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Giurisprudenza

Diritti d’autore: Iva sui compensi
anche se riscossi collettivamente

Per i giudici comunitari, scontano l’imposta le remunerazioni per la diffusione di opere musicali presso il pubblico, in quanto l’operazione costituisce una prestazione di servizi a titolo oneroso

corte ue

Rientrano nel campo di applicazione dell’Iva le remunerazioni riscosse da un organismo di gestione collettiva, che agisce in nome proprio, ma per conto dei titolari dei diritti d’autore, versate allo stesso da un organizzatore di spettacoli, qualora quest’ultimo ottenga la licenza non esclusiva che l’autorizza a comunicare le opere al pubblico. Questo il principio espresso dalla Corte di giustizia Ue nella sentenza depositata il 21 gennaio 2021, causa C- 501/19.
 
La domanda di pronuncia pregiudiziale, relativa alla controversia in esame, verte sull’interpretazione dell’articolo 24, paragrafo 1, dell’articolo 25, lettera a), e dell’articolo 28 della direttiva 2006/112/Ce (la “direttiva Iva”) ed è stata presentata, nell’ambito di una controversia che oppone l’Associazione rumena per i diritti d’autore dei compositori (Ass1) a un’associazione culturale attualmente in liquidazione (Ass2), in merito all’assoggettamento a Iva di un pagamento di remunerazioni, dovute a titolo della comunicazione al pubblico di opere musicali in occasione di uno spettacolo organizzato dall’associazione Ass2.
 
Ciò premesso, Ass1 è un organismo di gestione collettiva dei diritti patrimoniali d’autore sulle opere musicali, designato quale unico collettore, in Romania, dei diritti patrimoniali d’autore per la comunicazione al pubblico di tali opere, in occasione di concerti, spettacoli o manifestazioni artistiche.
 
Con riferimento al caso in esame, Ass2 organizzava uno spettacolo, nel corso del quale venivano eseguite opere musicali dinanzi al pubblico. A tal fine, essa aveva ottenuto da Ass1 una licenza non esclusiva a fronte del versamento di remunerazioni per la comunicazione al pubblico di tali opere.
Poiché Ass2 aveva versato solo una parte delle remunerazioni richieste da Ass1, quest’ultima è stata costretta a promuovere un’azione legale.
 
La questione è approdata dinanzi alla competente autorità giurisdizionale, che ha sottoposto al vaglio pregiudiziale della Corte Ue, tra le altre, la questione con cui si chiede di conoscere se in sostanza, l’articolo 2, paragrafo 1, lettera c), l’articolo 24, paragrafo 1, e l’articolo 25, lettera a), della direttiva Iva debbano essere interpretati nel senso che un titolare di diritti di autore su opere musicali effettua una prestazione di servizi a titolo oneroso a favore di un organizzatore di spettacoli, utilizzatore finale, qualora quest’ultimo ottenga la licenza non esclusiva che l’autorizza a comunicare tali opere al pubblico dietro pagamento di remunerazioni riscosse da un organismo di gestione collettiva designato, che agisce in nome proprio, ma per conto del titolare di diritti d’autore.
 
Le valutazioni della Corte Ue
Ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera c), della direttiva Iva, sono soggette all’imposta le prestazioni di servizi effettuate a titolo oneroso nel territorio di uno Stato membro da un soggetto passivo che agisce in quanto tale.
In forza dell’articolo 24, paragrafo 1, della direttiva, ogni operazione che non costituisce una cessione di beni deve essere considerata prestazione di servizi.
L’articolo 25 della direttiva Iva elenca, a titolo indicativo, tre differenti operazioni qualificabili come “prestazioni di servizi”, tra cui quella menzionata all’articolo 25, lettera a), consistente nella cessione di beni immateriali.
Prima di verificare se una prestazione di servizi, come quella oggetto della controversia in esame, possa consistere in una cessione di beni immateriali, ai sensi di tale disposizione, la Corte Ue chiarisce che occorre stabilire se tale operazione sia effettuata a titolo oneroso, atteso che, in in base all’articolo 2, paragrafo 1, lettera c), della direttiva, per rientrare nell’ambito di applicazione di quest’ultima, una prestazione di servizi dev’essere effettuata, comunque, a titolo oneroso.
Sulla base di un consolidato orientamento giurisprudenziale, una prestazione di servizi è effettuata a titolo oneroso, ai sensi della direttiva Iva, e configura pertanto un’operazione imponibile, soltanto quando tra il prestatore e il beneficiario intercorre un rapporto giuridico nel corso del quale siano scambiate prestazioni reciproche; la remunerazione percepita dal prestatore costituisce l’effettivo controvalore del servizio fornito al beneficiario.
Ciò si verifica quando sussiste un nesso diretto tra il servizio reso e il controvalore ricevuto, quando cioè le somme versate costituiscano l’effettivo corrispettivo di un servizio individualizzabile fornito nell’ambito di un rapporto giuridico all’interno del quale avviene uno scambio di reciproche prestazioni.
La disciplina nazionale applicabile alla controversia in esame istituisce una gestione collettiva obbligatoria per l’esercizio del diritto di comunicare al pubblico opere musicali, in particolare in occasione di spettacoli.
Tale gestione collettiva implica, in particolare, che un solo organismo di gestione collettiva designato abbia l’obbligo di concedere agli utilizzatori, quali gli organizzatori di spettacoli, che ne facciano richiesta, una licenza non esclusiva per la comunicazione al pubblico dell’opera in questione.
 
Nel riscuotere le remunerazioni dovute ai titolari di diritti d’autore, come corrispettivo di tale autorizzazione, tale organismo agisce in nome proprio, ma per conto dei titolari di diritti d’autore, indipendentemente dal fatto che questi ultimi siano o meno membri di tale organismo.
Da ciò emerge che il titolare di diritti d’autore fornisce una prestazione di servizi a titolo oneroso all’organizzatore di spettacoli, malgrado l’intervento dell’organismo di gestione collettiva.
Infatti, in un caso del genere, sussiste un rapporto giuridico in cui sono scambiate prestazioni reciproche in quanto, autorizzando la comunicazione al pubblico di un’opera musicale, il titolare di diritti d’autore su tale opera concede l’uso di quest’ultima a un utilizzatore. Quest’ultimo fornisce, a sua volta, una prestazione al titolare, adempiendo il suo obbligo di versare la remunerazione per l’utilizzo dell’opera richiesta all’organismo di gestione collettiva, che agisce in tal caso per conto dei titolari di diritti d’autore.
 
La circostanza che l’utilizzo dell’opera protetta sia concesso su espressa richiesta dell’utilizzatore, che, a sua volta, versa la remunerazione dovuta, conferma non solo la sussistenza di un rapporto giuridico nel corso del quale vengono scambiate prestazioni reciproche tra il prestatore-titolare e il beneficiario-utilizzatore, ma permette, al tempo stesso, di stabilire un nesso diretto tra il servizio reso e il corrispettivo effettivo ricevuto.
Inoltre, la remunerazione versata dall’utilizzatore costituisce il corrispettivo effettivo del servizio fornito nell’ambito di tale rapporto giuridico.
A tal riguardo, emerge che l’importo dovuto ai titolari di diritti d’autore da parte dell’organismo di gestione collettiva, benché determinato, in definitiva, secondo i metodi stabiliti dalla legge nazionale, mira a remunerare il servizio reso.
Tale conclusione non è inficiata dal fatto che la remunerazione è riscossa dall’organismo di gestione collettiva, dal momento che quest’ultimo agisce per conto dei titolari di diritti d’autore, né è rimessa in discussione dalla circostanza che la gestione collettiva della remunerazione risulta da un obbligo di legge, o che l’organismo di gestione collettiva agisce sia per autori che sono suoi membri sia per quelli che non lo sono, dal momento che il suo modo di gestione non varia in funzione della categoria di titolari di diritti d’autore.
 
Stabilito che l’operazione in esame costituisce una prestazione di servizi effettuata a titolo oneroso, ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera c), della direttiva Iva, non è necessario determinare se essa rientri nella nozione di “cessione di beni immateriali”, ai sensi dell’articolo 25, lettera a), poiché l’elenco di prestazioni di servizi di cui all’articolo 25 non è esaustivo.
 
Le conclusioni della Corte Ue
Ciò premesso, la Corte di giustizia perviene alla conclusione che l’articolo 2, paragrafo 1, lettera c), della direttiva Iva deve essere interpretato nel senso che un titolare di diritti d’autore su opere musicali effettua una prestazione di servizi a titolo oneroso a favore di un organizzatore di spettacoli, utilizzatore finale, qualora quest’ultimo sia autorizzato, in virtù di una licenza non esclusiva, a comunicare tali opere al pubblico dietro pagamento di remunerazioni riscosse da un organismo di gestione collettiva designato, che agisce in nome proprio, ma per conto del titolare di diritti d’autore.
 

Data sentenza:
21 gennaio 2021
 
Numero causa:
C-501/19
 
Nome delle parti:  
UCMR – ADA Asociaţia pentru Drepturi de Autor a Compozitorilor
contro
Asociatia culturala „Suflet de Român“, rappresentata dal suo liquidatore, Pro Management Insolv IPURL

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