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Giurisprudenza

Difficoltà ordinarie per un albergo
non impediscono ricavi minimi

Spetta al contribuente dimostrare l’esistenza di situazioni oggettive e straordinarie, che hanno impedito il raggiungimento della soglia di operatività prevista e il livello di entrate presunto

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Condivisibili, per la Corte di cassazione, le argomentazioni dell’ufficio finanziario secondo cui la posizione della struttura, il carattere stagionale dell’attività turistica, dipendente dalla variabilità delle condizioni meteo, rappresentano, nella loro complessità, un elemento “interno” all’attività turistico-alberghiera svolta dalla società ricorrente e non idoneo, quindi, ad avvalorare la tesi sostenuta dell’impossibilità oggettiva di produrre il reddito minimo richiesto dalla norma di riferimento (ordinanza n. 24738 del 5 novembre 2020).

La controversia portata all’esame della Corte suprema traeva spunto dal ricorso presentato da una società alberghiera presso la Ctp di Belluno e finalizzato a impugnare un avviso di accertamento emesso nell’ambito dei controlli afferenti la corretta applicazione dell’articolo 30, comma 3, della legge n. 724/1994 (società non operative o di comodo).
Il gravame veniva respinto dai giudici di primo grado, la cui sentenza era impugnata dalla contribuente in Ctr Veneto che, con pronuncia del 3 giugno 2013, lo accoglieva sostenendo che l’appellante aveva compiutamente comprovato che, per circostanze oggettive, la propria attività imprenditoriale si era rivelata un insuccesso a causa della concreta inattuabilità a produrre il reddito minimo previsto dalla citata legge n.724/1994.

L’Agenzia delle entrate proponeva ricorso per Cassazione censurando la sentenza di secondo grado sulla base di un unico motivo al quale replicava la controricorrente con proprie controdeduzioni.
I giudici di legittimità, all’esito del ricorso dell’ufficio, esaminavano il motivo di censura proposto sulla base della violazione e falsa applicazione dell’articolo 2697 cc e dell’articolo 30, commi 3 e 4, della legge n. 724/1994, in relazione all’articolo 360, primo comma, n. 3) cpc, confutando l’impostazione prospettata dalla contribuente in tema di assolvimento dell’onere probatorio teso ad avvalorare la fondatezza di quelle condizioni “obiettive” che avrebbero reso di difficile attuazione il raggiungimento dei ricavi minimi previsti dai coefficienti stabiliti dal comma 3 dell’articolo 30 citato, con la conseguenza di dover qualificare il soggetto istante quale società “non operativa”.

In particolare, i giudici hanno concentrato l’attenzione su circostanze, a cui la Commissione tributaria regionale aveva dato risalto, risalenti all’anno 2009 (domanda di cambio di destinazione d’uso) e al 2012 (concessione in locazione di locale uso ristorante a un canone annuo di 8mila euro) ovverosia del tutto ininfluenti rispetto il contenzioso in atto (accertamento per le annualità 2006 e 2007).
Di conseguenza, sempre secondo l’Agenzia ricorrente, eventi temporalmente successivi ai fatti di causa, dovevano essere ritenuti inidonei a integrare la prova che negli anni in contestazione (si ribadisce 2006 e 2007) sussistesse l’incapacità oggettiva di produrre il cosiddetto “reddito minimo”.

Infine, l’ufficio ha lamentato che la Ctr Veneto aveva valorizzato ulteriori elementi irrilevanti ai fini della causa:

  • esistenza (supposta ma non verificata) di una crisi economica
  • logistica ripida e montana del piccolo comune di San Tommaso Agordino (provincia di Belluno)
  • stagionalità dell’attività turistica alberghiera condizionata alle condizioni meteorologiche che avrebbe permesso la conduzione dell’attività per circa 180 giorni all’anno.

La Cassazione ha ritenuto fondato il motivo e lo ha accolto sulla base delle seguenti motivazioni.
La Corte suprema è partita dal riferimento del comma 4-bis del citato articolo 30 della legge n. 724/1994 in base al quale il contribuente deve “provare” i fatti oggettivi che gli abbiano impedito di condurre una normale attività economica tale da consentirgli di raggiungere una redditività minima (secondo la dottrina maggioritaria, il fatto obiettivo consiste in una condizione esterna che si ponga quale situazione atipica rispetto l’ordinaria gestione di fatti economici e finanziari, tale da rendere difficoltoso se non impossibile il conseguimento di un minimo livello di redditività).

Nel caso in commento, appaiono condivisibili, a detta della Cassazione, le argomentazioni erariali secondo le quali, il semplice fatto che l’attività svolta dalla controricorrente fosse ubicata in un contesto logistico disagiato, risentisse del suo carattere “stagionale” e subisse la variabilità delle condizioni meteo, rappresenta un elemento “interno” al tipo di attività stessa del tutto qualificabile come rientrante nel settore turistico-alberghiero.
Pertanto, l’insuccesso dell’intrapresa economica in questione non poteva, come erroneamente stabilito dalla Commissione tributaria regionale, essere legato a non meglio precisati fattori obiettivi esterni atteso che la situazione (si ripete) “oggettiva” e destabilizzante, di cui parla la norma, richiama, in senso lato, una condizione che vada aldilà della normale diligenza dell’imprenditore medio che deve fare i conti, nell’ambito della sua attività economica (di per sé rischiosa per antonomasia) delle oscillazioni negative proprie del lavoro autonomo in senso stretto.

La Corte di cassazione, con numerose pronunce di ugual segno e tenore, è intervenuta nel ribadire e precisare che “…in materia di società di comodo, i parametri previsti dall’art.30 della legge n.724 del 1994…sono fondati sulla correlazione tra il valore di determinati beni patrimoniali ed un livello minimo di ricavi e proventi, sicché la determinazione dell’imponibile è effettuata su precisi criteri di legge…imponendosi sia in sede di accertamento sia di determinazione giudiziale, salva la prova contraria da parte del contribuente.” (cfr Cassazione, sentenze nn.13699/2016 e 21358/2015).

Nel caso in esame, oltremodo, è stato correttamente evidenziato che i fatti di causa riguardavano un arco temporale (2006-2007) antecedente al verificarsi e al dispiegarsi di vicende del tutto estranee ed ininfluenti (domanda di cambio di destinazione d’uso del 2009 e locazione del ristorante del 2012).
Tuttavia, l’ufficio aveva, nel contesto accertativo, tenuto in debita considerazione della ipotizzata crisi economica, dell’ubicazione della struttura ricettiva nonché del carattere stagionale dell’attività turistica in relazione alle condizioni meteo ivi statisticamente manifestatesi. Elementi, questi, che comunque non potevano essere ritenuti idonei ad avvalorare la tesi sostenuta dell’impossibilità oggettiva di produrre il reddito minimo per gli anni 2006 e 2007, così come richiesto dalla norma più volte citata.

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