ragione della situazione dei contribuenti interessati".
Non vale, per la Corte europea, la giustificazione addotta dalla regione Sardegna secondo cui la "tassa sul lusso"sia destinata alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini, poiché anche gli aerei e le imbarcazioni locali contribuiscono a incrementare il tasso di inquinamento, dal momento che le imposte regionali pagate dai residenti non sono destinate a questo unico scopo ma servono a "finanziare l'insieme delle azioni regionali".
Per quanto riguarda le disposizioni regionali che accordano ad alcune imprese il non assoggettamento all'imposta costituisce "una rinuncia della Regione al gettito fiscale che essa avrebbe potuto riscuotere" e il fatto che siano debitori dell'imposta unicamente i non residenti attribuisce a questi ultimi "un vantaggio tributario di natura selettiva" che si configura come "una misura di aiuto di Stato a favore delle imprese stabilite in Sardegna".

La nozione di aiuto
Secondo la Corte nella nozione di aiuto non rientrano soltanto prestazioni positive come possono essere le sovvenzioni, i prestiti o l'assunzione di partecipazione al capitale delle imprese ma anche tutti quegli interventi che, in varie forme, "alleviano gli oneri che di regola gravano sul bilancio di una impresa e che, di conseguenza, senza essere sovvenzioni in senso stretto, hanno la stessa natura e producono identici effetti". Il fatto che gli esercenti di aeromobili adibiti al trasporto privato di persone e di unità da diporto con domicilio fiscale nel territorio regionale non siano tenuti al pagamento dell'imposta regionale può costituire un aiuto di Stato.
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