Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Giurisprudenza

Insufficiente pagamento di imposte:
giammai violazione di tipo formale

Il versamento incompleto lascia parzialmente insoluta l'obbligazione fiscale, risultando irrilevante la disponibilità di un credito potenzialmente idoneo a compensarla integralmente

Thumbnail
La sentenza 562/2016 della Corte di cassazione attiene a due profili tra loro distinti, ma collegati, in tema di mancato versamento di un acconto d'imposta nell'avere qualificato tale infrazione quale violazione di natura sostanziale e non formale, escludendo - da un canto - l'esimente dalla relativa pena amministrativa e - d'altro canto - precludendo la presentazione di una dichiarazione integrativa a seguito dell'avvenuta contestazione dell'illecito.
Nella controversia oggetto della pronuncia in nota, difatti, l'ufficio finanziario aveva notificato, ai sensi dell'articolo 36-bis del Dpr n. 600/1973, un avviso bonario con cui contestava un insufficiente versamento del primo acconto del tributo personale (nel caso di specie, Irpeg), effettuato utilizzando in compensazione una parte del credito d'imposta maturato nell'esercizio precedente.
La società presentava una dichiarazione integrativa relativa ai redditi del periodo d'imposta successivo, con la quale diminuiva il credito di imposta derivante dalla precedente dichiarazione in misura corrispondente alla differenza tra quanto dovuto a titolo di primo acconto del periodo precedente e quanto versato mediante utilizzazione in compensazione del credito di imposta, ma le venne notificata una cartella di pagamento recante l'iscrizione a ruolo della somma dovuta a titolo di sanzione prevista dall'articolo 13, comma 1, del Dlgs n. 471/1997, pari al 30% dell'insufficiente versamento.

In ordine al primo aspetto, la tesi difensiva della società volta a far riconoscere la natura formale e non sostanziale dell'avvenuto insufficiente versamento del tributo, s'impernia sulla circostanza che la "contribuente disponesse di un credito di imposta di entità potenzialmente idonea a compensare integralmente l'obbligo di pagamento dell'acconto di imposta" precedentemente non soddisfatto.
Pertanto, era stato chiesta l'applicazione del terzo comma dell'articolo 10 della legge n. 212/2000 (di approvazione dello Statuto dei diritti del contribuente), secondo il quale le sanzioni non sono comunque irrogate quando la violazione dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione della norma tributaria o quando si traduce in una mera violazione formale senza alcun debito di imposta.

Nel mancato versamento dell'acconto del tributo, invece - e indiscutibilmente - il debito d'imposta vi è, con conseguente legittimità dell'irrogazione della correlata pena amministrativa, ma l'effetto positivo per il contribuente della presenza del credito d'imposta sufficiente per il pagamento dell'acconto si rinviene nella liquidazione delle spese giudiziali, atteso che la decisione di legittimità in rassegna ha ritenuto che proprio la pacifica esistenza di credito di imposta potenzialmente capiente, anche se utilizzato in maniera insufficiente dalla contribuente, giustifica la compensazione delle spese del giudizio.

Il secondo aspetto desunto dalla sentenza in commento dall'insufficiente pagamento del tributo e dalla conseguente emissione dell'avviso bonario si rinviene nella preclusione per il contribuente della presentazione della dichiarazione integrativa a proprio sfavore prevista dall'ottavo comma dell'articolo 2 del Dpr n. 322/1998, per il quale "Salva l'applicazione delle sanzioni e ferma restando l'applicazione dell'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n.472, e successive modificazioni", le dichiarazioni dei redditi, dell'imposta regionale sulle attività produttive e dei sostituti d'imposta possono essere integrate per correggere errori od omissioni mediante successiva dichiarazione da presentare non oltre i termini stabiliti dall'articolo 43 del Dpr n. 600/1973 (ossia quelli previsti per la notifica dell'accertamento).
La Corte regolatrice del diritto ben evidenzia che l'inciso iniziale della norma testé trascritto esclude che la dichiarazione integrativa "a sfavore" del contribuente possa evitare l'irrogazione delle correlate sanzioni amministrative e, soprattutto, aggiunge che l'avvenuta contestazione della violazione - anche mediante comunicazione di irregolarità a norma dell'articolo 36-bis del Dpr n. 600 - è causa ostativa alla presentazione della dichiarazione integrativa.
La motivazione di tale assunto è rinvenuta dai giudici di legittimità perché, "se fosse possibile porre rimedio alle irregolarità anche dopo la contestazione delle stesse, la correzione si risolverebbe in un inammissibile strumento di elusione delle sanzioni previste dal legislatore", conclusione cui si concorda, tenendo presente che, anche in ipotesi di ravvedimento operoso, l'articolo 13 del Dlgs n. 472/1997 presuppone la mancata contestazione dell'illecito.


a cura di Giurisprudenza delle imposte edita da ASSONIME
 
URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/giurisprudenza/articolo/insufficiente-pagamento-imposte-giammai-violazione-tipo-formale