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Giurisprudenza

Corte Ue: su tassazione societaria,
no ammortamento discriminatorio

Al centro del contenzioso comunitario la compatibilità della normativa austriaca con quanto previsto dagli articoli 49 e 54 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea

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Con la sentenza resa in data 6 ottobre nella causa C-66/14, la Corte di giustizia, sollecitata in merito dai competenti giudici austriaci, ha chiarito se gli articoli 49  e 54 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) sono in contrasto o meno con le disposizioni di uno Stato membro secondo cui, nell’ambito dell’imposizione di gruppo, in caso di acquisizione di una partecipazione in una società residente, è legittimo portarsi in ammortamento l’avviamento, mentre in caso di acquisizione di una partecipazione in una società non residente un siffatto ammortamento dell’avviamento non è ammesso.


I termini della controversia
La controversia che ha portato alla decisione in commento da parte della Corte è insorta tra una società austriaca e l’amministrazione fiscale del medesimo paese, relativamente all’imposta nazionale sulle società ed alla sua compatibilità con le libertà fondamentali sancite a livello europeo, ed in special modo con la libertà di stabilimento garantita dall’articolo 49 Tfue. In particolare, due società facevano parte di un gruppo fiscale ai sensi della normativa austriaca in materia. Nel 2005 una delle due società acquisiva le quote di un’impresa slovacca e nel 2008 l’altra società austriaca diveniva avente causa della società che aveva acquisito la società slovacca. Rispetto alle quote in tale società straniera, le due imprese austriache procedevano all’ammortamento annuale dell’avviamento ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 7, secondo periodo, della normativa fiscale austriaca. Gli ammortamenti venivano però bocciati dal competente ufficio fiscale della città di Linz, in quanto questi sarebbero ammissibili soltanto per le partecipazioni in società integralmente assoggettate ad imposta nel paese austriaco. La società in questione avrebbe però la sua sede in Slovacchia e, pertanto, non sarebbe integralmente assoggettata a imposta in Austria.
 
Il ricorso contro la decisione del Fisco
Avverso tale determinazione del fisco austriaco, le due società proponevano ricorso innanzi il giudice di primo grado competente, il quale cassava la decisione dell’amministrazione, che proponeva, quindi, ricorso al giudice di seconde cure. Rilevata la presenza di dubbi di compatibilità tra la normativa nazionale e quella europea, i magistrati austriaci decidevano di sospendere il procedimento dinanzi a loro pendente per chiedere ai giudici di Lussemburgo se gli articoli 49 e 54 Tfue sono in contrasto o meno con disposizioni di uno Stato membro secondo cui, nell’ambito dell’imposizione di gruppo, in caso di acquisizione di una partecipazione in una società residente, deve portarsi in ammortamento l’avviamento, mentre in caso di acquisizione di una partecipazione in una società non residente un siffatto ammortamento dell’avviamento non è ammesso.
 
La normativa austriaca
Per quanto riguarda il diritto austriaco, la legge relativa all’imposta sulle società del 1988, al suo articolo 9 prevede, nell’ambito della tassazione dei gruppi societari, la possibilità per una società di formare un gruppo di società con le sue controllate e con altre società affiliate, a condizione che detenga almeno il 50% del capitale di queste. In tal caso, i risultati fiscali, ovvero gli utili e le perdite delle società appartenenti a detto gruppo, sono imputati al reddito della sola società controllante e sono tassati a livello di quest’ultima. Sempre il medesimo articolo 9 prevede, inoltre, la necessità in ipotesi di acquisizione da parte di un membro del gruppo o della società capogruppo di una partecipazione in una società controllata operativa integralmente assoggettata a imposta, di procedere ad ammortamento dell’avviamento in capo al membro del gruppo che detiene direttamente la partecipazione o in capo alla società capogruppo.
Il successivo articolo 10 della medesima legge del 1988 prevede l’esenzione dall’imposta sulle società delle quote di utili di qualsiasi genere derivanti da partecipazioni internazionali qualificate, ovvero superiori al 10% del totale delle azioni con diritto di voto relative alla società partecipata. A tale regola, fanno però eccezione le perdite effettive e definitive determinate dal venir meno per liquidazione o insolvenza della società non residente. Inoltre, sempre ai sensi del citato articolo 10, la neutralità fiscale della partecipazione non opera, mediante un diritto di opzione concesso dalla legge al soggetto passivo, se all’atto della presentazione della dichiarazione relativa all’imposta sulle società per l’anno in cui è stata acquisita una partecipazione internazionale qualificata, lo stesso  soggetto passivo dichiara che gli utili, le perdite e le altre variazioni di valore devono essere ritenute fiscalmente rilevanti ai fini della stessa.

La decisione della Corte
Chiamati a pronunciarsi sulla questione pregiudiziale sollevata dalla magistratura austriaca, gli eurogiudici hanno innanzitutto ricordato come le disposizioni del Tfue relative alla libertà di stabilimento mirino ad assicurare ad un tempo solo sia il beneficio del trattamento nazionale nello Stato membro ospitante, sia il divieto a che lo Stato membro d’origine ostacoli lo stabilimento in un altro Stato membro di una società costituita conformemente alla propria normativa, segnatamente per il tramite di una controllata. E tale libero stabilimento verrebbe chiaramente ostacolato se una società residente che detiene una controllata in un altro Stato membro dovesse subire una differenza di trattamento fiscale svantaggiosa rispetto a una società residente detenente una controllata nel proprio stato. La normativa fiscale austriaca sulla tassazione societaria, hanno rimarcato i magistrati sovranazionali, ha l’indubbio effetto di creare un vantaggio fiscale in favore di una società controllante che acquisisca una partecipazione in una società residente, dal momento che, se l’avviamento di quest’ultima è positivo, la possibilità di procedere all’ammortamento dell’avviamento riduce la base imponibile della controllante stessa. E non essendo previsto, pur in presenza delle medesime condizioni, lo stesso vantaggio fiscale per una società controllante che acquisisca una partecipazione in una società non residente, ecco che la normativa austriaca finisce con il creare una disparità di trattamento fiscale tra società controllanti a scapito di quelle che acquisiscono partecipazioni in una società non residente. Tale disparità di trattamento fiscale si risolve quindi in ultima analisi in un vulnus alla libertà di stabilimento garantita dall’articolo 49 Tfue.

La disparità di trattamento
I giudici di Lussemburgo hanno chiarito che una siffatta disparità di trattamento è ammissibile solo se riguarda situazioni che non siano oggettivamente comparabili o se è giustificata da un motivo imperativo di interesse generale. A tal proposito, la Repubblica d’Austria ha sostenuto che la disparità di trattamento scaturente dalla propria normativa trova la sua giustificazione nella necessità di garantire la coerenza del sistema fiscale interno. In proposito, pur essendo effettivamente sostenibile che la necessità di preservare la coerenza di un regime fiscale possa giustificare una restrizione all’esercizio delle libertà di circolazione garantite dal Trattato, è tuttavia richiesto, secondo costante giurisprudenza della Corte stessa, uno stringente nesso diretto tra il vantaggio fiscale di cui trattasi e la compensazione di tale vantaggio con un determinato prelievo fiscale. E, in merito, la Corte di giustizia non ha rinvenuto nella normativa austriaca in esame alcun nesso del tipo ora citato che possa giustificare una restrizione alla libertà fondamentale di stabilimento garantita dal ricordato articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Le conclusioni della Corte
Per tutto quanto ora visto, ai giudici sovranazionali non è rimasto che risolvere la questione pregiudiziale sottoposta alla loro attenzione dichiarando che “l’articolo 49 TFUE osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, la quale, nell’ambito della tassazione di un gruppo societario, consente ad una società controllante, nel caso di acquisizione di una partecipazione in una società residente che entra a far parte di un simile gruppo, di procedere all’ammortamento dell’avviamento entro il limite del 50% del prezzo di acquisto della partecipazione, mentre preclude tale ammortamento nel caso di acquisizione di una partecipazione in una società non residente”.

 
Data della sentenza
6 ottobre 2015
Numero della causa
C-66/14
Nome delle parti
  • Finanzamt Linz;
contro
  • Bundesfinanzgericht, Außenstelle Linz;
con l’intervento di:
  • IFN-Holding AG;
  • IFN Beteiligungs GmbH
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/giurisprudenza/articolo/corte-ue-tassazione-societaria-no-ammortamento-discriminatorio