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Giurisprudenza

Debiti erariali, sì alle misure cautelari per i soci illimitatamente responsabili

Non sono però ammesse nei confronti dell’ex socio cui non è stato notificato il pvc

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La domanda di misure cautelari nei confronti dei soci illimitatamente responsabili per i debiti erariali della società può essere accolta, ma non nei confronti dell'ex socio al quale non è stato notificato il processo verbale di constatazione. Così si è espressa la Commissione tributaria provinciale di Pordenone in merito all'istanza presentata da un ufficio dell'Agenzia per essere autorizzato a procedere - considerata l'incapacità patrimoniale della società (una società di persone) - a sequestro conservativo e iscrizione di ipoteca sui beni dei due soci illimitatamente responsabili.

"...Sulla scorta di tali constatazioni l'Ufficio delle Entrate (...) ha calcolato un totale di imposte dovute in euro 357.103,36 e sanzioni in euro 179.101,30 notificando l'istanza di cui all'art. 22 D.lgs. 472/97 per essere autorizzato a procedere a sequestro conservativo ed iscrizione di ipoteca sui beni dei soci illimitatamente responsabili X e Y , quest'ultimo socio fino all'aprile 2002, e ciò in considerazione dell'incapacità patrimoniale della società. Nessuno dei nominati si è attivato a difesa né si è presentato all'udienza di trattazione dell'istanza. Questa - si legge nella sentenza - non può essere accolta nei confronti del socio Y al quale non è stato notificato il p.v. di constatazione sulla cui base è stata presentata l'istanza stessa". L'articolo 22 del decreto legislativo che detta disposizioni sulle sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie (Dlgs 472/97) richiede infatti la notifica come presupposto specifico affinché l'istanza possa essere accolta.

Riguardo all'altro socio - prosegue la sentenza - "esistono invece i presupposti per l'accoglimento essendo analiticamente documentati gli addebiti a carico della società e non essendovi dubbi dell'incapacità della stessa di farvi, anche parzialmente fronte. Essendo quelli di X i soli beni teoricamente espropriabili in relazione ad un debito sociale superiore ai 500mila euro, si può configurare in concreto il pericolo della loro sottrazione alla garanzia...".

La sentenza in esame evidenzia alcuni aspetti interessanti in merito all'applicazione delle misure cautelari previste dal decreto legislativo del '97. La prima questione affrontata, ormai risolta in modo esattamente contrapposto sia dalla giurisprudenza che dalla dottrina, riguarda la possibilità per gli uffici finanziari di chiedere la garanzia, per la futura riscossione, non solo dell'importo constatato per le sanzioni comminate in seguito a violazioni tributarie, ma anche delle imposte. Sul punto si sono pronunciate numerose altre Commissioni tributarie provinciali, limitando la garanzia solo per le sanzioni, e motivando tali decisioni in base alla struttura dell'articolo 22 del Dlgs 472.

Sarebbe pertanto auspicabile, al di là dei contrapposti pensieri giurisprudenziali e dottrinari, un intervento normativo che risolvesse in modo definitivo questa diatriba con una nuova disciplina sulle misure cautelari da inserire in modo più organico nel decreto legislativo 546/1992 (disposizioni sul processo tributario). Sul punto - anche a fronte delle recenti modifiche normative che hanno ampliato i poteri degli enti deputati alla riscossione e della continua necessità di garantire la riscossione delle imposte - vi sono tutti i presupposti per poter chiedere le misure cautelari sia sulle sanzioni che sulle imposte.

A ogni buon conto, anche la normativa precedente al Dlgs 472 (legge 4/29) non prevedeva limitazioni alle sole sanzioni, ma anzi la Cassazione così si pronunciava: "La iscrizione di ipoteca legale sui beni del trasgressore per la violazione di una norma, per la quale sia stabilita una pena pecuniaria, può essere chiesta al Presidente del Tribunale, ai sensi dell'art. 26 L. 4/29, anche a garanzia di tributi che trovano titolo nella violazione di leggi finanziarie, atteso che, quando il credito sorge quale diretta conseguenza della violazione della legge finanziaria, non c'è ragione di distinguere quello relativo alla pena pecuniaria dalle (altre) obbligazioni derivanti (come l'imposta evasa) dalla stessa violazione, per limitare alla prima l'operatività della misura cautelare".

Altro problema affrontato nella sentenza in questione è il mancato accoglimento della domanda cautelare nei confronti di un ex socio al quale non era stato notificato il processo verbale di constatazione. Per chiarire il punto occorre, però, fare una breve premessa.
L'istanza cautelare era stata proposta nei confronti di una società di persone; per gli anni d'imposta verificati vi era anche la responsabilità solidale di un socio che, al tempo della notificazione/comunicazione del pvc avvenuta da parte dei verificatori, non risultava essere più nella compagine societaria. La Commissione tributaria provinciale sul punto ha così deciso: "...non può essere accolta nei confronti del socio Y al quale non è stato notificato il p.v. di constatazione sulla cui base è stata presentata l'istanza stessa. Tale notifica è richiesta come presupposto specifico dall'art. 22 D.lgs. 472/97 per l'accoglibilità dell'istanza...".

Sul punto, nulla da dire perché l'articolo 22 prevede espressamente: "In base all'atto di contestazione, al provvedimento di irrogazione della sanzione o al processo verbale di constatazione e dopo la loro notifica..."
Nel caso de quo, la mancata notificazione avrebbe potuto ledere anche il diritto di difesa del contribuente; sul punto, però, occorre specificare che il pvc era stato comunque depositato agli atti in Commissione tributaria nel momento in cui è stata depositata l'istanza cautelare e che, in ogni caso, quanto stabilito dall'articolo 22 non è da confondere con quanto previsto nell'articolo 12 della legge 212/2000. Infatti, quest'ultima disposizione non prevede che la notificazione debba avvenire anche nei confronti del socio receduto (la notificazione del pvc dovrà comunque avvenire, per evitare eventuali eccezioni di nullità, unitamente all'avviso di accertamento). Nel caso in esame è quindi inapplicabile, mentre la mancata notifica del pvc rilevata dalla Commissione, in riferimento all'articolo 22 del Dlgs 472/97, è identificabile quale conditio sine qua non per l'applicazione corretta di quest'ultima norma.
Quanto appena sottolineato è utile sia per coloro che chiedono l'emissione di misure cautelari (dovranno controllare la compagine societaria della società verificata con riferimento agli anni d'imposta controllati rispetto alla data di notificazione del pvc) sia per il contribuente che deve resistere all'istanza de qua.

L'ultimo aspetto affrontato dalla Commissione è la responsabilità solidale, con la società di persone, dei soci. La Suprema corte così si è pronunciata "La responsabilità solidale ed illimitata del socio, prevista dall'art. 2291 primo comma, cod. civ. per i debiti della società in nome collettivo, opera, in assenza di espressa previsione derogativa, anche per i rapporti tributari, con riguardo alle obbligazioni dagli stessi derivanti... il socio resta sottoposto all'esazione del debito stesso, alla condizione posta dall'art. 2304 cod. civ., cioè quando il creditore non abbia potuto soddisfarsi sul patrimonio sociale (6260/01). Inoltre, in materia di responsabilità solidale, così come richiamato dalla recente sentenza della Corte di Cassazione n. 18012/2005 è applicabile l'art. 1292 e ss. c.c., con il quale si definisce il principio di autonomia dei rapporti sostanziali tra creditore e ciascuno dei condebitori solidali, ne consegue che in caso di mancato pagamento delle imposte da parte della società, insorge un autonomo rapporto tributario nei confronti dei soci illimitatamente e solidalmente responsabili".
Nel caso di specie, i giudici, dopo aver attentamente controllato che la società non poteva garantire con i propri beni e il proprio capitale sociale le obbligazioni tributarie contestate, ha applicato pedissequamente il principio di diritto della Suprema corte e ha autorizzato all'iscrizione di ipoteca anche nei confronti del socio X, in possesso di immobili utili al fine di garantire i debiti erariali.

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