Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Giurisprudenza

Per il fermo amministrativo è competente il giudice tributario

Se accerta l'inesistenza del debito, deve annullare il relativo atto dichiarando contestualmente l'illegittimità del provvedimento

Thumbnail

In caso di contestata esistenza del debito tributario (per avvenuto pagamento o per inesistenza del debito) presupposto del provvedimento di fermo, la competenza giurisdizionale a conoscere anche della legittimità del fermo spetta al giudice tributario.
Quanto sopra emerge dalla sentenza n. 39 del 26 gennaio 2005, depositata il 16 marzo 2005, emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Milano, nella quale si afferma che la vertenza per il fermo amministrativo di beni mobili registrati (ad esempio, autoveicoli) rientra tra le competenze del giudice tributario, atteso che alla giurisdizione tributaria appartiene ogni controversia avente a oggetto tributi di ogni genere e specie ai sensi dell'articolo 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.

Preliminarmente è opportuno soffermarsi sull'istituto ai fini fiscali dei beni mobili registrati, la cui disciplina è regolata dall'articolo 86 del Dpr 29 settembre 1973, n. 602, così come modificato dall'articolo 1, comma 1, del Dlgs n. 193 del 2001, il quale prevede, ai fini dell'adozione del fermo dei beni mobili registrati, la competenza del concessionario della riscossione per l'iscrizione nei registri mobiliari; quest'ultimo è tenuto a darne notizia alla direzione regionale delle Entrate e alla Regione di residenza del contribuente e comunicazione al soggetto nei confronti del quale si procede.
Il terzo comma della medesima disposizione prevede che chiunque circoli con veicoli sottoposti al fermo è soggetto alla sanzione amministrativa prevista dall'articolo 214, comma 8, del Dlgs n. 285 del 1982 ("Codice della strada")(1).

Le conclusioni a cui pervengono i giudici di merito nella sentenza de quo consentono di conoscere la vexata quaestio circa la competenza in materia di fermo amministrativo dei beni mobili, risolta in modo contrastante dalla recente giurisprudenza.
Per quanto riguarda la configurabilità della giurisdizione amministrativa, emerge che il fermo dei beni mobili registrati è un provvedimento amministrativo in senso proprio che si estrinseca nell'emanazione di un atto unilaterale idoneo a incidere nella sfera giuridico-patrimoniale del destinatario, per il quale deve escludersi la natura di atto della procedura esecutiva e, viceversa, riconoscersi la sua assoggettabilità alla giurisdizione del giudice amministrativo. Mentre originariamente il presupposto del fermo era l'esperimento negativo del tentativo di pignoramento del bene mobile registrato, nell'attuale disciplina l'emanazione del provvedimento di fermo è completamente svincolato dalla procedura esecutiva, per cui il fermo amministrativo è un atto che comporta l'imposizione di un vincolo di indisponibilità del bene nel senso della temporanea privazione del diritto di godimento. Il fermo riveste, quindi, la natura di misura cautelare di conservazione della garanzia patrimoniale del credito tributario, rimesso alla valutazione del concessionario della riscossione (Tar Puglia, sezione I, sentenza n. 2331 del 26 maggio 2004; n. 4387 del 4 dicembre 2003). Pertanto, all'emanazione del provvedimento di fermo corrisponde l'esercizio di un potere amministrativo discrezionale non solo sull'an, ma anche sul quid, atteso che il concessionario può decidere non solo se adottare la misura ma anche se assoggettare al fermo uno o più mobili registrati. Da qui il fermo comporta la denuncia dell'uso illegittimo del potere discrezionale, per cui rientra nella giurisdizione di legittimità del giudice amministrativo.

In contrapposizione alla tesi sopraesposta, la giurisprudenza ritiene che, indipendentemente dalla discrezionalità riconosciuta dal legislatore al concessionario, l'emanazione di un provvedimento di fermo amministrativo di un bene mobile iscritto in pubblici registri ex articolo 86 del Dpr n. 602 del 1973 è successivo alla notifica della cartella esattoriale di pagamento e, quindi, rientra nella procedura di esecuzione forzata tributaria, con la conseguenza che le liti concernenti tale procedura devono attribuirsi alla giurisdizione del giudice ordinario. Lo stesso giudice, nel porre in risalto che la fattispecie in esame non può farsi rientrare nella giurisdizione del giudice tributario, il quale è sì competente per i tributi di ogni genere e specie (articolo 2 del Dlgs n. 546/92) ma non per le controversie concernenti gli atti della esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamenti, ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo(2).

La tesi che fa propendere per l'impugnabilità del fermo dinanzi al giudice ordinario fa leva anche sulle condizioni che i provvedimenti dispositivi per tale rimedio, essendo immessi in carenza di potere, non affievoliscono la posizione di diritto soggettivo del privato e che non possono distinguersi spazi discrezionali nella procedura di fermo amministrativo dove si contesta la legittimità di una misura analoga al pignoramento. C'è da aggiungere che la competenza del giudice ordinario rende attuabile l'esperibilità del provvedimento di urgenza ex articolo 700 c.p.c. e la cancellazione del fermo su ordine del giudice al conservatore del Pra.

Nella sentenza in commento, oggetto del contendere è l'impugnazione da parte del contribuente del provvedimento di fermo amministrativo emesso dal concessionario della riscossione, risultando in contestazione non il debito fiscale ma il "residuo tributo" di cui il ricorrente ha avuto notizia con la notifica del citato provvedimento e costituito, in particolare, dalla somma versata dal contribuente dei compensi di riscossione della somma iscritta a ruolo e degli interessi di mora.
I giudici del merito hanno ritenuto che, per la fattispecie di cui trattasi, sussiste la competenza della Commissione tributaria, atteso che appartiene alla giurisdizione tributaria ogni controversia avente a oggetto tributi di ogni genere e specie, così come dispone il citato articolo 2 del Dlgs n. 546 del 1992. Secondo gli stessi giudici, essendo stato impugnato l'estratto della cartella per il residuo tributo sussiste anche l'atto impugnabile ex articolo 19 del citato Dlgs 546/1992. Infatti, ogni volta che si contesti l'esistenza del debito tributario (ad esempio, per avvenuto pagamento o per inesistenza del debito) presupposto del provvedimento di fermo, la competenza a conoscere anche della legittimità del fermo spetta al giudice tributario, che, nel caso accerti l'inesistenza del debito tributario, deve annullare il relativo provvedimento, dichiarando contestualmente l'illegittimità del fermo.

La Commissione tributaria, nell'evidenziare che non può sussistere alcun dubbio circa la competenza del giudice tributario a conoscere della controversia relativa alla sussistenza o meno del debito tributario, ha ritenuto che la giurisdizione del giudice tributario non configge con la competenza del giudice ordinario relativamente agli atti dell'esecuzione forzata. Infatti, il fermo amministrativo, atto di natura cautelare, deve inquadrarsi in un momento anteriore al primo atto dell'esecuzione forzata tributaria e, pertanto, al di fuori, dell'esecuzione.
Sulla base di quanto precede, la stessa Commissione tributaria ha annullato la cartella emessa dal concessionario relativamente al residuo tributo, interessi di mora e altro allegato al provvedimento di fermo, dichiarando l'illegittimità del fermo disposto.

A sostegno della competenza del giudice tributario, sovviene una ordinanza del Consiglio di Stato in cui si afferma che le questioni concernenti la legittimità del fermo amministrativo non rientrano nella giurisdizione amministrativa, atteso che le relative problematiche, concernenti la riscossione dei tributi, sono riservate alla competenza per materia delle Commissioni tributarie (ordinanza 27 settembre 2004, n. 4356).

NOTE
1. "Chiunque circola con un veicolo sottoposto al fermo amministrativo... è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 656,25 a euro 2.628,15. E' disposta, inoltre, la custodia del veicolo in un deposito autorizzato".

2. Tar Veneto, sezione I, 30 gennaio 2003, n. 886. Vd. anche Tar Calabria, sentenza 11 novembre 2003, n. 2305, e ordinanza 22 febbraio 2001, n. 174.

URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/giurisprudenza/articolo/fermo-amministrativo-e-competente-giudice-tributario