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Giurisprudenza

Ctr annulla sanzioni su versamenti:
la decisione ultra petita va cassata

In caso di violazione addebitabile alla condotta illecita di terzi, è necessario che il contribuente chieda espressamente al giudice tributario la cancellazione delle ammende

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È viziata di ultrapetizione la pronuncia del giudice di secondo grado che annulla le sanzioni irrogate per omesso, ritardato o insufficiente versamento delle imposte, in caso di ricorso del contribuente volto esclusivamente a ottenere la sospensione della riscossione di cui all’articolo 1, commi 1 e 2, della legge 423/1995, adducendo la responsabilità del professionista incaricato di eseguire i versamenti delle imposte.

È quanto chiarito dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 1759 del 23 gennaio 2019.


La vicenda processuale
Il contribuente ha impugnato innanzi alla Commissione tributaria provinciale di Roma la cartella di pagamento con cui l’Agente della riscossione ha intimato il pagamento di somme iscritte a ruolo per l’intervenuta definitività degli atti di accertamento relativi ai periodi d’imposta 1997/1999.
Con il predetto ricorso, il contribuente ha invocato l’applicazione dell’articolo 1 della legge 423/1995, al fine di richiedere l’esclusione delle sanzioni per responsabilità del professionista incaricato di eseguire i versamenti delle imposte.
 
Il giudice di prime cure ha rigettato il ricorso.
La Commissione tributaria regionale, riformando la pronuncia di primo grado, ha annullato le sanzioni contenute nella cartella.
 
L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, deducendo, in particolare, la nullità della sentenza impugnata “per aver deciso ultra petita”, posto che “il giudice regionale, investito dal contribuente della sola domanda di annullamento della cartella di pagamento al fine di «dar corso alla procedura di sospensione della riscossione di cui all’art. 1 co. 2 della I. n. 423/95», ha invece annullato le sanzioni”.
 
Cenni normativi
In tema di non sanzionabilità del contribuente, in caso di violazioni commesse da terzi, l’articolo 1, comma 1, legge 423/1995, dispone che “La riscossione delle sanzioni pecuniarie previste dalle leggi d’imposta in caso di omesso, ritardato o insufficiente versamento è sospesa nei confronti del contribuente e del sostituto d’imposta qualora la violazione consegua alla condotta illecita, penalmente rilevante, di dottori commercialisti, ragionieri, consulenti del lavoro, avvocati, notai e altri professionisti, in dipendenza del loro mandato professionale”.
 
Il comma successivo, invece, disciplina il procedimento di sospensione della riscossione prevedendo che il contribuente (o il sostituto):
  • presenti apposita istanza all’Agenzia delle entrate
  • abbia sporto formale denuncia all’Autorità giudiziaria o a un ufficiale di polizia giudiziaria (da allegare all’istanza)
  • dimostri di aver provvisto il professionista delle somme necessarie al versamento omesso, ritardato o insufficiente.
Ai commi 3 e 4, la norma prevede, invece, l’annullamento delle sanzioni a carico del contribuente e la contestuale irrogazione delle stesse a carico del professionista, solo “Se il giudizio penale si conclude con un provvedimento definitivo di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti…” ovvero “Se il giudizio penale si conclude con un provvedimento definitivo di non luogo a procedere ai sensi dell’articolo 425 del codice di procedura penale… o …di non doversi procedere ai sensi dell’articolo 529 del medesimo codice… se il contribuente dimostra di aver promosso azione civile entro tre mesi dal deposito del provvedimento… e …il giudizio civile si conclude con un provvedimento definitivo di condanna”.
 
Ben più generica è, invece, la formulazione dell’articolo 6, Dlgs 472/1997 “Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie”, che definisce le cause di non punibilità.
Nello specifico, il comma 3 testualmente dispone che “Il contribuente, il sostituto e il responsabile d’imposta non sono punibili quando dimostrano che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto denunciato all’autorità giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi”.
Anche in questo caso, è previsto che il fatto sia stato denunciato all’Autorità giudiziaria.
Stante il tenore letterale della norma, appare evidente che essa abbia esteso l’ambito di applicazione della causa di non punibilità anche a fatto illecito commesso da soggetti non iscritti in appositi e specifici albi. Infatti, si parla di fatto addebitabile a terzi in generale.
 
La decisione della Corte
La Corte di cassazione muove la propria decisione da un’attenta disamina della disciplina normativa di riferimento.
Richiama, inoltre, l’orientamento giurisprudenziale che, ai fini di scongiurare il pericolo di ingiustificata disparità di tutele tra l’articolo 6, Dlgs 472/1997, e l’articolo 1, legge 423/1995, ha ritenuto che, in caso di violazione addebitabile alla condotta illecita penalmente rilevante di professionisti, la sussistenza delle condizioni richiamate dall’articolo 1 citato, che comporterebbero l’annullamento delle sanzioni, può essere dimostrata direttamente in giudizio, in sede di impugnazione dell’atto impositivo (cfr Cassazione, 17578/2002, 26850/2007 e 14026/2009).
 
La giurisprudenza di legittimità ha offerto, quindi, un’interpretazione estensiva del richiamato articolo 1.
Tuttavia, precisa la Cassazione, è necessario che il contribuente investa espressamente il giudice tributario della domanda di annullamento delle sanzioni, circostanza che non si è realizzata nel caso di specie.
Il contribuente, in sede di appello, ha chiesto l’annullamento della cartella, al solo fine di dar corso alla procedura di sospensione della riscossione, in pendenza del processo penale a carico dell’infedele professionista, nei confronti del quale vi era una sentenza di condanna, tuttavia non ancora definitiva.
Non sussistevano, quindi, neppure i presupposti per la declaratoria di annullamento delle sanzioni, tra l’altro non richiesta.
Dunque, conclude la Corte “La statuizione del giudice regionale, che invece con la sentenza impugnata ha annullato le sanzioni, è viziata da ultrapetizione”.
 
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