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Giurisprudenza

Igiene ambientale, le liti al giudice tributario

Resta ancora irrisolta la questione sulla natura - tributaria o privatistica - della Tia

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Esclusa, in un primo momento, la devoluzione al giudice tributario delle controversie in materia di Tariffa di igiene ambientale (ordinanza n. 3274 del 29/9/2005, depositata il 15/2/2006), le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno modificato il proprio orientamento, concludendo a favore della giurisdizione tributaria (sentenza n. 4895 depositata l'8 marzo 2006), per effetto dello ius superveniens, di cui all'articolo 3-bis, comma 1, lettera b), del Dl n. 203/2005 ("collegato" alla legge finanziaria del 2006).

Si tratta di un significativo pronunciamento che - ci si augura - possa servire a mettere la parola fine alla vexata quaestio sulla giurisdizione cui è soggetta la tariffa di igiene ambientale che ha soppresso e sostituito la preesistente Tarsu, in forza delle disposizioni contenute nell'articolo 49 del Dlgs n. 22/1997.
Appare, a questo punto, opportuno fare il punto sulla controversa questione, oggetto di reiterati e opposti interventi giurisprudenziali e, recentemente, destinataria di una importante modifica normativa che dovrebbe servire a dirimere gli ultimi dubbi in proposito.

Prescindendo dal nomen iuris, la Tia non dovrebbe rappresentare una nuova entrata comunale, ma solo una modifica della preesistente Tarsu, in forza delle deleghe legislative contenute nelle leggi 146/1994 e 52/1996, che hanno consentito l'emanazione del Dlgs 22/1997; le predette deleghe, d'altronde, non hanno mai attribuito al governo la potestà di sopprimere la Tarsu, ovvero di operare una radicale trasformazione della stessa, limitandosi a richiedere modifiche della disciplina vigente, al fine di recepire le direttive comunitarie emanate in materia (direttiva n. 91/156 in materia di rifiuti, direttiva n. 91/689 riguardante i rifiuti pericolosi e direttiva n. 94/62 sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio).
Ulteriori elementi a favore della qualificazione tributaria della nuova entrata comunale si rinvengono nella coattività del prelievo, nell'identità dei presupposti con la Tarsu, nell'assenza di un vero e proprio rapporto sinallagmatico fra l'ente locale e l'utente, visto che l'obbligazione è commisurata alla fruibilità del servizio (peraltro come per la Tarsu) e non in base all'uso effettivo.

Pur tuttavia, è difficile rinvenire nella soppressione della Tarsu e nell'istituzione della Tia una "modifica" della tassa, in senso conforme alle direttive della legge delega; soprattutto, quando a tale trasformazione si accompagna una diversa connotazione della nuova entrata, molto più somigliante alle altre entrate di natura patrimoniale. Le argomentazioni a suffragio di tale interpretazione attribuiscono un peso preponderante alla presenza, nella Tia, di elementi di natura contrattuale o volontaristica (ad esempio, l'utente può ridurre il proprio esborso in relazione all'ammontare dei rifiuti avviati al riciclo) e, soprattutto, all'assenza di norme riguardanti l'accertamento, le sanzioni e il contenzioso.

Scendendo maggiormente nel dettaglio, sia la Tarsu che la Tia muovono dallo stesso presupposto, individuato dall'articolo 49 del Dlgs n. 22/1997 in "chiunque occupi oppure conduca locali o aree scoperte a uso privato, non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale"; la tariffa, inoltre, si applica ai medesimi utenti già individuati come soggetti passivi della tassa.

Una significativa differenza si rileva, invece, nel soggetto attivo, che la Tarsu individua esplicitamente nei Comuni i quali - da enti impositori - "debbono istituire una tassa annuale, da disciplinare con apposito regolamento ed applicare in base a tariffa"; al contrario, il comma 8 dell'articolo 49, Dlgs n. 22/1997, dispone che l'ente locale emani gli atti generali di istituzione e regolamentazione dell'entrata e di determinazione della tariffa, demandando al "soggetto gestore" la concreta applicazione del servizio, affidato nelle forme previste per la gestione dei pubblici servizi locali. Da ciò consegue che, con l'entrata in vigore della Tia, l'ente locale sembrerebbe perdere la propria connotazione di "ente impositore", con tutte le conseguenze che da ciò derivano in termini di potestà di accertamento, disciplina sanzionatoria e giurisdizione competente.

Le incertezze registrate in dottrina si sono riflettute anche nella giurisprudenza di merito, come dimostrano due recenti sentenze che hanno concluso l'una a favore della natura tributaria e l'altra a favore di quella privatistica (rispettivamente, Ctp Venezia n. 5/2004 e Ctp Caserta n. 53/2004), commentate su queste stesse pagine (FISCOoggi del 9 giugno 2004).
Ma anche le Sezioni unite della Corte di cassazione mostrano analoga divergenza, qualificando la Tia prima come entrata di natura patrimoniale, commisurata al servizio goduto (ordinanza n. 3274/2006) e, subito dopo, concludendo per la competenza del giudice tributario (sentenza n. 4895/2006). A ben vedere, tuttavia, i due pronunciamenti non sono poi così contraddittori ove ci si soffermi a considerare che, alla data della prima ordinanza (udienza del 29 settembre 2005), non era ancora stata emanata la legge n. 248 del 2 dicembre 2005 (di conversione del Dl 30 settembre 2005, n. 203) che, con l'introduzione dell'articolo 3-bis, ha apportato alcune modifiche al decreto legislativo n. 546/1992, concernente la disciplina del processo tributario.

La novella interviene, fra l'altro, nell'oggetto della giurisdizione tributaria, inserendo al comma 1, lettera a), dell'articolo 2 del Dlgs n. 546/1992, dopo le parole "tributi di ogni genere e specie", quelle "comunque denominati". La successiva lettera b) chiarisce inequivocabilmente che "appartengono alla giurisdizione tributaria anche le controversie relative alla debenza del canone (...) per lo smaltimento dei rifiuti urbani (...)".
Se, quindi, nel primo pronunciamento, la Suprema corte aveva fondato il proprio convincimento sulla natura non tributaria della prestazione patrimoniale imposta all'utente del servizio di raccolta rifiuti, a mente dell'articolo 49 del Dlgs n. 22/1997, con ciò escludendo la devoluzione delle relative controversie alla giurisdizione delle Commissioni tributarie, ai sensi dell'articolo 12 della legge n. 448/2001, la successiva sentenza n. 4895/2006, depositata l'8 marzo 2006, prende dichiaratamente atto dell'intervento normativo di cui sopra, con il quale "il legislatore, superando le incertezze già insorte in materia in dottrina e nella giurisprudenza di merito - e così, già prima in tema di COSAP, scarico e depurazione delle acque reflue e, in minor misura, di imposta comunale sulle pubbliche affissioni - ha ricondotto le controversie in materia di TIA nell'ambito della legislazione tributaria".

A maggior chiarimento, è adesso intervenuta anche la circolare n. 10/E del 13 marzo 2006 (paragrafo 7, punto 7.1), nella quale l'Agenzia delle entrate conferma, anche per il futuro, la competenza delle Commissioni tributarie a decidere in ordine alle controversie aventi a oggetto i tributi di ogni genere e specie, anche di nuova istituzione e senza necessità di espresse disposizioni al riguardo. Inoltre, l'Amministrazione precisa che sono attratte nell'ambito della giurisdizione tributaria - in forza della citata disposizione - anche le controversie relative ai "canoni" e alle "tariffe", dovuti in materia di occupazione di aree e spazi pubblici, per lo scarico e la depurazione delle acque reflue, per la pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni, come pure per lo smaltimento dei rifiuti urbani.

Se, quindi, l'Amministrazione finanziaria, con riguardo alla competenza della Tia, si pone in perfetta sintonia con il convincimento del massimo organo di legittimità, tuttavia si osserva una divergenza in ordine alla decorrenza da attribuire alle nuove disposizioni. L'Amministrazione, infatti, in assenza di una norma transitoria, fissa correttamente la decorrenza delle nuove prescrizioni ai ricorsi presentati a partire dalla data di entrata in vigore della legge n. 248/2005 (5 dicembre 2005), in forza di quanto previsto dall'articolo 5 del codice di procedura civile, espressamente applicabile al processo tributario in base al richiamo dell'articolo 1, comma 2, del Dlgs n. 546/1992, che così dispone: "La giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda, e non hanno rilevanza rispetto ad esse i successivi mutamenti della legge o dello stato medesimo". La Suprema corte, invece, precisa testualmente che "per effetto del richiamato ius superveniens - ed indipendentemente da ogni altro rilievo difensivo, destinato a restare comunque superato, in forza dell'articolo 5 c.p.c. - va, nel caso in esame, dichiarata dunque la competenza del giudice tributario".

L'intervento normativo contenuto nel collegato alla Finanziaria per il 2006 e la conferma della sua applicabilità anche alla tariffa di igiene ambientale, offerta dal massimo giudice di legittimità nella sentenza in commento, non consentono di attribuire automaticamente natura tributaria alla nuova entrata comunale, ma chiariscono in modo inequivocabile la giurisdizione competente a dirimerne le controversie, così contribuendo a rafforzare un quadro di certezza del diritto e di garanzie di difesa dei cittadini. Sulla natura della nuova entrata comunale, invece, dovrà nuovamente intervenire il legislatore, visto che la Tia sarà abrogata non appena entrerà in vigore il nuovo Codice ambientale, approvato in attuazione della legge delega n. 308/2004.

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