Articolo pubblicato su FiscoOggi (https://fiscooggi.it/)

Giurisprudenza

L’assenza di danno per l’Erario
non basta a rendere l’Iva detraibile

Una fattura, specificano i giudici di legittimità, deve rappresentare un’operazione reale ed esistente, in caso contrario c’è frode ed è irrilevante l’eventuale mancato vantaggio del contribuente

immagine generica illustrativa

Nella sentenza n. 22209 del 5 settembre 2019, la Corte di cassazione, con pronuncia definitiva in favore dell’Agenzia delle entrate, ha negato che per contestare l’indebita detrazione di imposta sia necessario dimostrare la presenza di un danno per l’Erario.

L’ufficio aveva emesso un avviso di accertamento con il quale aveva recuperato l’indebita detrazione di Iva relativa a operazioni oggettivamente inesistenti. Tra le motivazioni del ricorrente a sostegno della infondatezza delle ragioni dell’Agenzia delle entrate, c’era anche la presunta assenza di danno per l’Erario in quanto, presumibilmente, l’Iva a credito detratta dalla società accertata sarebbe stata compensata dall’imposta a debito dichiarata dalla società emittente la fattura ritenuta inesistente: in sostanza, secondo la ricorrente, l’Agenzia non avrebbe dimostrato il conseguimento di un vantaggio fraudolento da parte del cessionario.

Nella sentenza in commento, i giudici di legittimità innanzitutto ribadiscono alcuni principi ormai consolidati:

  • una regolare fattura, conforme ai requisiti di forma e contenuto, fa presumere la verità di quanto in essa rappresentato con conseguente diritto alla detrazione per colui che riceve la predetta fattura; in questo caso spetta all’ufficio provare il difetto delle condizioni per la detrazione
  • l’ufficio, qualora contesti l’indebita detrazione per operazioni oggettivamente inesistenti, ha l’onere di provare che l’operazione non è mai stata posta in essere (utilizzando anche elementi indiziari o presuntivi), in questo caso incombe sul contribuente dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni
  • in caso di operazioni oggettivamente inesistenti, non ha senso invocare la “buona fede” del cessionario in quanto la parte acquirente è necessariamente a conoscenza dell’assenza di una operazione economica, di cui la fattura costituisce mera espressione cartolare di eventi non avvenuti
  • per dimostrare l’effettività delle prestazioni, il contribuente che invoca il diritto alla detrazione non può limitarsi alla mera esibizione della fattura o alla dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento.


Ma, a prescindere dalle predette considerazioni, la sentenza risulta particolarmente interessante in quanto evidenzia un aspetto rilevante, spesso invocato dal contribuente a dimostrazione della legittimità della detrazione e cioè che l’esistenza di danno per l’Erario non è circostanza rilevante ai fini del disconoscimento della detraibilità dell’Iva: “è invece irrilevante l’esistenza di un vantaggio o di un danno all’erario poiché ciò che viene in rilievo è l’inesistenza di un diritto alla detrazione (e, dunque, il recupero di quanto indebitamente detratto) per la mancanza di una operazione economica”.

Nella sua semplicità, la Corte di cassazione non fa altro che specificare qualcosa che dovrebbe essere ovvio ed evidente e cioè che una fattura deve innanzitutto rappresentare un’operazione reale ed esistente; la concreta detraibilità dell’imposta, poi, dipenderà dall’inerenza e afferenza secondo quanto previsto dagli articoli 19 e seguenti. del Dpr n. 633/1972.
In questa verifica, quindi, non entrerà mai la circostanza riguardante il fatto che l’emittente abbia eventualmente dichiarato quella fattura e fatta concorrere alla determinazione dell’Iva a debito in quanto tale comportamento non influisce sulle ordinarie regole di determinazione dell’Iva a credito in capo all’utilizzatore (semmai la mancata contabilizzazione della fattura da parte dell’emittente potrebbe essere elemento a sostegno dell’inesistenza dell’operazione).
Analogo ragionamento può essere sviluppato anche ai fini delle imposte dirette: la contabilizzazione di un’operazione inesistente quale ricavo in capo all’emittente della fattura non comporta l’acquisizione del requisito dell’inerenza dal lato dell’utilizzatore il quale non potrà portare in deduzione il costo in quanto non solo non inerente ma, addirittura, inesistente: in questi casi, infatti, è normale che venga meno il principio secondo il quale a un ricavo per un soggetto debba corrispondere un costo deducibile in capo a un altro soggetto.

URL: https://www.fiscooggi.it/rubrica/giurisprudenza/articolo/lassenza-danno-lerario-non-basta-rendere-liva-detraibile