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Giurisprudenza

Per identificare le “merci similari”
si considerano gli elementi rilevanti

Per il valore in dogana occorre procedere a una valutazione di fatto dei prodotti importati, inclusa la posizione sul mercato e del suo fabbricante. Non contano gli sconti sul prezzo di vendita

immagine di pacchi di merce

È necessario prendere in considerazione tutti gli elementi rilevanti, quali la composizione delle merci, la loro sostituibilità quanto ai loro effetti e alla loro intercambiabilità sul piano commerciale. L’amministrazione doganale nazionale competente deve, quindi, procedere a una valutazione di fatto, tenendo conto di qualunque elemento che possa incidere sul valore economico reale dei beni, inclusa la posizione sul mercato del prodotto importato e del suo fabbricante. Non valgono, invece, gli sconti sul prezzo di vendita delle merci importate. Questo il principio affermato nella sentenza della Corte di Giustizia Ue, sez. V, 20 giugno 2019, n. C-1/18.

Il criterio principale per determinare il valore in dogana delle merci è quello del “valore di transazione” dei beni importati, vale a dire il prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci vendute per l’esportazione verso il territorio doganale Ue. Tuttavia, nei casi in cui questo non possa essere determinato mediante tale criterio, la normativa di riferimento prevede che si debba fare ricorso ad altri specifici criteri secondari, tra cui il valore di transazione delle “merci similari”.
In applicazione del metodo deduttivo – previsto dall’articolo 30, paragrafo 2, lettera b), del codice doganale comunitari istituito dal Regolamento Cee n. 2913/92 - per identificare merci similari occorre prendere in considerazione tutti gli elementi rilevanti, quali la composizione rispettiva di tali merci, la loro sostituibilità quanto ai loro effetti e alla loro intercambiabilità sul piano commerciale. In particolare occorre procedere a una valutazione di fatto tenendo conto di ogni elemento che possa incidere sul valore economico reale delle merci, inclusa la posizione sul mercato della merce importata e del suo fabbricante. Per determinarne il valore in dogana non possono, invece, essere presi in considerazione gli sconti sul prezzo di vendita dei beni importati.

La Corte di Giustizia, con la sentenza in esame, si è pronunciata in merito alla corretta interpretazione della nozione di “merci similari” e ai fattori rilevanti da considerare ai fini dell’applicazione del criterio secondario di valutazione del codice doganale comunitario, istituito con il regolamento Cee n.2913/92 (attuale articolo 74, paragrafo 2, lett. c, del codice doganale dell’Unione), nel contesto specifico della valutazione in dogana di medicinali importati.

La fattispecie in esame si riferisce, in particolare, a un contratto di vendita in conto consegna, in forza del quale una società indiana aveva designato una società lettone quale fornitore esclusivo di servizi di deposito in consegna in Lettonia, in Lituania e in Estonia, per i medicinali generici importati e l’aveva incaricata della relativa dichiarazione ai fini della loro immissione in libera pratica. La società lettone si impegnava a garantire un’area di stoccaggio sufficiente e servizi di manutenzione per soddisfare gli ordini dei clienti della società indiana, senza acquisire la proprietà dei medicinali e dando priorità nella vendita ai medicinali più prossimi alla data di scadenza. La società indiana decideva i soggetti ai quali vendere i medicinali, le modalità e il prezzo di vendita, nonché gli sconti di prezzo applicabili.

In primo luogo, è stato chiesto ai giudici Ue di indicare quali fattori debbano essere presi in considerazione per identificare “merci similari”, per accertare se occorre tener conto unicamente della composizione dei medicinali da comparare o anche delle circostanze relative alla posizione di tali medicinali e dei loro fabbricanti sul mercato farmaceutico interessato.
La Corte di Giustizia, nella sentenza in esame, ricorda che il diritto dell’Unione in materia di valutazione doganale mira a stabilire un sistema equo, uniforme e neutro che escluda l’impiego di valori in dogana arbitrari o fittizi. Il valore in dogana deve, dunque, riflettere il valore economico reale di una merce importata e, pertanto, tener conto di tutti gli elementi di tale merce che presentano un valore economico.

Con specifico riferimento ai metodi di valutazione secondari, la Corte precisa che le autorità doganali si riferiranno, se possibile, a una vendita di merci similari effettuata allo stesso livello commerciale che si avvicina sensibilmente alla stessa quantità della vendita delle merci da valutare.
In base all’art.142, paragrafo 1, lettera d), del Reg. n.2454/93, per “merci similari” si intendono le merci prodotte nello stesso Paese che, pur non essendo uguali sotto tutti gli aspetti, presentano caratteristiche analoghe e sono composte di materiali analoghi, tanto da poter svolgere le stesse funzioni ed essere intercambiabili sul piano commerciale. Tra gli elementi da prendere in considerazione per stabilire se determinate merci sono similari rientrano, ad esempio, la qualità delle merci, la loro rinomanza e l’esistenza di un marchio di fabbrica o di commercio. L’ampia definizione della nozione di “merci similari”, che fa riferimento ad una valutazione di fatto delle merci sulla base di un insieme di fattori indicati a titolo esemplificativo, ha permesso alla Corte di concludere che una nozione del genere è applicabile a tutti i tipi di merci, inclusi i medicinali. Pertanto, al fine di identificare le merci similari, l’amministrazione doganale nazionale competente deve essere in grado di utilizzare tutti i dati a sua disposizione per definire il valore in dogana nel modo più preciso e più realistico possibile.

Nello specifico caso dei medicinali generici, afferma la Corte, è necessario prendere in considerazione tutti gli elementi rilevanti, quali la composizione di tali merci, la loro sostituibilità quanto ai loro effetti e alla loro intercambiabilità sul piano commerciale. L’amministrazione doganale nazionale competente deve, quindi, procedere a una valutazione di fatto, tenendo conto di qualunque elemento che possa incidere sul valore economico reale dei medicinali, inclusa la posizione sul mercato del medicinale importato e del suo fabbricante.
La Corte ha concluso che deve considerarsi tassativo il termine di 90 giorni entro cui le merci importate devono essere vendute nell’Unione europea ai fini della determinazione del relativo prezzo unitario, come previsto dall’art. 152, par. 1, lett. b), del Reg. n. 2454/93. Infine, in applicazione dell’art. 30, par.2, lett. c), del codice doganale comunitario, gli sconti sul prezzo di vendita delle merci importate non possono essere presi in considerazione per determinarne il valore in dogana.


a cura di Giurisprudenza delle imposte edita da ASSONIME
 

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