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Giurisprudenza

Delitti in materia di dichiarazione:
competenza dov’è il domicilio fiscale

L’infedele dichiarazione presentata da una società con lo scopo di evadere le imposte sui redditi va giudicata nel luogo ove si trova la sede effettiva della persona giuridica

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La terza sezione della Corte di cassazione, con sentenza n. 20504 depositata il 19 maggio, ha affermato che “per determinare la competenza territoriale nei reati tributari in materia di dichiarazione, si ha riguardo, per le persone giuridiche, al luogo in cui queste ultime hanno il domicilio fiscale, di regola coincidente con quello della sede legale; laddove però risulti il carattere meramente fittizio di detta sede, il domicilio fiscale, rilevante ai fini della competenza per territorio, coincide con quello in cui si trova la sede effettiva della persona giuridica”.

 
Evoluzione processuale della vicenda
Il tribunale delle libertà di Sondrio, con ordinanza emessa in data 5 luglio 2013, ha confermato il decreto con il quale il Gip aveva disposto il sequestro preventivo dei beni nella disponibilità degli indagati per un valore corrispondente al profitto del reato.
Agli indagati era stato contestato di aver commesso il reato di infedele dichiarazione (ex articolo 4, Dlgs 74/2000), in quanto, in veste di amministratori di fatto della suddetta società, al fine di evadere le imposte sui redditi, avevano indicato – nella dichiarazione annuale – elementi attivi per un ammontare inferiore rispetto a quello realmente percepito.
 
Il tribunale ha osservato come il fumus delicti fosse ampiamente desumibile dalle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari da parte di numerosi acquirenti degli immobili e dalle intercettazioni telefoniche. Da tutto ciò sarebbe risultata una sistematica sottofatturazione delle vendite degli immobili.
Quanto al periculum in mora, il collegio cautelare ha ritenuto di non dover procedere ad alcuna valutazione circa la sussistenza, essendo previsto, nel caso di specie, il sequestro per equivalente per un ammontare pari al profitto del reato e coincidente con l’imposta evasa.
Avverso il provvedimento di sequestro, i contribuenti hanno ricorso per cassazione, lamentando, tra l’altro, “l’incompetenza del tribunale della libertà di Sondrio avendo la società domicilio fiscale a Milano, tribunale competente per territorio, ai sensi dell’articolo 18 del Dlgs 74/2000”.
 
Pronuncia della Cassazione
La suprema Corte ha affermato che, ai fini della individuazione del domicilio fiscale ai sensi dell’articolo 18 del Dlgs 74/2000, occorre avere riguardo, nel caso in cui sia stata stabilita una sede legale fittizia, alla sede effettiva della società, individuandosi in essa il domicilio fiscale e, dunque, il luogo di consumazione dei reati tributari in materia di dichiarazione.
Già la relazione governativa all’articolo 18 affermava che “relativamente ai delitti in materia di dichiarazione, il problema dell’individuazione del giudice competente si connette al nuovo sistema di trasmissione delle dichiarazioni.
Se infatti si determinasse la competenza in riferimento al luogo di trasmissione della dichiarazione allora il contribuente potrebbe opzionarlo incidendo direttamente nella scelta del professionista abilitato alla trasmissione.
Se invece si determinasse facendo riferimento al luogo di ricezione della dichiarazione allora competente sarebbe sempre il tribunale di Roma, essendo il sistema di trasmissione delle dichiarazioni centralizzato. A fronte di ciò, si è dunque stabilito che i reati in questione debbono considerarsi consumati nel luogo in cui il contribuente ha il domicilio fiscale”.
 
A parere della Cassazione, sotto il profilo del domicilio fiscale, non sussistono poi sostanziali diversità tra le esigenze dell’ordinamento penale e quelle dell’ordinamento tributario, sicché, per le persone giuridiche, occorre ricordare che l’articolo 58 del Dpr 600/1973 stabilisce che il domicilio fiscale è quello del luogo dove si trova la sede legale e, in mancanza, la sede amministrativa, ovvero del Comune dove c’è una sede secondaria o una stabile organizzazione oppure dove si svolge l’attività prevalente.
 
Nell’ipotesi in cui invece la sede legale sia diversa da quella di effettivo svolgimento dell’attività amministrativa e di direzione dell’ente, ad assumere rilevanza è quest’ultima. Infatti, la sede è “il luogo in cui l’ente ha il centro principale della sua attività e tale luogo – indicato nell’atto costitutivo, nello statuto e riportato nel Registro delle imprese – può essere diverso da quello in cui convenzionalmente è stata stabilita la sede legale, per cui in tal caso rimane solo il dato formale dell’indicazione ‘legale’ della sede ma questa è, secondo il principio di effettività, altrove”.
 
Va tuttavia precisato, a giudizio della Corte suprema, che il ricorso al principio dell’effettività della sede sociale non implica l’azzeramento del criterio secondo il quale il domicilio fiscale, per le persone giuridiche, si intende stabilito nel luogo dove la società ha fissato la sede legale né va considerata mancante nel caso in cui la sede risultasse fittizia.
Ai fini tributari, l’Amministrazione finanziaria può attribuire un domicilio fiscale in un luogo diverso da quello nel quale è stata fissata la sede legale di una società, se e in quanto la sede amministrativa, ossia quella da cui provengono gli impulsi volitivi inerenti all’attività di gestione del contribuente, si trovi in un altro comune.
 
Secondo la Cassazione, nel caso di specie, il tribunale, accertata la falsificazione dei verbali d’assemblea per fare apparire svolta l’attività sociale nel luogo nel quale è stata fittiziamente stabilita la sede legale, ha tratto correttamente la conclusione che la sede effettiva della Srl in questione fosse collocabile in Sondrio (e non in Milano) e che in tale luogo dovesse ritenersi fissato il domicilio fiscale.
I giudici hanno pertanto respinto il ricorso dei contribuenti “avendo il Collegio cautelare fatto adeguata applicazione del principio di effettività nella determinazione del domicilio fiscale delle persone giuridiche agli effetti della legge processuale penale”.
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