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Giurisprudenza

Giorni di “riposo” in busta paga:
il compenso deve essere tassato

Respinta la tesi dei giudici della Ctr che ritenevano fuori dal campo impositivo l’indennità per ferie non godute, alla luce della natura prettamente risarcitoria della stessa

al mare

L'indennità sostitutiva del riposo settimanale non goduto, al pari dell'indennità per ferie non godute, sconta l’Irpef. Così la Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 19713 del 22 luglio 2019, ha confermato il carattere retributivo delle somme erogate dal datore di lavoro per i giorni di riposo non fruiti, che devono quindi ritenersi soggette ad imposizione diretta (articoli 46 e 48, Dpr n. 917/1986).
Tali indennità, fra l’altro, non figurano nell’elenco tassativo delle somme escluse dalla formazione del reddito imponibile del lavoratore (articolo 51 Dpr n. 917/1986)

I fatti e il processo di merito
La vertenza originava da un ricorso, proposto da un contribuente, contro il silenzio rifiuto serbato da un ufficio dell’Agenzia su un'istanza di rimborso Irpef, versata a titolo di acconto dal proprio datore di lavoro, sulle somme corrispostegli per il mancato godimento dei riposi.
Sia la Ctp che la Ctr, adita dall’Amministrazione finanziaria in sede di gravame, concordavano con la tesi del contribuente, che riteneva non tassabile il compenso in questione, alla luce della natura prettamente risarcitoria dello stesso.

Il ricorso per Cassazione
Il processo finiva, pertanto, davanti al giudice di legittimità, il cui intervento è stato provocato a seguito di ricorso per cassazione, proposto dall’ufficio e affidato a un solo motivo di diritto.
In particolare, l’Agenzia delle entrate riteneva violate le disposizioni di riferimento del Tuir (ossia gli articoli 6, 49 e 51), in quanto il compenso sostitutivo in questione troverebbe la propria causa nel rapporto di lavoro e l’articolo 51 Dpr 917/1986 conterrebbe un elenco tassativo di specifiche tipologie di redditi, non concorrenti (o concorrenti solo in parte) alla formazione del reddito imponibile del lavoratore.
Pertanto, concludeva l’Amministrazione finanziaria, atteso che le indennità corrisposte a titolo di mancata fruizione di ferie e di riposi non erano ricomprese nell’elenco da ultimo richiamato, esse sarebbero da intendersi come imponibili Irpef.

La risposta della Cassazione
Secondo i giudici di legittimità l'indennità sostitutiva del riposo settimanale, come pure l’indennità per ferie non godute, è da ritenersi soggetta a tassazione, ex articoli 46 e 48 Dpr 917/1986, sia perché, essendo in rapporto di corrispettività con le prestazioni lavorative effettuate nel periodo di tempo da dedicarsi al riposo, essa ha carattere retributivo e gode della garanzia apprestata dall'articolo 2126 cc in favore delle prestazioni effettuate con violazione delle norme poste a tutela del lavoratore, sia perché un eventuale suo concorrente profilo risarcitorio non ne escluderebbe la riconducibilità all'ampia nozione di retribuzione imponibile delineata dai citati articoli, costituendo essa, comunque, un'attribuzione patrimoniale riconosciuta a favore del lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro e non essendo ricompresa nell'elencazione tassativa delle erogazioni escluse dalla contribuzione.

Osservazioni conclusive
L’ordinanza che si annota dà seguito ad un orientamento della suprema Corte, espresso già con le sentenze 8915/2014 e 1232/2015, che sembra ormai consolidarsi nel senso di ritenere l’indennità sostitutiva per ferie non godute (analogamente a quella per riposo settimanale non goduto) come imponibile Irpef, nonostante si riscontri qualche pronunciamento di merito in senso difforme.
Quest’ultima posizione, favorevole alla tesi del contribuente, espressa ad esempio dalla sentenza n. 89/2014 della Ctr Lazio, considera, invece, l’indennità sostitutiva delle ferie come risarcimento finalizzato a riparare un danno a un diritto del lavoratore e, dunque, come non tassabile.
Diversamente, la Cassazione, ad esempio con la richiamata sentenza del 2015, pur non negando la natura in parte risarcitoria dell’indennità in questione, ha stabilito che non può trattarsi di attribuzione esentasse poiché, comunque, essa risulta riconosciuta al lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro e non è ricompresa nell’elencazione tassativa delle erogazioni che il Tuir esclude da retribuzione.
In definitiva, la tassabilità delle indennità in questione sembra profilarsi pacificamente, nella giurisprudenza della Cassazione, per ragioni di coerenza con il sistema del Tuir e a prescindere dalla risoluzione, in un senso o nell’altro, della questione se detto emolumento sia di natura risarcitoria o reddituale.

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