Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Giurisprudenza

E' raccomandato, ma non basta

La notifica degli atti giudiziari si perfeziona solo con l'effettiva consegna del plico

Thumbnail

La notifica degli atti giudiziari a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la spedizione dell'atto, ma si perfeziona con la consegna del plico al destinatario e l'avviso di ricevimento, ex articolo 149 c.p.c., rappresenta l'unico documento idoneo a dimostrare l'avvenuta consegna.
Quanto precede emerge da una sentenza della Corte di cassazione (sezione quinta, n. 10506 del 9/1/2006, depositata l'8/5/2006), con la quale è stato affermato che anche nel giudizio tributario, qualora si faccia ricorso alla notifica dell'appello per posta, la mancata produzione dell'avviso di ricevimento comporta non la mera nullità, ma l'inesistenza della notificazione e la conseguente inammissibilità del ricorso, atteso che non è possibile accertare la valida costituzione del contraddittorio anche se risulta provata la tempestività dell'impugnazione.

Relativamente alla notifica dell'atto per posta, occorre sottolineare che la modalità di spedizione in plico, senza busta, raccomandato, con avviso di ricevimento, è stata introdotta al fine di conferire certezza alla data di spedizione della raccomandata: tale procedura realizza un requisito di forma ad substantiam, diretto a provare non soltanto che il documento sia giunto a destinazione, ma che incorpori solo ed esclusivamente quel tipo di documento, attestandone, nel contempo, la tempestività(1).

Premettendo che il ricorso in appello è un mezzo di impugnazione che può comportare un riesame totale della controversia, finalizzato alla verifica dell'operato del giudice di prime cure e non alla revisione della causa, l'articolo 53, comma 2, Dlgs 31/12/1992, n. 546, prevede che esso sia proposto nelle forme di cui all'articolo 20, commi 1 e 2, nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado, depositato a norma del successivo articolo 22. Pertanto, anche nel giudizio di appello, come già avviene in primo grado, la fase processuale inizia con la notificazione, ex articoli 137 e seguenti del c.p.c., con consegna brevi manu o attraverso spedizione per posta.

Il citato articolo 22, comma 1, Dlgs n. 546 del 1992 prevede, al primo comma, che il ricorrente, entro trenta giorni dalla proposizione del ricorso, a pena di inammissibilità, deposita o trasmette a mezzo posta(2), nella segreteria della Commissione tributaria adita l'originale del ricorso, ovvero copia del ricorso consegnato o spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata a mezzo del servizio postale. Il secondo comma prevede, inoltre, che l'inammissibilità del ricorso è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, anche se la parte resistente si costituisce a norma del successivo articolo 23.
In ambito tributario, quindi, la procedura di deposito sopra descritta può ora avvenire attraverso la consegna dell'atto in segreteria, personalmente o da parte di chi ha la rappresentanza del ricorrente o, alternativamente, a mezzo posta, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, in plico senza busta con avviso di ricevimento.

Nella fattispecie portata al vaglio della Suprema corte(3), i contribuenti avevano impugnato dinanzi alla Commissione di primo grado l'avviso di liquidazione emesso dall'ufficio, in relazione a un atto di divisione e contestuale cessione di immobili, eccependo, in particolare, l'atto di classamento posto alla base del medesimo avviso.
Avverso la sentenza, recante la cessazione della materia del contendere, pronunciata dai giudici di primo grado, l'ufficio finanziario ha proposto opposizione che è stata respinta dalla Commissione tributaria regionale, atteso che la notificazione dell'atto, eseguita a mezzo posta, non era stata corredata degli avvisi di ricevimento delle singole raccomandate.

L'Amministrazione finanziaria ha presentato ricorso per cassazione, eccependo che il giudice di secondo grado, riscontrata la mancata costituzione dei convenuti, avrebbe dovuto non dichiarare l'inammissibilità dell'appello, ma concedere termine all'ufficio appellante per il deposito degli avvisi di ricevimento.

I giudici di legittimità, nel richiamare il principio già espresso dalla stessa Corte per il ricorso per cassazione (sentenze 2722/2005 e 4900/2004) - anche se con la consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario si hanno per verificati (sentenza 477/2002 della Corte costituzionale) gli effetti interruttivi collegati alla stessa per il notificante - hanno affermato che la notifica degli atti giudiziari a mezzo del servizio postale non si esaurisce con la sola spedizione dell'atto, ma si perfeziona con la consegna del relativo plico al destinatario. I medesimi giudici hanno affermato, inoltre, che l'avviso di ricevimento è l'unico documento idoneo a provare sia l'avvenuta la consegna dell'atto nelle mani del notificando, che la data di essa, l'identità e l'idoneità della persona nelle mani della quale è stata effettuata; ciò in quanto l'affidamento dell'atto all'ufficiale giudiziario e la spedizione del plico a mezzo posta da parte dello stesso non escludono che possono essersi verificati i vari possibili eventi impeditivi (tra i quali quelli di cui all'articolo 9 della legge n. 890 del 1982) e che, quindi, la notificazione, riguardo al destinatario, non abbia avuto luogo.

Da quanto precede deriva che se si è fatto ricorso alla notifica a mezzo posta dell'atto introduttivo del giudizio, l'omessa produzione dell'avviso di ricevimento, da cui deriva l'inesistenza e non la nullità della notificazione, comporta l'inammissibilità del ricorso, non potendosi accertare l'effettiva valida costituzione del contraddittorio (Cassazione, sentenza n. 70/2002; Cassazione, sentenza n. 4559/2001; Cassazione, sezioni unite, sentenza n. 408/2000).

NOTE
1. Cfr Cassazione, 18 gennaio 2006, n. 918. La notifica dell'appello a mezzo posta si perfeziona, per il notificante, alla data di spedizione e non a quella della sua ricezione e ciò anche nel caso in cui la spedizione avvenga in busta chiusa e non in plico. Il momento perfezionativo della notifica dell'appello coincidente con la data della spedizione (articolo 20, comma 2, Dlgs 546/92) trova la sua ragion d'essere nel fatto che la prescrizione relativa all'invio in plico è volta solo a dare certezza riguardo all'individuazione dell'atto notificato.

2. Articolo 3-bis del decreto legge 20 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248. Tale disposizione ha introdotto normativamente la facoltà per il ricorrente di effettuare la costituzione in giudizio anche tramite il servizio postale; in particolare, il contribuente può trasmettere il ricorso con allegato fascicolo ai fini della costituzione in giudizio presso la Commissione tributaria competente anche a mezzo del servizio postale, in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento.
Circolare n. 10/E del 13 marzo 2006 dell'Agenzia delle entrate. E' stato chiarito che la modifica legislativa si è resa necessaria a seguito della sentenza n. 520 del 2002 della Corte costituzionale e che, per effetto del rinvio operato dall'articolo 53 del decreto n. 546 del 1992 all'articolo 22, commi 1, 2 e 3, la nuova forma di deposito a mezzo posta si applica anche con riferimento al ricorso in appello.

3. In tal senso, Cassazione, 18 luglio 2003, n. 11257.



URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/giurisprudenza/articolo/e-raccomandato-ma-non-basta